Auschwitz da Pixabay https://pixabay.com/it/photos/auschwitz-i-auschwitz-polonia-3671388/

A 98 anni è morto l’ultimo soldato russo sopravvissuto ad aver liberato il campo di concentramento di Auschwitz

È morto a 98 anni David Dushman, ultimo soldato russo ancora in vita ad aver liberato Auschwitz. Con un carro armato T-34 falciò la recinzione del campo

È morto sabato 5 giugno a 98 anni David Dushman, ebreo russo nato a Minsk nel 1923. Ci lascia l’ultimo sopravvissuto dei soldati dell’Armata Rossa che nel 1945 liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. A darne la notizia, domenica scorsa, la comunità ebraica di Monaco. La presidente Charlotte Knobloch ha commentato così la scomparsa: “Ogni testimone contemporaneo che muore è una perdita, ma dire addio a David Dushman è particolarmente doloroso”. L’ “eroe di Auschwitz”, come lo definisce la Knobloch, non solo salvò molte vite, ma divenne anche un punto di riferimento per la sua comunità e il mondo della scherma, disciplina che gli valse nel 1951 il titolo di campione dell’Unione Sovietica.

 

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La liberazione di Auschwitz agli occhi di Dushman, soldato ventunenne già sopravvissuto alle battaglie di Stalingrado e Kursk

Ne ha conseguiti di traguardi importanti Dushman. A iniziare da quel giorno del gennaio del 1945, quando, appena ventunenne, guidò un carro armato T-34 contro la recinzione elettrificata del campo di concentramento polacco. Prima di allora era già sopravvissuto alle sanguinose battaglie di Stalingrado e Kursk sul fronte orientale. Fu uno dei 69 soldati dei 12 000 della sua divisione a uscirne vivo, nonostante fosse stato ferito tre volte. Non sapeva nulla di Auschwitz al tempo, come raccontò nel 2015 in un’intervista al Sueddeutsche Daily. Quello che gli apparve davanti fu un panorama del terrore. Ricordò gli scheletri sparsi ovunque e le persone denutrite a cui lanciò il cibo in scatola che portava con sè, prima di proseguire per le strade del campo inseguendo i nazisti in fuga.

Una vita dalle molte vittorie

Dopo la guerra, tornò in Russia, dove studiò medicina a Mosca. Ma la sua passione più grande fu la scherma, disciplina che gli valse numerosi titoli internazionali. Nel 1951 campione dell’Unione Sovietica, ricoprì dal 1952 al 1988 la posizione di allenatore del club sportivo d’élite dello Spartak Mosca, poi della nazionale femminile. Nel 1996 si trasferì a Monaco con la famiglia e lì continuò ad allenare. Era un’abitudine per lui, ultranovantenne, prendere la metro per andare al club cittadino a tirare di fioretto, dice il direttore dello IOC (Comitato Olimpico Internazionale) Thomas Bach, suo amico schermidore.

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Immagine di copertina: Auschwitz, @peter89ba, CCo Pixabay

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