Il concerto di Colonia di Keith Jarrett, un evento nato storto diventato l’album di solo piano jazz più venduto al mondo

Da una situazione potenzialmente disastrosa, nacque uno dei jazz album live più venduti di sempre

Di concerti dall’esito disastroso ne è piena la storia della musica. Eventi che, già prima del loro inizio, erano destinati al totale fallimento. Basti pensare al concerto dei Rolling Stones a Berlino nel 1965 o a quello dei Led Zeppelin nel 1971 al velodromo Vigorelli di Milano, entrambi terminati dopo pochi brani a causa delle proteste del pubblico. Nel caso del concerto che il pianista jazz Keith Jarrett avrebbe dovuto tenere il 24 gennaio del 1975 all’Opera di Colonia, il problema era stata la strumentazione. Non avendo trovato il pianoforte che aveva richiesto Jarrett, infuriato, non voleva nemmeno salire sul palco. Ma, alla fine, il concerto si tenne. Stando alle premesse, l’esibizione del pianista sarebbe dovuta essere una tra le più rovinose della sua carriera. Ma la catastrofe non avvenne, anzi. Il concerto venne anche registrato e pubblicato con il titolo The Köln Concert. Ad oggi, con 3 milioni e mezzo di copie, è uno dei live album jazz solo piano più venduto di sempre.

Il concerto di Colonia faceva parte del tour solista di Keith Jarrett

La tappa nella città tedesca faceva parte del tour solista del jazzista, iniziato nel 1973. Jarrett – dopo aver suonato nella band di Miles Davis uno strumento elettrico – era tornato al suo primo amore: il pianoforte acustico. Non stupisce, quindi, che, arrivato all’Opera di Colonia – per provare poche ore prima dell’inizio del concerto – si fosse adirato con gli organizzatori perché non aveva trovato lo strumento che aveva richiesto. Nello specifico, Jarrett aveva chiesto un Bösendorfer Imperial, ma al suo posto aveva trovato un modello della stessa marca, ma molto più piccolo. In più il pianoforte era completamente scordato e con un pedale rotto. A peggiorare la situazione, lancinanti dolori alla schiena di cui il pianista soffriva da giorni.

A fare le spese della furia di Jarrett fu la giovanissima Vera Brandes

La Brandes, all’epoca nemmeno ventenne, era l’organizzatrice dell’evento. La giovane, dopo aver incassato la furia di Jarrett, cercò di trovare una soluzione anche perché il concerto era sold-out, con 1.400 biglietti venduti. Fece accordare alla bell’e meglio il pianoforte e riuscì a convincere il pianista a esibirsi, anche solo per rispetto nei confronti dei tecnici che erano già pronti. Jarrett salì sul palco del teatro alle 23:30, subito dopo la fine di un’opera lirica. Nonostante le difficoltà iniziali e il fatto che, comunque, il pianoforte non fosse perfettamente accordato, Jarrett improvvisò totalmente il concerto. Il risultato fu una delle migliori esibizioni del jazzista. Lo stesso Jarrett dichiarò anni dopo che tutto il concerto era stato suonato in una sorta di trance e che l’entusiasmo del pubblico lo mise a suo agio e permise la buona riuscita dell’esibizione.

Keith Jarrett non ripete

L’intero concerto venne registrato – per fortuna – dal fonico Martin Wieland e venne pubblicato il 30 novembre 1975. Da subito divenne uno dei dischi live di solo piano jazz più venduti di tutti i tempi nonché uno dei più grandi successi commerciali della carriera di Jarrett. Dato lo straordinario successo dell’album, la casa discografica chiese a Jarrett di trascrivere la partitura. Il musicista si rifiutò categoricamente dichiarando che, dato il fatto che le melodie erano state completamente improvvisate, il concerto era stato un unicum che “come era venuto, doveva andarsene”. Inoltre alcune parti erano molto difficili, se non impossibili, da trascrivere. Alla fine, anche questa volta, Jarrett cedette alle richieste e trascrisse lo spartito del concerto.

 

 

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