«Io, geologa, un anno di “lavoretti” in Italia, poi la chiamata in Germania per capire cosa ancora ha da offrire la Terra»

Alessia Borghini è una delle ricercatrici al lavoro su un innovativo processo per conoscere caratteristiche e ricchezze del nostro sottosuolo

Studiare le rocce per scoprire ricchezza (e non solo). È quanto fa, senza però che l’obiettivo sia esplicitamente quello, qui si parla comunque di ricerca, la geologa valdostana Alessia Borghini, classe 1990, dal 2016 a Berlino dopo due anni in cui, nonostante la laurea all’Università di Torino e tanti curriculum inviati, ha trovato solo “lavoretti” che nulla avevano a che fare con il suo percorso di studi. «Appena finiti gli studi ho cercato  di fare un dottorato in Italia, ma c’erano tantissimi partecipanti e pochi posti. Non sono riuscita a passare la selezione e ho iniziato a cercare lavoro. È stata piuttosto dura. Ho fatto parecchi concorsi, girato anche porta a porta con il curriculum alla mano, ma con scarsi risultati. Ho finito con il fare la baby-sitter e lavorare in un ristorante». La svolta è arrivata dalla Germania, ma di mezzo c’è comunque la facoltà di Scienze Geologiche dell’Università di Torino. «Il Dr. Silvio Ferrero dell’Università di Potsdam, a due passi da Berlino, cercava a sua volta un dottorando che avesse precise caratteristiche e che potesse entrare a fare parte del gruppo di lavoro del Prof. Dr. Patrick O’Brien. Era al corrente di come veniessero preparati i laureandi a Torino e così ha scritto alle relatrici del master che avevo svolto un anno prima chiedendo se conoscessero qualche candidato da proporgli. È spuntato il mio nome. Sono stata contattata e invitata ad un colloquio a Potsdam. È andata bene, mi hanno offerto un contratto ed il mese dopo ero già in laboratorio».

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Perché la ricerca di Alessia ha a che fare con la vita di tutti noi

«Sotto la crosta terrestre ha vita il cosiddetto mantello. Studio le rocce di questo strato, in particolare la presenza di fuso all’interno di quelle coinvolte nella creazione del Massiccio Boemo, una catena montuosa tra Germania, Repubblica Ceca, Polonia e Austria. Studio principalmente i processi che coinvolgono il fuso alle profondità del mantello. Alcuni di questi sono anche responsabili della ri-mobilizzazione di elementi di interesse economico visto che aiutano a capire dove si trovano o depositi da cui possono essere estratti. Parliamo di metalli e terre rare. Soprattutto queste ultime sono diventate indispensabili nel campo dell’elettronica. Vengono utilizzate sia per hard drive e cristalli liquidi dei display che per motori elettrici e magneti permanenti. Io sono una delle prime al mondo a studiare questi processi con queste nuove tecniche».

Fare ricerca geologica in Italia 

«Lo stesso tipo di approccio che uso qui a Potsdam viene utilizzato con ottimi risultati anche in Italia per lo studio inclusioni in rocce però crostali e non del mantello. Uno dei pionieri di questo tipo di studio lavora infatti all’Università degli Studi di Padova Non ho fatto ricerca da noi quindi non posso fare confronti tra la Germania e il nostro Paese, posso dire però che per i miei studi sono necessari diversi tipi di macchinari, di cui alcuni ad alta risoluzione, che qui a Potsdam sono disponibili tutti o quasi tra università, Deutsches GeoForschungsZentrum e Museo di storia naturale di Berlino. In Italia è difficile avere nella stesso dipartimento tutti i macchinari necessari e spesso ci si deve spostare in altre città. C’è poi anche una differenza in termini di disponibilità di fondi per la ricerca, qui più alta».

Dal triathlon alla ricerca

«Sono nata e cresciuta fino ai 18 anni a Derby, una frazioncina di 400 abitanti del comue di La Salle, in mezzo alle montagne a 15 km dal confine con la Francia. n Valle D’Aosta. Dai 10 ai 19 anni ho fatto triathlon a livello agonistico viaggiando tanti per Italia e Europa. All’epoca del Liceo scientifico pensavo più a una carriera da atleta che da accademica. Poi tra l’estate del 4° e l’inverno del 5° ho avuto una tonsillite dietro l’altra, non ho potuto allenarmi come avrei voluto e ho rivaluto un po’ quello che avrei voluto fare del mio futuro. Ho deciso di continuare a studiare per costruirmi una carriera un po’ più a lungo termine. E così, dopo il Liceo Scientifico, mi sono iscritta a Scienze Geologiche a Torino».

Vivere e lavorare a Berlino pensando all’Italia

«Lavoro a Potsdam, ma abito a Berlino. I primi mesi del trasferimento sono stati un po’ traumatici. Il dottorato lo svolgo in inglese, non parlavo, e non parlo ancora, tedesco e la burocrazia non è stata semplice. Stesse difficoltà le ho avute con i tedeschi, li ho trovati – almeno all’inizio – molto diretti e un po’ difficili a lasciarsi andare. Ora però mi  trovo bene, mi piace quello che faccio e mi piace Berlino. È una città internazionale, aperta, con mille facce e piena diverse attività. Si trova sempre qualcosa da fare che incontra i tuoi gusti. Nonostante questo non mi dispiacerebbe tornare in Italia in futuro se ce ne sarà la possibilità. Per ora vorrei continuare a fare un po’ di esperienza all’estero. E Berlino, in tal senso, va benissimo».

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Berlino Schule tedesco a Berlino

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