Covid, secondo uno studio indiano-tedesco l’umidità minimizza i contagi

L’aria calda e asciutta aumenterebbe il rischio di contagio del Covid-19 rispetto all’aria umida. Questo quanto affermato da uno studio di Sumit Kumar Mishra (CSIR National Physical Laboratory dell’India), Alfred Wiedensohler e Ajit Ahlawat (Leibniz Institute for Tropospheric Research (TROPOS) della Germania.

Secondo uno studio indiano-tedesco sviluppato dal Sumit Kumar Mishra (CSIR National Physical Laboratory dell’India), Alfred Wiedensohler e Ajit Ahlawat (Leibniz Institute for Tropospheric Research (TROPOS) della Germania. l’umidità influisce sulla diffusione virale in tre modi. In primo luogo, sulla dimensione delle goccioline cariche di virus, su quanto resistono nell’aria e sulle superfici. Poiché il Coronavirus si diffonde con goccioline quando le persone contagiate tossiscono e starnutiscono, nell’aria secca esse si contraggono trasformandosi in aerosol, che può penetrare più a fondo nel tratto respiratorio. Nei luoghi umidi, le goccioline virali crescono ed evaporano meno velocemente, “fornendo meno possibilità ad altre persone di respirarle e infettarsi”. “L’aria secca rende anche le membrane mucose dei nostri nasi secche e più permeabili ai virus”, ha spiegato Ajit Ahlawat. Questo conferma la necessità di indossare la mascherina, per impedire sia la fuoriuscita di aerosol infettivi nell’aria da parte di individui infettivi, sia l’esposizione a germi di individui sani.

I rischi per l’inverno

“L’avvicinarsi dell’inverno nell’emisfero settentrionale comporta rischi maggiori per milioni di persone in ambienti riscaldati”, ha avvertito Alfred Wiedensohler. Infatti, attraverso i sistemi di condizionamento, l’aria esterna più fredda viene aspirata e trasformata in calda. Riscaldare quell’afflusso d’aria fino a una temperatura confortevole abbassa significativamente l’umidità relativa interna, creando una situazione estremamente pericolosa per la popolazione, in particolare durante la pandemia. Citando gli studi da Singapore e dalla Malesia, gli esperti avvertono anche i residenti dell’emisfero meridionale di evitare i sistemi di “raffreddamento estremo”, perché i flussi d’aria interni che ne risultano promuovono anche “una maggiore vitalità del virus”.

Gli avvertimenti degli esperti

In conclusione, il team ha detto che i supervisori degli edifici e i governi dovrebbero svolgere un “ruolo estremamente importante” nell’aggiornamento degli standard. “Le autorità dovrebbero includere il fattore di umidità nelle future linee guida per gli ambienti interni”, ha detto Mishra del CSIR. “Sulla base dei risultati della ricerca, per gli scenari futuri, la definizione di uno standard minimo di umidità negli edifici pubblici non solo ridurrà l’impatto di COVID-19, ma ridurrà anche l’impatto di ulteriori epidemie virali”, si legge nel rapporto. Mantenere l’umidità relativa della stanza tra il 40% e il 60%, “come l’apertura delle finestre”, dicono, può anche ridurre l’assorbimento dei virus attraverso i passaggi nasali di una persona. Per il momento, oltre a indossare le mascherine, il team ha esortato a “mantenere la distanza sociale, optando per minor numero possibile di persone per ogni stanza”.

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Immagine di copertina: Flickr

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