Berlino, il celebre birrificio Lemke butterà via 20mila litri di birra

La crisi del coronavirus tocca i birrifici tedeschi: nessun cliente, pochi aiuti statali, litri e litri di birra gettati via.

Il coronavirus ha portato alla crisi  molti settori colpendo, in particolar modo ristoranti, bar, pub, costretti alla chiusura a partire dallo scorso Novembre. Le chiusure prolungate hanno così scatenato una reazione a catena portando molti birrifici tedeschi sull’orlo del collasso. A questa situazione, già grave di per sé, bisogna poi aggiungere  il fatto che questa categoria, al contrario dei pub e bar non ha ancora ricevuto aiuti da parte dello stato. Queste sono state le motivazioni principali che hanno spinto 300 birrifici tedeschi a scrivere una lettera di denuncia, per rendere pubblica la loro attuale situazione. “Da settimana in settimana, sempre più birrerie, pub gestiti da grossisti affrontano una  minaccia  che non dipende da loro, rischiando il fallimento” scrivono gli aderenti alla protesta nella lettera. Tra i numerosi birrifici che hanno firmato la lettera spiccano i nomi di aziende famose come la Carlsberg Germania, la Paulaner e molti altri ancora. Tre sono i birrifici di Berlino che hanno aderito all’iniziativa: il Berliner-Kindl-Schultheiss-Brauerei, il BRLO Brwhouse ed infine il Brauhaus Lemke .

 

 

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Il Lemke di Berlino costretto a gettare 20.000 litri di birra

Il Lemke è tra i birrifici che si sono esposti maggiormente. Le vendite per il birrificio sono calate in maniera esponenziale. Il direttore, Oliver Lemke, ha parlato di un calo del 50%  sulle vendite totali mentre per il ristorante i guadagni sono scesi del 70% . Il birrificio è stato  costretto a gettare via i prodotti rimasti invenduti e ormai scaduti, arrivando a sprecare oltre 20.000 litri di birra. Lemke ha, inoltre, dichiarato  di non aver ancora ricevuto aiuti da parte dello stato. «Nessuna delle nostre attività ha visto un centesimo dell’aiuto finanziario annunciato dal governo» ha dichiarato poi riferendosi anche ai tre locali di Alexanderplatz, Hackescher Markt e del castello di Charlottenburg. Riguardo alle prossime mosse in programma il direttore del birrificio ha annunciato: «Ci stiamo concentrando completamente sulla vendita di birra al dettaglio online.» La vendita al dettaglio non è però sufficiente a compensare le numerose perdite, spiega, dovute in parte anche alla cancellazione di numerosi eventi, e, naturalmente al lockdown.

 

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La protesta dei birrifici

«Con i blocchi e il conseguente crollo del mercato della birra alla spina, i birrifici hanno perso una parte significativa della loro base economica da un giorno all’altro» scrivono i birrai nella lettera. «Se il governo non adotta misure mirate, decisive e rapide per i sostegni finanziari, molte delle nostre aziende rischia il fallimento”. Nella lettera i birrai parlano di entrate, diminuite del 5,5% rispetto al 2019. Entrate che si limitano alla vendita al dettaglio di birra in bottiglia, insufficiente per coprire le perdite di fatturato. I birrai chiedono quindi maggior aiuti da parte dello stato come il rimborso dei prodotti in scadenza che attualmente non vengono venduti, aiuti alle locande, sgravi fiscali, maggiori prestiti per compensare il calo del fatturato.

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immagine di copertina: birra di Sonja Maric, da Pexels

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