John Rabe, il nazista che salvò migliaia di cinesi dai massacri giapponesi

La storia di John Rabe è un grande paradosso. È ricordato come un grande filantropo, nonostante fosse membro del partito nazista.

John Rabe fu un imprenditore tedesco nato ad Amburgo nel 1882, poi trasferitosi in Cina per lavoro. Noto per essersi unito al partito nazista, salvò la vita a più di 250.000 persone durante il Massacro di Nanchino, città della Cina orientale. Durante l’assedio della città, nel contesto della seconda guerra sino-giapponese, Rabe riuscì a nascondere migliaia di rifugiati cinesi, alcuni di loro anche nella sua stessa casa. In Cina, la sua figura è celebrata ancora oggi come quella di un eroe, e in suo onore è stata recentemente inaugurata una mostra temporanea.

Biografia di John Rabe

John Rabe arrivò per la prima volta in Cina, a Shanghai, nel 1908. Nel 1911 iniziò a lavorare per la Siemens Company, e 20 anni dopo acquisì il ruolo di direttore nella relativa filiale di Nanchino. Ai tempi, la Siemens era l’azienda responsabile della costruzione delle linee telefoniche di Nanchino, nonchè della fornitura di turbine per l’impianto elettrico e le attrezzature degli ospedali.

Nel 1934, Rabe fondò una scuola tedesca a Nanchino e, una volta diventato presidente del consiglio scolastico, entrò in contatto con gli ambienti della leadership nazista tedesca. Di lì a poco, si unì al partito nazista a cui rimase sempre fedele durante gli anni della Seconda guerra mondiale

Nel 1937 Rabe fu eletto primo presidente del Comitato della zona di sicurezza di Nanchino. Tre settimane prima che l’esercito imperiale giapponese assediasse la città, inviò un telegramma ad Adolf Hitler scrivendo: “Il sottoscritto, presidente del Comitato della zona di sicurezza di Nanchino, chiede gentilmente al Suo Führer di intercedere presso il Governo giapponese per avere l’autorizzazione di creare una zona neutrale per i non combattenti, poiché l’imminente battaglia di Nanchino metterebbe in pericolo la vita di oltre duemila persone.”

Non si sa se Hitler abbia o meno ricevuto il telegramma, ma è certo che Rabe non ricevette mai una risposta. Senza demoralizzarsi, appese la bandiera nazista fuori casa e coprì anche il cofano dell’auto con la bandiera. Indossò inoltre una fascia al braccio con il simbolo della svastica per fronteggiare i soldati giapponesi a ogni minima infrazione. Offrì rifugio alla popolazione cinese, salvando la vita a oltre 200.000 persone dai militari giapponesi durante il Massacro di Nanchino, una delle stragi più violente della storia. Trascorse molto tempo anche a negoziare con la leadership militare giapponese per tenere al sicuro l’NSZ dai soldati giapponesi. Rabe venne infine denunciato per appartenere al partito nazista e fu successivamente arrestato dall’NKVD sovietico (Commissariato del popolo per gli affari interni) e dall’esercito britannico. Fu rilasciato dopo le indagini nel 1946. Visse gli ultimi anni in povertà e si ritirò nel 1947. Morì due anni dopo.

Il massacro di Nanchino

Nel dicembre 1937, dopo lo scoppio della seconda guerra sino-giapponese, la città cinese di Nanchino venne occupata da militari giapponesi, che commisero un vero e proprio massacro. Quell’evento venne ricordato come il Massacro di Nanchino, in seguito al quale la città cadde in mano all’Esercito Imperiale giapponese.

Rabe tenne un diario sul quale appuntò quotidianamente gli eventi che portarono all’occupazione giapponese. Il suo diario divenne un importante fonte testuale e fu successivamente pubblicato. Oltre a fonti scritte quali il diario di John Rabe, ai giorni nostri pervengono anche le testimonianze dirette di alcuni sopravvissuti al massacro.

Fu un periodo di torture, uccisioni e stupri. Le persone venivano sepolte vive, investite con mezzi di trasporto o fatte sbranare dai cani dei militari. Molte donne e uomini furono imprigionati e lasciati a digiuno per giorni. Dopodiché, furono legati e trasportati fuori dalla città. I cadaveri erano gettati in fosse comuni. Si stima che le donne stuprate in questo massacro siano state circa 80.000. Molti stupri venivano fatti in pubblico o di fronte ai familiari delle donne, spesso costretti a guardare. Si trattò di uno degli stupri di massa più grandi della storia. Per questo motivo, il massacro prende anche il nome di Lo Stupro di Nanchino.

Molti prigionieri furono infine utilizzati come cavie da laboratorio. Gli scienziati sperimentarono diverse tipologie di veleni, gas e batteri sui prigionieri. Alcuni vennero perfino vivisezionati o usati come bersagli per tastare le armi da fuoco. Le vittime totali furono circa 300.000. Fu uno dei periodi più bui della storia per la popolazione cinese e i diari di John Rabe sono una reale testimonianza di queste crudeltà. La sua figura eroica viene ricordata ancora oggi in Cina e recentemente è stata aperta una mostra in suo onore per un breve periodo.

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Immagine di copertina: John Rabe ©DrSivle da Wikipedia CC 3.0

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