Mauro Sirsi Berlino prima del Muro

«Io, italiano, berlinese dal 1988 al 2008: vidi il Muro, amai la città e ora…la amo e la odio»

Mauro Sirsi, che ha vissuto per 20 anni a Berlino, a cavallo del Muro e negli anni della riunificazione, ci racconta una città che ormai quasi non esiste più

«Agosto 1987, dalla stazione di Rovereto inizio un viaggio che mi porterà per la prima volta a Berlino. Faceva caldissimo. Parto, in maglietta a maniche corte, giacca di jeans, e come spesso accade, appena passo il Brennero, il tempo cambia e dai 35 gradi, si arriva ai 15 gradi. Però, quando arrivo nella capitale tedesca dopo aver attraversato la Germania federale, poi quella dell’Est, e poi esser rientrato, almeno a livello politico, in occidente, in quell’enclave che allora era Berlino Ovest, beh, fa caldissimo anche lì. Una settimana prima , in Italia, avevo conosciuto Bettina, berlinese in vacanza che subito avevo voluto seguire e che anni dopo sarebbe diventata mia moglie. All’epoca avevo 25 anni e vissi il tutto come una vera e propria avventura. L’ignoto, il non saper parlare o quasi il tedesco…ero innamorato e incosciente» Mauro Sirsi, torinese nato sotto la collina di Superga, ma a 11 trasferitosi  in Trentino, classe 1962, grazie a viaggio decise di fare, poco dopo, di Berlino la sua città. Ci ha vissuto per 20 anni, dal 1988 al 2008.

Vedere Berlino per la prima volta nel 1987

«C’era ancora la DDR, la frontiera tra le due Germanie e il Muro L’impatto con Berlino Ovest fu quello che ha un bambino quando entra in un negozio di giocattoli, pura meraviglia, stupore, stentavo a riprendermi  per ciò che vedevo, tutto era novità, un ragazzo di 25 anni, di provincia, in una metropoli: l’impatto con la stazione dello Zoo, quell’umanità mista di punk, tanti stranieri, polizia e confusione. E poi il bus tipico berlinese a due piani, quante immagini…. Fu una settimana intensa, tanto da vedere e scoprire, il muro, la porta di Brandeburgo, e ricordo, il luna park nella strada del 17 giugno per i 750 anni di Berlino».

il lunapark sulla strada del 17 Giugno con il Mausoleo al Sodato sovietico - ©Mauro Sirsi

Trasferirsi a Berlino, da italiano, nel 1988

«Avevo studiato per diventare Congegnatore Meccanico, e lavorato per 7 anni in una fabbrica metalmeccanica. Quando mi trasferisco a Berlino è il maggio del 1988. Ricordo i primi mesi alla ricerca di un lavoro, dei problemi con i documenti e il permesso di soggiorno, due volte provvisorio e poi finalmente “Umbefristete Aufenthalserlaubnis”, ovvero soggiorno illimitato). La difficoltà più grande, che incontrava chiunque non fosse di lì, era la lingua. Riuscivo a capirla, collegando qua e là le parole, ma parlarla era un’altra cosa. Ero comunque avvantaggiato dall’ avere una compagna tedesca. Trovai lavoro in una piccola fabbrica di prodotti per pasticceria. Tutti i dipendenti erano tedeschi. Cercavo di leggere i giornali locali e seguire i programmi televisivi. Niente parabola all’epoca. Ogni giorno era una sfida, anche nei rapporti con i berlinesi, Mi mancavano gli amici in Italia, le mie montagne, il lago di Garda, sentivo forte la nostalgia, ma rimasi». 

La prima volta a Berlino Est, estate 1988

«Entrai a Berlino Est da Check-Point Charlie. Lo feci con la mia macchina, lì c’era il passaggio per stranieri, diplomatici e militari alleati. Ricordo controlli a non finire e poi il percorso verso la stazione di FriedrichStr. a recuperare Bettina e un amico.. Il traffico era quasi inesistente, ma era facile sentire il tanfo delle Trabant. Mangiammo per 3 Marchi orientali in una cosiddetta Gaststätte, ristoranti tipici di Berlino Est, servizio semplice, ma pranzi gustosi. Andammo fuori dai normali circuiti per turisti: Treptow, Kopenick, Weißensee. Fu una sorta di caccia al tesoro per scoprire qualcosa di nuovo. Si veniva catapultati indietro di 30 anni, le case, le macchine, la gente vestita in maniera quasi uguale, i negozi Intershop e i Kombinat, dove trovavi forse 30 prodotti sugli scaffali, solo dell’est Europa e dell’Unione Sovietica.  Banane e arance, le trovavi forse un paio di volte in un anno. Solo un anno dopo la caduta del Muro capii perché gli “ossies”, piangevano dalla gioia, all’ apertura delle frontiere, libertà vuol dire anche, poter acquistare un sacco di arance. Una cosa che a noi sembrava cosi ovvia, per loro non era cosi».

L’ultimo cambio della guardia, 3 Ottobre 1990 alla Neue Wache sul Viale Unter den Linden © Mauro Sirsi

L’ultimo cambio della guardia, 3 Ottobre 1990 alla Neue Wache sul Viale Unter den Linden © Mauro Sirsi

Il giorno della caduta del Muro di Berlino visto da un italiano

«La famosa sera del 9 Novembre del 1989, ero come al solito con Bettina. Guardavamo una conferenza stampa da Berlino Est. Ricordo che era un periodo davvero difficile, le fughe nell’estate di quell’anno dalla DDR, avevano contribuito, e non poco, a deteriorare i rapporti tra le due Germanie. In quel momento un giornalista italiano ,tale Riccardo Ehrman, fece una domanda sulla libertà di viaggio, e il ministro Gunter Schabowski, rispose che già da subito, si poteva uscire dalla DDR per viaggiare ovunque. Lì per lì tanti rimasero meravigliati, ma dopo poco tempo, i TG, davano notizia di masse di cittadini orientali ai posti di frontiera, che volevano superare, per entrare a Berlino Ovest. Poco dopo le 21, aprirono i primi posti di frontiera. Noi andammo alla porta di Brandeburgo, e con fatica, mi arrampicai sul Muro, c’era una vera massa di cittadini dell’ Est e dell’ Ovest…una vera festa, stupendo.  Nei giorni che seguirono fu caos totale, il KaDeWe, il centro di Berlino e non solo, vennero presi d’assalto, una marea di persone curiose, si accalcava per vedere ciò che non aveva mai neanche potuto immaginare. Piccolo aneddoto: c’era una pizzeria che frequentavo su Mehringdammm, a Kreuzberg. Lì un amico faceva il pizzaiolo, il caro Pierino, mi ricordo tanti berlinesi dell’est che si accalcano davanti alla vetrina, da cui si poteva osservare il pizzaiolo con le sue acrobazie e la pizza che roteava e volava in aria e atterrava sicura tra le sue mani. Erano come bambini meravigliati e gioiosi…».

Berlino, 1990

«Dopo quella notte gli eventi si sono susseguiti in maniera rapida. Quell’anno fu meraviglioso, pieno di novità. Conobbi molti cittadini dell’ altra parte di Berlino, un po’ per lavoro, un po’ per i tour che continuavo a fare, e che pian piano mi portavano a Potsdam, Wünsdorf, dove c’era  la base russa più grande della DDR con una propria stazione ferroviaria, con scritte in cirillico. Ormai Berlino Est non mi bastava più. Berlino era enorme, e sicuramente ogni quartiere aveva il suo fascino, non ho mai avuto un posto preferito, era ormai solo un susseguirsi di novità e cose da vedere e vivere, ogni fine settimana era dedicato alla scoperta. Il 3 ottobre 1990, avvenne, in maniera più che precipitosa, la riunificazione. Tanti speculatori, calarono sulla Germania Est, per fare affari, i tedeschi orientali, ormai da tempo, avevano speso sia i Begrussungsgeld, i soldi del benvenuto, se non sbaglio 100 Marchi occidentali a persona, e nella foga di eguagliare i loro cugini occidentali, acquistarono auto, le Bmw e Mercedes usate o nuove sparivano alla velocità della luce, investimenti azzardati e spese pazze. I soldi sparirono in fretta».

La statua Lenin a Lenin Platz, oggi Piazza delle nazioni unite, tra Mitte e Friedrichshain© Mauro Sirsi

La statua Lenin a Lenin Platz, oggi Piazza delle nazioni unite, tra Mitte e Friedrichshain© Mauro Sirsi

Berlino, gli anni della riunificazione

«Gli anni che seguirono, furono di totale cambiamento, il Muro spariva in fretta, c’era ormai un bisogno estremo da parte dei tedeschi, occidentali e orientali, di cancellare quel passato tanto doloroso, scomodo. Ogni cosa spariva. La riunificazione portò anche malcontento, specie nei cittadini occidentali, il lavoro divenne un problema, dove prima guadagnavi 900/1000 Marchi, ora ti pagavano 500 Marchi, per i Tedeschi Orientali somme considerevoli. Pagavano 50 Marchi Est per l’affitto, e somme  irrisorie per le utenze. Molti persero il lavoro, sostituiti dai Tedeschi Orientali, dopo un po la festa fini, tutti tornarono alla realtà. I cantieri comparivano come margherite nei prati, ovunque vedevi solo Gru e impalcature, poi iniziò il progetto colossale della Potsdamer Platz, un cantiere enorme, un gioiello della tecnica moderna progettato dal nostro Renzo Piano…..

Il rientro in Italia

«Nel 2008 son tornato al paesello, in Italia, tra le mie montagne e il lago di Garda. A Berlino da allora son tornato da allora solo due volte, l’ultima nel 2019 e con profondo rammarico e tristezza, mi son reso conto che Berlino è cambiata parecchio….in peggio. Vi ho trovato molta delinquenza sporcizia e confusione. Girandoci mi ha preso una sensazione di insicurezza, cosa che non accadeva 30 anni fa quando potevi uscire anche la sera senza preoccuparti. Ora purtroppo, mi pare non sia cosi. Ancora oggi, amo e odio la mia città. Perché Berlino è anche questo, la città dai sentimenti  alterni, la città che ti fa innamorare e che a volte di rigetta, sono stato un suo cittadino e lo sarò sempre.»

Nell’immagine di copertina: Mauro Sirsi e Walter Momper (sindaco nel 1989 di Berlino) a Kreuzberg , vicino all’ Oberbaumbrucke © Mauro Sirsi

 

Leggi anche: La storia della festa dopo la caduta del Muro di Berlino

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