Da italiani in Germania ci chiediamo: perché gli italiani sono trattati come immaturi e la quarantena è così diversa ?

Troppa la differenza tra le fasi 2 in Germania e in Italia: impossibile non farsi delle domande

Ci sono sostanzialmente due tipologie di commentatori italiani a foto e video che pubblichiamo dalla Germania in queste settimane:

1- Quelli che commentano dicendo che è un Paese di matti che manderà al suicidio l’intera umanità e che nessuno rispetta le regole. “Proprio bravi questi tedeschi” et similia sono le loro frasi preferite, sempre quando non si scende a nazisti e altro ancora. Normalmente queste persone anche se hanno davanti il regolamento vigente in Germania (o, meglio, quello dei vari stati federali) o non lo leggono pensando già di conoscerlo o lo leggono e lo dimenticano un secondo dopo o lo leggono e poi dicono che è fake news (uniche due parole di inglese che conoscono).  La cosa bella è che quei video o foto sotto cui commentano dimostrano che sostanzialmente la gente la regole le rispetta, solo che non sono le stesse regole che vigono in Italia, purtroppo sono convinti che l’Italia sia il mondo e viceversa.

2- Quelli che si lamentano che un simile approccio soft e rispettoso di molte delle libertà personali fondamentali dovrebbe essere preso a modello anche per l’Italia. Loro li capisco e puntualmente non so cosa rispondere quando mi chiedono conferme con messaggi privati sul se sia davvero così la vita in Germania in questi giorni.

In Germania infatti – anche se ogni stato federale decide poi indipendentemente – si può girare tranquillamente per la città, molti negozi sono già aperti, i ristoranti hanno sempre potuto almeno fare l’asporto e l’uso delle mascherine è obbligatorio solo in alcune circostanze (a Berlino lo è sui mezzi pubblici). Alcune classi sono anche già tornate a scuola e nei TG delle reti pubbliche oltre a sottolineare la serietà dell’epidemia, si vedono servizi sui problemi delle mamme single, un modo per persuadere la popolazione a capire come una strategia che sia restrittiva, ma non fino in fondo, sia necessaria per non portare la popolazione al suicidio. Non solo: si può giocare a tennis e a beach volley, a patto che non ci siano più di due persone per lato di campo (ne abbiamo avuto ulteriore conferma ieri parlando con un poliziotto che controllava i campi di beach volley del Volkspark Friedrichshain).

Siamo ormai un mondo globalizzato, le informazioni viaggiano veloci

In un’epoca in cui con un click leggiamo notizie e vediamo gratuitamente foto e video da ogni parte del mondo, è incredibile che il governo italiano, nella comunicazioni delle sue scelte, non pensi mai che si rivolge a persone che sanno o possono sapere molto facilmente ciò che accade nei paesi vicini.

Siamo sicuri che tutto in Italia sia deciso nell’interesse della salute dei cittadini probabilmente basandosi dati non ancora accessibili al pubblico, ma perché – per evitare frustrazione e scoramento – non si chiariscono le ragioni per cui il nostro Paese, nonostante sia stato il primo a “chiudere tutto” sembra anche uno degli ultimi a passare alla fase 2? È perché il sistema sanitario italiano è troppo a rischio per rischiare anche solo una possibile riaccelerazione dell’epidemia? È vero che assieme alle prime misure d’emergenza  è stato precisato che sarebbe stato seguito il “principio di proporzionalità e adeguatezza”, ma quali sono i numeri su cui bisogna basarsi per capire “la proporzione”? E perché questi numeri non sono specificati regione per regione?

È perché si punta non a convivere con il virus, ma a sradicarlo completamente e poi chiudere i confini al 100%?È perché effettivamente i numeri sono molto più bassi dei dichiarati, una situazione che esiste anche in Germania e altrove (in nessun paese i dati sono perfetti), ma che nel caso italiano è ben peggiore che altrove?

Sicuramente c’è una ragione, ma qual è?

Almeno sapere questo, al di là del fatto che le misure prese siano sicuramente giuste, dovrebbe essere un diritto inviolabile di tutti i cittadini.

Solo essendo chiari si può chiedere la disciplina. Il rischio, sennò, è alimentare insicurezza e frustrazione, ancora di più quanta non ce ne sia già e, chissà, una volta riaperti i confini, anche una nuova migrazione di massa verso quei paesi che, nel bene o nel male, provano a parlare chiaramente ai loro cittadini.

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3 commenti
  1. Marco
    Marco dice:

    Scusa ma stai dicendo che in Germania e a Berlino c´é maggiore chiarezza sull´argomento?
    Stei sostenendo inoltre che qui le regole vengono rispettate dai cittadini (fai riferimento anche a una settimana fa)?

    Rispondi
  2. Massimiliano Goi
    Massimiliano Goi dice:

    I primi citati chiaramente sono i meridionali, tronfi del loro pseudo-nazionalismo nella loro bieca ignoranza.

    I secondi, più intellettualmente progrediti e più acculturati, sono quelli del Nord.

    Rispondi

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  1. […] contrario tutte le informazioni di chi vive, ad esempio a Berlino, raccontano di un Paese che consente ogni tipo di attività all’aperto pur nel rispetto di un […]

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