Dopo Berlino, Ai Weiwei cambia obiettivo: “Coronavirus come la pasta, sarà diffuso dagli italiani”

L’artista cinese ha pubblicato uno scherzo di pessimo gusto sul proprio profilo Instagram

“Coronavirus is like pasta. The Chinese invented it, but the Italians will spread it around all over the world”: il Coronavirus è come la pasta. I cinesi l’hanno inventato ma gli Italiani lo diffonderanno in tutto il mondo. Probabilmente Ai Weiwei voleva alleggerire il clima pesante di questi giorni ma è finito sommerso di critiche. Tra i commenti, per esempio, si legge quello del noto architetto Fabio Novembre che dice: “Questo è piu lo stile di #donaldtrump che il tuo… Dovresti cancellare questo post. Con tutto il rispetto”. Lo scherzo tocca gli italiani su una questione che ci è storicamente cara: la paternità della pasta. Se è vero che sono state trovate tracce di pasta già 4000 anni fa in Cina, secondo alcune fonti storiche fu invece Marco Polo a portare questa ricetta alla corte dell’imperatore cinese. Inoltre, non è stato affatto provato che il paziente zero sia di origine italiana e quindi responsabile dell’infezione a livello europeo. Anzi, in questi ultimmi gironi, si sospetta che il primo caso europeo sia invece tedesco. di La battuta infelice dell’artista cinese si unisce alla serie di sfottò che il Belpaese sta ricevendo per la situazione del virus COVID-19. Il canale televisivo francese Canal+ ha di recente trasmesso uno spot ironico sulla pizza al gusto ‘Coronavirus’ che aveva di nuovo suscitato polemiche e offese.

Il post pubblicato da Ai Weiwei su Instagram il 5 marzo 2020

Le dichiarazioni controverse di Ai Weiwei

Nell’ultimo periodo, l’artista cinese non ha mancato di esporre le sue opinioni ai giornali. In particolare, Ai Weiwei ha attaccato duramente la Germania, paese che lo ha ospitato negli utlimi anni. In un’intervista rilasciata a The Guardian, l’artista cinese raccontava di aver lasciato la Germania perché «è un paese intollerante, bigotto e autoritario». Aggiunge che «in Gran Bretagna almeno le persone sono cortesi, a differenza della Germania». Secondo Ai Weiwei, inoltre, i tedeschi sono sgarbati nel quotidiano e non amano gli stranieri. Inoltre, Ai Weiwei ha aggiunto di essere stato censurato dalla Berlinale perché parlava male delle fabbriche di Wolkswagen in Cina e la casa automibilistica è partner del festival del cinema. Parole dure ma anche lucide che fanno ancora discutere.

La vita tra arte e dissidenza

La personalità unica di Ai Weiwei si divide tra arte e impegno umanitario. È nato in una famiglia di intellettuali e fin da piccolo ha imparato ad essere un dissidente: a causa di idee contrastanti con il regime comunista cinese, la famiglia è stata spedita in un campo di lavoro. Influenzato dall’arte di Duchamp e Warhol, la sua attività artistica è iniziata dal trasferimento a New York. La rottura con il governo cinese si è avviata ufficialmente nel 2008, quando in seguito ad un violento terremoto erano crollate diverse scuole. I crolli erano dovuti all’utilizzo di materiale di scarsa qualità e il governo cinese aveva sottostimato il numero delle vittime. Ai aveva esortato la popolazione a stilare un elenco dei ragazzi deceduti e la reazione del governo è stata l’oscuramento del suo blog.  Nel 2015 Amnesty International gli ha assegnato il premio Ambassador of Conscience. Sempre nello stesso anno, il governo cinese gli ha restituito il passaporto, permettendogli indirettamente di portare la sua arte ovunque.

Leggi anche: Per Ai Weiwei: “Berlino è la città più brutta e noiosa che ci sia”

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Immagine di copertina: Pixabay

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