Einstein, ParentRap, https://pixabay.com/it/photos/albert-einstein-ritratto-1933340/ CC0

La storia della caccia nazista ad Albert Einstein e il ruolo dell’Inghilterra nella sua fuga

“Non dimenticherò mai la vostra gentilezza”, queste sono state le parole di Albert Einstein nei confronti della Gran Bretagna dopo averlo aiutato a fuggire dagli orrori della Germania nazista.

Il grande fisico aveva da subito intuito che la situazione nel suo paese sarebbe precipitata poco dopo la vittoria schiacciante del Partito Nazional Socialista nelle elezioni del 1932. Non ci mise molto tempo a dare le dimissioni dall’Accademia Reale Prussiana delle Scienze e rinunciare alla propria cittadinanza. Mettendo in chiaro la sua posizione di contrasto contro il nuovo regime nazista divenne bersaglio sia della stampa sia dell’opinione pubblica, ricevendo ingiurie sia sui giornali sia nella vita reale. Anche il suo lavoro degli anni precedenti venne a sua volta denigrato, definito nettamente inferiore rispetto alla superiore “fisica ariana”. Dopo che due delle sue conoscenze più strette, il Ministro degli Esteri Walter Rathenau e il filosofo Theodor Lessing, furono assassinati, la moglie di Einstein, Elsa, riuscì a convincerlo a lasciare il Belgio, ove si erano momentaneamente rifugiati, per l’Inghilterra. Qui Einstein trovò una vita pacifica, caratterizzata dallo studio della matematica immerso nella campagna inglese. Infine, nel 1933 Einstein partì per l’America e da quel momento non fece più ritorno in Europa.

La vita prima del grande buio

1905, il cosiddetto “annus mirabilis” in cui la carriera di Einstein spiccò finalmente il volo. Vennero pubblicati la prima parte della sua teoria della relatività ristretta e i suoi studi sull’effetto fotoelettrico, i quali gli valsero il Premio Nobel per la fisica nel 1921. Con la pubblicazione della teoria sulla relatività generale sulla rivista “Annalen der Physik” nel 1916 e con la sua conferma scientifica nel 1919 Einstein divenne una delle figure di spicco nel mondo della fisica, il suo genio venne riconosciuto dopo anni di duro lavoro. Purtroppo tutte le cose belle sono destinate a durare poco. Con l’avvento del nazismo e del crescente sentimento anti-semita in tutta la Germania, Einstein passò dall’essere una celebrità a uno dei più grandi nemici pubblici del paese. Le sue idee pacifiste e le sue origini ebraiche furono la causa di una lunga serie di persecuzioni, le quali variavano dalle lettere minatorie alle ingiurie fatte di persona fuori dal suo ufficio. Persino la comunità scientifica tedesca iniziò ad attaccarlo ferocemente, i premi Nobel Philipp von Lenard e Johannes Stark si impegnarono con tutte le loro forze per screditare i suoi lavori, etichettandoli come “fisica ebraica”, la quale non poteva essere allo stesso livello della “fisica ariana”. Non più riconosciuti come cittadini tedeschi, i conti bancari dei coniugi Einstein vennero sequestrati, la situazione era diventata troppo estrema e i due furono costretti a fuggire.

Un nuovo inizio in Inghilterra

Einstein passò il suo periodo di soggiorno in Inghilterra in una villetta estiva a Roughton Heath, vicino a Cromer. Sebbene non avesse intenzione di rimanere in Inghilterra per il resto della sua vita, richiese ugualmente di essere naturalizzato come cittadino inglese appena fosse stato possibile. Trascorse le giornate studiando, passeggiando e suonando il violino, tutto rimanendo sempre nascosto al pubblico se non per qualche rara visita. Tuttavia nell’ottobre del 1933 fece un’apparizione ad un convegno organizzato per raccogliere fondi in aiuto degli accademici ebrei che erano fuggiti dalla Germania. Il suo discorso fu l’occasione perfetta per ringraziare la Gran Bretagna dell’aiuto che gli aveva dato. «Dovrò lasciare l’Inghilterra per l’America alla fine di questa settimana, ma per quanto a lungo vivrò non dimenticherò mai la gentilezza del popolo inglese», da questo estratto emerge tutta la gratitudine del genio della fisica.

 

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Il trasferimento negli Stati Uniti d’America

 Nel 1933 Einstein giunse finalmente in America, dove gli venne affidata la cattedra di Fisica Retorica all’Institute for Advanced Study a Princeton, nel New Jersey. Nonostante alcuni si opposero alla sua immigrazione a causa del suo modo di pensare definito “troppo radicale”, Einstein ebbe ugualmente successo in America. Nel 1939 scrisse insieme ad altri scienziati una lettera divenuta poi storica in cui suggeriva al presidente Roosevelt la possibilità di creare una bomba atomica per la guerra contro la Germania. Il 22 giugno 1940 Einstein divenne finalmente cittadino americano e l’1 ottobre 1940 venne naturalizzato. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, probabilmente pentito degli effetti devastanti generati dalla bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki,  si impegnò politicamente per richiedere il disarmo nucleare e la cooperazione internazionale. Si spense i 18 aprile 1955, pronunciando le sue ultime parole ad un’infermeria che non capiva il tedesco, facendole rimanere un mistero per sempre.

 

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