‘L’interprete’ di Annette Hess e la difficoltà della memoria nella Germania post-bellica

Eva Bruhn, una giovane interprete della piccola borghesia tedesca, alla quale è stato ordinato di tradurre la testimonianza delle vittime polacche durante il processo.

di Daniela Tosi*

Il processo di Francoforte-Auschwitz  ebbe inizio nel 1963 e si concluse nel 1965, quando la Germania era in un periodo di piena prosperità economica. Questo processo è il primo condotto dal Tribunale tedesco dell’Olocausto. Sebbene a Norimberga sia stato applicato il diritto internazionale sui crimini di guerra, il processo si è svolto in conformità con la legge tedesca – l’imputato può essere condannato solo con accuse specifiche. Fritz Bauer, procuratore dello stato dell’Assia, ed i suoi collaboratori hanno lavorato dal 1959 al 1963 raccogliendo prove necessarie da portare al tribunale alcuni ufficiali delle SS, con funzioni diverse.

L’interprete sottolinea l’influenza del processo del campo di concentramento di Francoforte-Auschwitz sui criminali nazisti sulla società tedesca

All’inizio del romanzo, Eva è una ragazza semplice, forse un po’ ingenua, sogna di sposare Jurgen, il quale può anche migliorare il suo status sociale. Nel corso del romanzo personalmente, seguendo la strada di tutte le donne che negli anni ’60 hanno cercato di giocare un ruolo importante nella società. L’evento più scioccante per Eva fu l’esperienza del processo: la traduzione della storia della vittima, la presenza inquietante dell’imputato e tutto ciò che scoprirà le cambierà per sempre vita. “Deutsches Haus” o “Casa Tedesca” è chiamato così il locale dei genitori di Eva ed è anche il titolo originale di questo romanzo. La “Casa tedesca” è il centro del romanzo, conduce simbolicamente il processo tedesco contro tedeschi, un Processo a lettere maiuscole per la società tedesca. Si tratta in realtà di due processi diversi: il processo ufficiale che avviene nell’aula del tribunale e i contrasti che si manifestano in ogni famiglia tedesca. Dopo la guerra, i bambini hanno chiesto ai genitori cosa fosse successo, il racconto tramandato di generazione in generazione è diventato una caratteristica della società tedesca negli anni ’60. Nella sua famiglia, Eva dovrà riesaminare la relazione con i suoi genitori e la sorella. Nella Camera di Commercio tedesca, giudici e pubblici ministeri hanno processato assassini senza nome, e l’autore si è semplicemente riferito a loro come “bestie” o “farmacisti”. Altre bestie e altri farmacisti sfuggirono alle responsabilità e ripresero la loro vita normale con i propri nomi e cognomi, fingendo di essere persone perbene. Il senso profondo del libro, dunque, ci rimanda alle domande di sempre: qual è la cellula impazzita che trasforma un essere umano in un mostro? Qual è la giustificazione, se esiste, di chi vede crescere il male accanto a sé e non se ne rende conto oppure cerca alibi e scusanti? Eva e David, e anche Jürgen sentono di condividere, benché in forme molto diverse, il peso della colpa cercano risposte e consolazione per la loro dolente umanità.

Annette Hess, l’autrice

Annette Hess è nata ad Hannover nel 1967. “L’interprete” segna la prima apparizione di Annette Hess nel mondo letterario, già conosciuta come sceneggiatrice in Germania. È la sceneggiatrice di una serie TV di grande successo – Kudam 56/59 andata in onda in Italia con il titolo “The Road to Tomorrow”-. Questo è il suo primo romanzo, tradotto da Chiara Ujka e pubblicato in Italia da Neri Pozza nel 2018.

L’interprete

di Annette Hess (traduzione di Chiara Ujka)

Neri Pozza 2018

8.40 €

acquistabile in libreria o online

*Daniela Tosi è nata e cresciuta a Pavia. Si è trasferita in Germania per la prima volta 25 anni fa. Dal 2009 abita a Rodgau, vicino a Francoforte sul Meno e lavora come traduttrice dal tedesco e dall’inglese.  

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Foto: Copertina de L’interprete ©screenshot

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