Ricercatori tedeschi: “94% degli infetti al mondo non rilevati dalle statistiche”

Ci sono milioni di infezioni da coronavirus non rilevate in tutto il mondo

Un studio di alcuni ricercatori di un’università tedesca hanno detto che i diversi paesi hanno trovato in media solo circa il 6% degli infetti. Il numero reale di persone infette a livello globale potrebbe infatti aver già raggiunto decine di milioni di persone. Secondo un nuovo studio, il numero totale di infezioni da coronavirus è probabilmente drasticamente superiore alle cifre ufficialmente registrate dalle autorità sanitarie di tutto il mondo.

I ricercatori hanno esaminato le stime della mortalità da coronavirus

Christian Bommer e Sebastian Vollmer dell’Università di Göttingen nella Germania centrale hanno analizzato i dati di un recente studio pubblicato sulla rivista mensile The Lancet Infectious Diseases. I ricercatori hanno anche esaminato le stime per il tempo che intercorre tra l’infezione e la morte per valutare la qualità delle cartelle cliniche ufficiali. «Questi risultati significano che i governi e i responsabili politici devono usare estrema cautela nell’interpretare i numeri dei casi ai fini della pianificazione», ha detto Vollmer, professore di Economia dello Sviluppo all’università. Ha poi aggiunto che «queste differenze estreme nella quantità e nella qualità dei test effettuati nei diversi paesi significano che i registri ufficiali dei casi sono in gran parte non informativi e non forniscono informazioni utili». I ricercatori hanno chiesto importanti miglioramenti nella capacità dei Paesi di individuare nuove infezioni e quindi adottare misure per isolare i pazienti infetti e rintracciare le persone di contatto. Se i Paesi non riuscissero a farlo, «il virus potrebbe rimanere di nuovo inosservato per un periodo di tempo prolungato e per un nuovo focolaio è probabile che sia solo una questione di tempo».

Bommer e Vollmer hanno stimato che al 31 marzo 2020 la Germania avrebbe avuto probabilmente 460.000 infezioni

Sulla base dello stesso metodo, calcolano che gli Stati Uniti hanno probabilmente avuto più di 10 milioni, la Spagna più di 5 milioni, l’Italia circa 3 milioni e il Regno Unito circa 2 milioni di infetti. Lo stesso giorno, la Johns Hopkins University riportava circa 900.000 casi formalmente diagnosticati e confermati in tutto il mondo. Secondo lo studio «mentre i dati della Johns Hopkins riportano meno di un milione di casi confermati a livello globale al momento in cui questa corrispondenza viene scritta, stimiamo che il numero di infezioni sia di poche decine di milioni». Secondo gli autori, l’inadeguatezza e il ritardo dei test potrebbero essere la ragione per cui alcuni paesi europei, tra cui Italia e Spagna, stanno registrando tassi di mortalità molto più elevati (rispetto ai casi confermati segnalati) rispetto alla Germania. Essi stimano che la Germania abbia identificato circa il 15,6% di tutti i suoi casi, contro il solo 3,5% in Italia o l’1,7% in Spagna. Si ritiene che i tassi di individuazione siano ancora più bassi negli Stati Uniti (1,6%) e nel Regno Unito (1,2%).

Le critiche allo studio

Poco dopo la pubblicazione dello studio sono state sollevate diverse critiche alla modalità con cui i ricercatori hanno raccolto i propri dati. Come è stato composto il campione di 400 famiglie per un totale di 1000 persone oggetto dell’analisi? Che tipo di norme igieniche rispettano? Per alcuni analisti ciò che è emerso finora è solo uno studio iniziale che non avrà un valore scientifico definito finché l’intero studio non sarà reso accessibile nella sua totalità.

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Immagine di copertina: © Pixabay – CC0

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