Le donne bouncer dei club di Berlino provano a far sentire la propria voce

Female bouncer: le donne addette alle ammissioni riferiscono dal loro lavoro quotidiano e discutono della discriminazione nella scena del club

«Non crediamo che solo i tizi alti e pesanti con 10 anni di esperienza di streetfight possano fare questo lavoro: un buon lavoro alla porta non può essere determinato in base ai confini di genere» scrivono nel loro manifesto le Female Bouncer in riferimento al workshop appositamente organizzato. Durante l’open day si è avviato un dialogo con le partecipanti su cosa significa essere una buttafuori donna e quali sono gli scenari possibili di questo lavoro, cosa fa parte della routine lavorativa quotidiana e cosa comporta questo ruolo. I buttafuori condividono i compiti come il controllo delle borse o il cosiddetto body check in cui gli ospiti vengono sottoposti a scansione per la ricerca di oggetti che non è possibile portare dentro il locale.

Cosa vuol dire essere una buttafuori donna

Alcune persone della squadra del club berlinese About Blank hanno organizzato l’evento «Female Bouncer» con il sostegno dell’associazione Helle Panke e della Fondazione Rosa Luxemburg. Nonostante l’immagine del «buttafuori» sia di carattere più comunemente maschile l’idea che le donne messe alla porta d’entrata siano meno conflittuali è un’idea sbagliata. Alina, una delle organizzatrice del workshop riferisce «Dipende molto da quale donna ci metti dentro» e aggiunge «Penso che con le donne alla porta ci sia forse più discussione e che gli insulti vadano più velocemente in una direzione sessualizzata che con gli uomini. Con gli uomini la chiamata alla violenza va più velocemente oltre le labbra». Lewamm Ghebremariam del comitato esecutivo della Commissione Club di Berlino si sta occupando della questione di come ridurre non solo la discriminazione sessista, ma qualsiasi tipo di discriminazione nel panorama dei club.

I risultati del workshop

La buttafuori Alina aveva preparato e condotto il workshop con due colleghi. La domanda è stata superiore ai 20 posti disponibili. «Sono contenta del grande interesse» ha detto. «Voglio incoraggiare le donne a fare questo lavoro, a prendere spazio». Una partecipante ha detto dopo il workshop che ora vuole iniziare a fare arti marziali, molti altri volevano lavorare come buttafuori. «Questa è una prospettiva politica e femminista che va oltre il workshop». I partecipanti sostengono di aver imparato molto sulle diverse tecniche di comunicazione verbale e gestuale e sui vari modi per accompagnare gli ospiti all’uscita. Secondo alcune testimonianze i partecipanti hanno inoltre una maggiore conoscenza dei criteri in base al quale gli ospito sono ammessi o meno al club.

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Immagine di copertina: redazione

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