Il “semaforo”: nuovo sistema per gli spostamenti dentro l’UE durante il Covid.

La Commissione europea ha lanciato l’uso di un “semaforo” per classificare il rischio del contagio nei paesi dell’UE. Il suo scopo: preservare Schengen.

Mentre tutti i paesi dell’UE combattono contro la seconda ondata della pandemia da Covid-19, dalla Commissione Europea arrivano nuove notizie riguardo alla libera circolazione. Si tratta di un sistema che permetterebbe di assegnare un colore ad ogni paese dei 27 dell’UE, in modo da creare un sistema “a semaforo” che sia valido su tutto il territorio dell’Unione. Fino ad oggi, infatti, ogni Stato aveva il suo sistema diverso da quelli degli altri Paesi che portava a non pochi problemi.

Un “semaforo” per proteggere la libera circolazione. No allo stesso errore della prima ondata.

Il fatto che ogni stato dell’UE dovesse organizzare una propria classificazione delle aree più a rischio frenava non solo il passaggio di informazioni da uno Stato all’altro, ma anche i viaggi in sé. Ricordiamo come, durante la prima ondata di Covid-19 in primavera, moltissimi paesi avevano chiuso le loro frontiere durante i momenti più critici. Nonostante il motivo preventivo di questa azione, ciò va ad intaccare uno dei principi su cui si basa la nostra Unione: la libera circolazione delle persone, regolata dall’accordo di Schengen. Durante la seconda ondata di Covid-19, alcuni Stati hanno già chiuso le loro frontiere, prevedendo dei permessi soltanto per i cittadini che dovessero rientrare. Questi divieti di entrata si applicano a tutti gli stranieri indifferentemente dalla situazione dei contagi nel loro Stato di origine.

I criteri del nuovo sistema.

Il nuovo sistema “semaforo”, elaborato dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie, prevede l’elaborazione con cadenza settimanale di una mappa dove ogni Paese abbia un colore diverso, sistema simile a quello già in uso, ma con una finalità più pratica e concreta. Secondo le fonti i colori saranno verde, arancione, rosso e grigio. L’uso di quest’ultimo sarà riservato ai paesi per i quali non si hanno abbastanza informazioni o nei quali non vengono eseguiti abbastanza tamponi. Inoltre, i criteri che verranno tenuti in contro saranno tre: il numero di nuovi casi ogni 100.000 abitanti negli ultimi 14 giorni, il numero di test realizzati nell’ultima settimana ogni 100.000 persone e infine la percentuale di test positivi realizzati sempre durante l’ultima settimana.

Come ci si dovrà comportare con il sistema a “semaforo”?

La Commissione ha dichiarato che gli Stati che intendono stabilire delle restrizioni verso viaggiatori da e per altri paesi dovranno avvisare preferibilmente con 48 ore di anticipo la Commissione stessa, il territorio in questione e gli altri Stati membri. Nel caso in cui dovessero stabilirsi queste restrizioni, queste possono consistere nel sottomettere i viaggiatori a un test obbligatorio (non viene dichiarato di che tipo). La quarantena obbligatoria può essere prevista nel caso in cui i viaggiatori provengano da zone arancioni o rosse. Infine vale, in teoria, il “via libera” per coloro che provengono da zone verdi dove i contagi sono molto contenuti e la situazione sotto controllo delle autorità locali. In ogni caso, sono numerose le decisioni che continuano a rimanere in mano ai governi locali. Durante le prossime settimane avremo un riscontro pratico del funzionamento del nuovo “semaforo”.

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Immagine di copertina: Pixabay – Licenza di Pixabay

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