Governo tedesco: «Allungare il lockdown? Troppo presto per dirlo»

Le previsioni e le statistiche attualmente non bastano per stabilire se l’attuale lockdown sia sufficiente o no

Il Ministro della Salute tedesco, Jens Spahn, ha esposto la sua opinione riguardo l’attuale situazione della Germania in merito al lockdown parziale che è entrato in vigore nel Paese dall’inizio di novembre. Lo scorso mercoledì, in un’intervista rilasciata all’emittente americana CNBC, Spahn non ha voluto sbilanciarsi sulle future decisioni del Paese, affermando che è ancora «troppo presto» per stabilire se la Germania debba prolungare il periodo di chiusura oltre la scadenza prevista. Più tempo, infatti, sembra necessario per definire gli effetti dell’ultima fase di lockdown e capire se, effettivamente, sia risultata utile determinando un’adeguata riduzione dei contagi.

Le parole del Ministro quindi, al momento, non vogliono scoraggiare né rassicurare. Il loro obiettivo sembra piuttosto quello di mantenere lo stato d’allerta sottolineando che è necessario «avere pazienza, perché i numeri che abbiamo oggi, corrispondono alle infezioni sviluppatesi una settimana fa e oltre». Come ha evidenziato durante la trasmissione Closing Bell, «sarà alla fine di questa settimana che riusciremo a vedere i risultati di questo “lieve” lockdown».

Dati alla mano: la Germania e i suoi numeri attuali

Sulla base dei dati forniti dalla Johns Hopkins University, università di ricerca statunitense, l’analisi effettuata dalla CNBC dichiara che la media settimanale dei nuovi contagi da Coronavirus in Germania è aumentata quasi del 22% rispetto alla settimana precedente. Un dato senza eguali, è altresì rappresentato da una media giornaliera di circa 19.800 nuove infezioni, che sono quelle diagnosticate la settimana scorsa. I dati, quindi, sono tutt’altro che rassicuranti dato che rappresentano, per il Paese, un livello record di cui non si può certo andare fieri.

Il Ministro Spahn, in carica dal 2018, ammette che la Germania è «ancora in una situazione di crescita dei contagi, ma ad un ritmo molto più lento rispetto a quello visto negli ultimi giorni, come quelli della scorsa settimana».  Ciò non basta, comunque, a nascondere l’evidenza: quando, il 28 ottobre, la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha comunicato le nuove restrizioni, la media settimanale di nuovi casi in Germania era di oltre 11.000, mentre mercoledì il Paese ha registrato il picco di morti per Covid-19 dal mese di aprile, secondo Reuters. La Germania ha attualmente 751.095 casi confermati, secondo i dati forniti dall’ Hopkins University, e più di 12.000 persone sono già decedute a causa del Covid-19.

La Germania e la scelta di attuare un lockdown meno pesante

Il parziale lockdown della Germania è divenuto effettivo a partire dal 2 di novembre, con l’imposizione della chiusura di bar, ristoranti, teatri, musei ecc; le scuole sono rimaste aperte insieme ai negozi, che possono svolgere il loro orario di lavoro nel rispetto degli adeguati limiti di capienza. Queste, a grandi linee, sono le restrizioni imposte dallo Stato tedesco, che è stato elogiato per il modo in cui ha gestito l’emergenza sanitaria nei mesi estivi.

Tuttavia, la seconda ondata dei contagi sta avendo un impatto violento sulla Germania. Come ammonisce la Merkel, questa ondata «sarà più severa» rispetto a quella verificatasi alla prima ondata pandemica e lo stesso panorama accomuna gli altri Paesi europei: la Francia ha optato per una parziale sospensione delle attività che si protrarrà, almeno, fino agli inizi di dicembre; la Repubblica Ceca, ritrovatasi con un sistema sanitario profondamente sotto pressione, ha stabilito un secondo lockdown a fine ottobre, che durerà fino al 20 novembre.

Inoltre, com’è ormai risaputo, le sfide poste dal Coronavirus non si limitano all’ambito sanitario ma intaccano, inevitabilmente, anche quello economico. Lo stesso Jens Spahn riconosce le grandi difficoltà sorte in Germania a causa delle restrizioni, ma insiste sul fatto che un’azione aggressiva è necessaria per controllare il virus prima che continui a diffondersi, provocando ulteriori sofferenze al sistema economico. Questo sarebbe il motivo per cui le limitazioni della Germania non sono dure come quelle dei suoi vicini: Spahn sostiene che «aspettare troppo, prima di chiudere, significa raggiungere un numero di contagi davvero alto e quindi anche il lockdown dovrà essere più restrittivo».

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Immagine di copertina: Lockdown Berlino di Zimt Vogel da Flickr.

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