La storia di come la nazionale di calcio italiana vinse l’oro alle Olimpiadi di Berlino del 1936

L’Italia di Vittorio Pozzo vince la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Berlino del 1936, l’unica nella storia del calcio italiano

Era il 15 agosto 1936 quando la Nazionale di calcio italiana, guidata da Vittorio Pozzo, conquistò la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Berlino. Un ferragosto da ricordare, dunque, quello della vittoria in finale contro l’Austria per 2-1 ai tempi supplementari. Fu il secondo capolavoro di Pozzo che confermò l’Italia sul tetto del mondo, dopo la vittoria del Mondiale di due anni prima. L’impresa straordinaria giunse per merito di una rosa formata da studenti universitari che, per la maggior parte, non avevano mai calcato i campi della Serie A. Trascinati da una doppietta del bomber Annibale Frossi, gli azzurri si laurearono campioni di fronte ai 100 mila spettatori dell’Olympiastadion di Berlino, aggiudicandosi l’unico oro olimpico del calcio italiano.

La grande squadra italiana creata da Pozzo

La medaglia d’oro conquistata dall’Italia alle Olimpiadi di Berlino del 1936 fu il secondo capolavoro di Vittorio Pozzo, dopo il successo ai Mondiali del 1934. L’impresa olimpica arrivò per opera di una rosa di giovanotti allegri e incoscienti, pressoché privi di esperienza internazionale, che diedero prova di dedizione assoluta. Pozzo, infatti, rispettando i vincoli olimpici sul dilettantismo, mise in piedi una selezione di studenti universitari con un’età media di 21 anni che si calarono nell’avventura olimpica con entusiasmo e serietà. Il commissario tecnico chiese loro di onorare la maglia indossata e venne ripagato come forse non avrebbe mai immaginato. “A Firenze, a Bologna, a Livorno, ma principalmente a Pisa, in una partita appositamente organizzata, avevo visto dei ragazzi tecnicamente bene impostati, e che facevano al caso nostro. Avevo assunto informazioni, e qualcuno lo avevo anche seguito da vicino – spiegò Pozzo – Uno per uno, affluirono tutti: Piccini della Fiorentina, Baldo della Lazio, Biagi del Pisa, Marchini della Lucchese, Cappelli del Viareggio, Scarabello dello Spezia, Venturini della Sampdoria. Tutti studenti autentici, e ragazzi di buona famiglia. Poi vennero Foni e Rava della Juventus, e Bertoni del Pisa, e buoni ultimi Frossi e Locatelli, già in procinto di essere accaparrati dall’Ambrosiana». Fu proprio Frossi il trascinatore dell’Italia alle Olimpiadi. Friulano, ala destra e capocannoniere del torneo con sette gol pesantissimi. Il suo segno distintivo erano un paio di occhiali dotati di lenti infrangibili fissati dietro le orecchie con un elastico, utilizzati nelle partite per correggere la sua miopia.

Un percorso iniziato in salita

Le Olimpiadi calcistiche di Berlino, svoltasi dal 3 al 15 agosto 1936, furono il nono torneo olimpico e rappresentarono la prima ed unica vittoria italiana. Gli azzurri arrivarono alla competizione freschi di una minuziosa preparazione a Merano, dove Pozzo convocò la rosa scelta personalmente. La partenza fu però sotto tono e rispecchiò la sfiducia generale del pubblico, diffidente a causa dell’inesperienza dei giocatori, perlopiù esordienti. La Nazionale faticò nell’esordio a eliminazione diretta contro gli Stati Uniti. Riuscì però a strappare un provvidenziale 1-0 grazie a una rete di Frossi al 58’. La strigliata di Pozzo ai suoi si rivelò però decisiva. Ai quarti arrivò infatti una vittoria travolgente con il Giappone: un 8 a 0 grazie alle 4 reti di Biagi, 3 di Frossi e una di Cappelli. La semifinale riservò invece molti colpi di scena: l’Italia tenne a freno la favorita Norvegia, reduce dalla vittoria con la Germania padrona di casa e con in campo giocatori di alto livello. Il trionfo arrivò sudato solo ai supplementari, con la rete del 2-1 di Frossi, che riprese al 96’ una conclusione di Bertoni.

 

Una fase di Italia-Giappone alle Olimpiadi del 1936

La finale storica

L’ultimo atto decisivo si svolse il 15 agosto contro l’Austria, che arrivò in finale non senza polemiche. Aveva infatti eliminato ai quarti il valido Perù, vincente sul campo ma ritiratosi dopo la decisione di ripetere la partita per invasioni. Davanti a centomila spettatori ostili, schierati con l’Austria prossima all’Anschluss, l’Italia si aggiudicò la vittoria ai supplementari grazie a una doppietta dell’eroico Frossi. Il bomber dell’Olimpiade raccontò così il gol finale: “Ci vollero i tempi supplementari e al 92′ minuto strappai la rete risolutiva; centro di Gabriotti, magnifica finta di Bertoni che simulò un’entrata di testa; irrompendo in piena corsa mi trovai il pallone sul sinistro. Sono sempre stato scarso e incerto su quel piede; ma quella volta colpii duro e secco: pallone in rete, e più tardi il nostro tricolore si alzava superbo sul pennone più alto dello stadio, nel silenzio solenne di centomila e più spettatori”.

 

Italia-Austria: la rete decisiva di Frossi

 

Le Olimpiadi calcistiche del 1936: un contesto particolare

I Mondiali di calcio organizzati in Italia nel 1934 dimostrarono al mondo intero la forza dello sport di attirare le grandi masse. Le Olimpiadi di Berlino furono dunque per la Germania l’occasione di dar prova di un modello vincente. Il torneo olimpico di calcio fu di livello alto, ma non assoluto: mancavano infatti l’Uruguay, il Belgio e la Cecoslovacchia, protagoniste delle precedenti edizioni. Il contesto era senz’altro eccezionale. La Germania nazista utilizzò le Olimpiadi del 1936 come strumento di propaganda. Goebbels intuì per primo l’opportunità data dai giochi per aumentare il prestigio internazionale e per far tacere le critiche interne. I nazisti promossero l’immagine di una Germania nuova, unita e forte. Al contempo vennero mascherate le politiche antisemite e razziste del regime, così come il suo crescente militarismo. Per la prima volta nella storia delle Olimpiadi, vi furono però numerosi appelli al boicottaggio. In Gran Bretagna, Francia, Svezia, Cecoslovacchia e Olanda in particolare nacquero diversi movimenti che auspicavano il boicottaggio e avanzavano la proposta di contro-olimpiadi. Fu poi negli Stati Uniti che si ebbe un dibattito particolarmente intenso sulla partecipazione ai giochi. Il voto finale per la partecipazione, però, fece fallire i tentativi di boicottaggio, con le altre nazioni che si allinearono.

 

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In copertina: La Nazionale italiana che ha vinto le Olimpiadi del 1936

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