Germania lenta, molti expat volano negli USA per vaccinarsi e poi tornare in Europa

Il Presidente USA Joe Biden ha garantito entro fine maggio vaccini per tutti gli adulti statunitensi. Sull’Europa invece l’Oms: “attuazione piano vaccinale inaccettabilmente lenta”

Sebbene nelle ultime settimane la somministrazione dei vaccini anti-Covid prosegua a ritmi piuttosto serrati in Europa, è evidente una forte disparità nell’attuazione del piano vaccinale rispetto agli Stati Uniti. E mentre in molti continuano a volersi opporre all’inoculazione, vi è invece chi attende impaziente il proprio turno. Tra questi, molti espatriati americani che non risultano eleggibili nel loro paese d’accoglienza e che per questo decidono di volare in USA.

Inaccettabilmente lenti

L’incremento dei contagi in Europa delle ultime settimane ha riguardato tutte le fasce d’età. L’unica eccezione è rappresentata dagli over 80, tra i primi in Europa a sperimentare gli effetti positivi del vaccino. In particolare, questo si è dimostrato efficace nella prevenzione delle infezioni e dello sviluppo di forme gravi della malattia. Ad ogni modo, il capo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Hans Kluge ha stigmatizzato recentemente l’incredibile lentezza del piano vaccinale in Europa. Basti pensare che solo il 10% dei cittadini europei risulta a tutti gli effetti vaccinato, avendo ricevuto entrambe le dosi. Tali ritardi costringono l’Unione ad applicare ancora le stesse misure sanitarie e di contenimento sociale.

“Impfstoff-Wunder” americano

La situazione negli States volge diversamente rispetto all’Europa. Ad oggi, circa 160 milioni di americani hanno ricevuto almeno una dose di vaccino anti-Covid. Tale somma corrisponde ad un terzo dell’intera popolazione. Entro la fine di maggio il Governo statunitense ha intenzione di assicurare la vaccinazione completa a tutti gli adulti ed acconsentirà all’inoculazione del vaccino BioNTech/Pfizer a partire dai 16 anni di età.

Il dramma degli espatriati in Europa

Sono ormai innumerevoli i post e i commenti che dilagano nei gruppi online di utenti americani all’estero. Questi riguardano principalmente le restrizioni di viaggio, raccomandazioni o scambi di esperienze di gente che ha deciso di imbarcarsi su un volo per tornare in America e ricevere il vaccino. In Europa – come in USA d’altronde – i criteri per l’accesso prioritario alla vaccinazione sono dipesi da fattori quali età, condizioni di salute e professione. Il Governo statunitense perciò non considera gli americani che vivono all’estero, raccomandando questi di attendere la vaccinazione nel Paese in cui si trovano al momento. Malgrado ciò, è ormai assai diffuso tra gli espatriati americani il sentimento crescente di voler tornare al proprio Paese natale per prendere parte all’efficiente realizzazione del piano vaccinale nazionale.  “Non avrei mai immaginato di tornare in America per motivi legati alla sanità meno di un anno dopo aver lasciato gli USA per la Germania, con la promessa di un sistema sanitario migliore”, ha affermato Eric Barry, californiano 35enne scrittore e autore di podcast che, come molti altri, ha dovuto fronteggiare la sfida di inserirsi in un nuovo Paese. Eppure, incoraggiato dai numerosi americani che sui social dichiaravano di tornare in America, ha deciso anche lui di mettersi in viaggio. Tre aerei differenti per una rotta lunga più di 30 ore. Tutto questo per ricevere il tanto ambito “first shot” (prima dose).

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Immagine di copertina: ©Pixabay

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