La sinistra tedesca è in crisi, mentre i cortei di destra sono triplicati

Il partito di sinistra in Germania continua ad essere in crisi: anche Dietmar Bartsch ora si dimette dall’incarico. Intanto, i cortei di estrema destra stanno aumentando

In una Germania in cui i cortei estremisti di destra crescono quasi del triplo rispetto agli anni scorsi, la sinistra sembra essere in profonda crisi. Dietmar Bartsch, copresidente del gruppo parlamentare di sinistra da ormai 8 anni, ha annunciato mercoledì le sue dimissioni dall’incarico. Una delle motivazioni sembra essere la disputa con il deputato Sahra Wagenknecht, che non sostiene la linea politica del partito e minaccia di fondarne uno nuovo. Se così fosse, la sinistra accuserebbe un altro duro colpo e arriverebbe ad una definitiva scissione del partito.

La lettera di dimissioni di Bartsch e la crisi del Linke

Poco dopo le dimissioni di Amira Mohamed Ali, anche Dietmar Bartsch decide di abbandonare l’incarico di presidente del gruppo parlamentare di sinistra. In una lettera mandata al gruppo parlamentare mercoledì, ha dichiarato che dopo 8 anni, quest’anno non si ricandiderà alle elezioni del 4 settembre.  La decisione, afferma, non è stata facile: è un’idea che stava considerando e maturando da inizio anno, volendola annunciare già a fine marzo. Tuttavia, aveva deciso di rinviare per diversi mesi, vista la situazione del partito.

Barsch aveva guidato il gruppo parlamentare prima con Sahra Wagenknecht e poi con Amira Mohamed Ali. La crisi all’interno del partito dura da un bel po’ di tempo e non sembra migliorare. Sahra Wagenknecht sta valutando di fondare un partito politico proprio, portando ad una vera e propria scissione all’interno del partito di sinistra. La divisione avrebbe conseguenze molto pesanti per il Linke, considerato che molti membri potrebbero seguirla, e potrebbe aggravare ancora di più la crisi del partito, che in Germania era sempre stato solido ed unito. 

La sinistra in Germania era esempio di unità e coesione, a differenza della sinistra italiana

Con le dimissioni di Bartsch e le minacce di Sahra Wagenknecht di fondare un nuovo partito, la sinistra tedesca dimostra di vivere una crisi senza precedenti. Dividere il partito significherebbe implicitamente frantumarlo e perdere voti, un po’ come è sempre successo in Italia, dove la sinistra non ha mai avuto una vera e propria coesione e è sempre sopravvissuta divisa in molteplici partiti.

Con Barsch in particolare, la sinistra perde uno dei punti di riferimento del partito. Ciò spaventa ancora di più il Linke: Barsch era stato una figura integrativa, che teneva coeso il partito di sinistra. Lui stesso aveva collaborato per anni con Wagenknecht e per primo aveva cercato di evitare quella che sembra ormai un’inevitabile scissione del partito. A detta dell’ex copresidente – ma abbiamo già come esempio la storia della sinistra italiana – fondare un nuovo partito è sbagliato: la scissione dei partiti va soltanto a rafforzare la destra, piuttosto che penalizzarla.

Intanto, nell’ultimo anno in Germania, il numero di cortei estremisti di destra è triplicato

Mentre il partito di sinistra sta diminuendo i consensi, le manifestazioni di estrema destra continuano a crescere in Germania. Confrontando infatti il numero di cortei di quest’anno con quelli dell’anno scorso, sembra che il numero sia triplicato nel 2023. Il ministro dell’interno ha annunciato mercoledì che ci sono state 110 marce di neonazisti e altri gruppi di estrema destra quest’anno, rispetto alle 35 dell’anno scorso, nello stesso periodo.

La maggior parte dei raduni sono contro i rifugiati e l’ammissione dei profughi, o contro le politiche sull’immigrazione in generale connesse a questo.   La deputata del partito di sinistra Petra Pau, ha dichiarato: “E’ responsabilità di tutti frenare questa nuova spinta di ostilità nei confronti dei rifugiati” e aggiunge: “I numeri sono molto simili a quelli del 1990 e del 2015, anni di grande consenso e intense attività dell’estrema destra”.

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