Germania, medico arrestato. Avrebbe posto fine alla vita due pazienti Covid di 47 e 50 anni

Gli omicidi sono avvenuti nell’ospedale universitario di Essen

Un medico di 44 anni operante nell’ospedale universitario di Essen, nell’ovest della Germania, è stata accusato di omicidio colposo per l’uccisione di due pazienti affetti da Coronavirus ricoverati nella stessa struttura. Secondo le indagini congiunte della Procura della Repubblica di Essen e della Questura di Essen, il dottor Andreas B., medico senior nell’unità di terapia intensiva della clinica universitaria dal mese di febbraio, è sospettato di aver somministrato deliberatamente e illegalmente dei farmaci ai due pazienti.

Il medico avrebbe effettuato un’iniezione letale alle due vittime di 47 e 50 anni che, secondo il comunicato stampa della polizia di Essen, si sono spente il 13 e il 17 novembre nella clinica tedesca. Lo stato di salute dei pazienti era già gravemente compromesso e questa sembra la ragione che ha spinto il medico a prendere una simile decisione: il dottor B., infatti, ha ammesso senza riserve la veridicità di uno dei due omicidi, giustificando il suo atto con la volontà di mettere fine alle sofferenze della vittima. Sulla base delle dichiarazioni, la squadra di polizia di Essen ha arrestato l’imputato mercoledì 18 novembre, mentre giovedì il giudice della corte ha disposto la custodia cautelare per il colpevole.

Sul quotidiano Bild è stato dichiarato che il dottore aveva informato le famiglie dei pazienti prima di somministrate le iniezioni, ma ciò non basta a esonerarlo dalle responsabilità che derivano dalla sua professione. L’ospedale di Essen, infatti, ha già comunicato la sospensione del medico e sta collaborando alle indagini; sul caso sembra essersi pronunciata anche la Fondazione tedesca per la protezione dei pazienti, per dar voce alle due vittime che non sono più in grado di difendersi.

Caso di eutanasia? Indipendentemente dalla volontà delle vittime, il medico ha dei doveri giuridici e morali

La città di Essen che ospita la clinica in cui si è consumato il delitto, fa parte della regione della Ruhr, una zona industriale della Germania occidentale che rappresenta una delle aree in cui la pandemia si è abbattuta più violentemente. I 166 casi ogni 100 mila abitanti diagnosticati nell’ultima settimana, infatti, vanno ben oltre la soglia dei 50 stabilita dal Governo. In un simile scenario, non mancano casi in cui i pazienti, consapevoli della letalità di un virus come il Covid-19, scelgono di porre fine alle loro sofferenze prima che arrivi “il peggio”: l’unico modo per farlo è ricorrere all’eutanasia, pratica gestita in modo diverso in ogni singolo paese.

Per quanto concerne la Germania, questa si è schierata a favore dell’eutanasia passiva, che prevede che i malati gravi richiedano al medico di astenersi dall’eseguire interventi diretti a mantenerli in vita. Tuttavia, l’eutanasia attiva, che permette un intervento del medico finalizzato a procurare o accelerare il decesso del paziente tramite farmaci letali, è ancora vietata in Germania, ed è ammessa solo se è “chiara volontà del paziente”. Ecco l’incognita del giallo di Essen: non è ancora chiaro quale fosse la volontà delle due vittime della clinica ma resta il fatto che, per legge, il medico è tenuto a far desistere il paziente dall’atto finale.

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Immagine copertina di Universitätsklinikum Essen da Facebook

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