Il bellissimo discorso del Presidente della Repubblica Tedesca al Quirinale sull’unione tra Italia e Germania

Roma, Mattarella incontra Steinmeier: «l’Unione è ancora un cantiere non compiuto, che deve integrare alcune parti della sua architettura»

Giovedì 19 settembre, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto al Quirinale il Presidente della Repubblica Federale Tedesca, Frank-Walter Steinmeier. È la terza volta, quest’anno, che Mattarella e il Presidente Steinmeier si incontrano. La prima volta a Berlino e la seconda a Fivizzano. Le relazioni tra Germania e Italia sembrano, dunque, eccellenti sia nell’ambito bilaterale, che di appartenenza all’Unione europea, con totale condivisione per quanto riguarda le questioni internazionali. «Ciononostante – spiega Mattarella – siamo consapevoli che l’Unione è ancora un cantiere non compiuto, che deve integrare alcune parti della sua architettura». Questi e altri argomenti sono stati oggetto del confronto tra i due, «nello spirito dell’amicizia che contraddistingue il rapporto tra Germania e Italia, e dell’amicizia, anche personale, tra il Presidente Steinmeier e me». A questo proposito vorremmo condividere con voi l’eccezionale discorso tenuto dal Presidente tedesco durante il Pranzo di Stato, in occasione anche dell’imminente visita realizzata il giorno seguente nella città di Napoli.

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Una promessa di fratellanza tra Italia e Germania, per un’Europa più unita: l’emozionante discorso di Steinmeier

«”Napule è mille culure
Napule è mille paure
Napule è nu sole amaro
Napule è addore ‘e mare…”

“Neapel ist tausend Farben
Napule ist tausend Ängste
Napule ist eine bittere Sonne
Napule ist der Duft des Meeres…”

No, purtroppo non ho ancora imparato il napoletano. Ma sono felice che domani andrò per la prima volta nella città di Pino Daniele e sono onorato che Lei, stimatissimo Signor Presidente Mattarella, mi accompagnerà!

Nessuno ha cantato con tanta intensità e passione l’amore per la sua Napoli come il grande Pino Daniele. Dalle sue parole trapela una nostalgia che noi tedeschi conosciamo fin troppo bene. Un singolare miscuglio di attrazione e irritazione che ci lega non solo a Napoli, bensì a tutta l’Italia. Una nostalgia che da secoli ci ha spinto ripetutamente ad attraversare le Alpi in direzione del Sud. E che – lo so per esperienza diretta! – è inguaribile.

E, nonostante il sole amaro, da questa nostalgia sono scaturite molte cose positive. Siamo diventati vicini, partner fidati e amici stretti, non solo sulla carta, ma anche nella vita quotidiana. Il numero dei turisti tedeschi in Italia non fa che crescere. Tonnellate di automobili  e componenti per auto, macchinari, prodotti chimici, generi alimentari e molto di più varcano ogni giorno le Alpi in entrambe le direzioni. Renzo Piano e Franco Stella hanno contribuito a disegnare la Berlino moderna. Gli Uffizi hanno da quattro anni un Direttore tedesco  (e lo avranno ancora per qualche settimana). Negli anni sessanta e settanta quattro milioni di lavoratori italiani, i cosiddetti Gastarbeiter, contribuirono, spesso a dure condizioni, al miracolo economico tedesco. Oggi di nuovo molti italiani vengono in Germania a cercare fortuna.

Grazie a questo scambio, a questo stretto legame, il mio Paese è diventato più aperto, più europeo e più amabile. L’addore ‘e mare in effetti non ce l’abbiamo ancora, ma oggi i tedeschi stanno seduti con naturalezza e disinvoltura al bar sorseggiando un Aperol Spritz e leggono Elena Ferrante o Roberto Saviano mentre aspettano la loro pasta all’amatriciana. E sono certo che presto impareranno anche che dopo pranzo non si beve il cappuccino. Non si fa!

Sì, si sono sviluppate molte cose positive. E soprattutto il nostro stretto rapporto negli ultimi decenni ha dato i suoi frutti anche sul piano politico: nel nostro comune impegno per un’Europa unita.

Caro Sergio Mattarella, il 25 agosto a Fivizzano abbiamo commemorato insieme i crimini atroci commessi settantacinque anni fa dai tedeschi. Il ricordo di quanto accaduto è ancora vivo in ogni singola famiglia del posto. L’orrore è tuttora presente anche dentro di noi. E ciò nonostante gli abitanti ci hanno accolto con spirito di riconciliazione, calorosamente e amichevolmente. Questo mi ha profondamente commosso.

Lei, caro Signor Presidente, quel giorno ha sollecitato a non cedere all’illusione di una presunta sicurezza. Ha detto, citando Primo Levi: “È accaduto, quindi può accadere di nuovo”. Noi abbiamo la responsabilità che questo non avvenga. Pertanto l’Europa unita poggia su una promessa: mai più guerre, mai più nazionalismo sfrenato, mai più razzismo, mai più istigazione all’odio e alla violenza.

Per settant’anni abbiamo riempito di vita questa promessa – Germania e Italia insieme agli altri Stati fondatori e a tutti i partner che si sono aggiunti nel corso del tempo. Il sogno di Altiero Spinelli di un’Europa liberale e aperta ci ha dato pace e benessere per decenni.

Se oggi, a settantacinque anni dalla fine della seconda guerra mondiale, nazionalisti e populisti disprezzano quest’Europa, se il veleno del nazionalismo penetra nei nostri dibattiti e le nostre democrazie vengono contestate, allora proprio la Germania e l’Italia devono opporvisi con determinazione e porre con altrettanta determinazione le basi per il futuro dell’Europa: in concreto per esempio nella questione dei migranti e per la pacificazione della crisi in Libia. Per questo sono lieto che l’Italia sia ritornata in campo. L’Europa ha bisogno un’Italia forte e attiva, così come di una Germania forte e attiva. Questo non significa dettare legge, bensì consentire soluzioni comuni. Questo richiede la disponibilità ad ascoltare e capire il punto di vista dell’altro. La nostra politica europea va fatta ascoltando, non puntando il dito!

Lei, caro Sergio Mattarella, è il garante della vocazione europea del Suo Paese. Di questo Le sono molto grato. I tedeschi apprezzano molto la chiarezza delle Sue posizioni e la tenacia con cui Lei cerca di mantenere la pace interna ed esterna. Lei professa la fedeltà ai principi e il decoro, il senso della misura e il rispetto. Nei mesi scorsi ha dimostrato più volte con eloquenza quanta forza possono sprigionare il buonsenso e l’equilibrio durante una crisi.

E personalmente sono grato di poter proseguire il nostro scambio amichevole e impronto alla fiducia che ogni volta considero arricchente e – in tempi turbolenti come questi – anche incoraggiante. Ancora grazie di cuore per l’invito a questa visita di Stato! Proprio perché i nostri Paesi hanno così tanti legami, possiamo sempre imparare gli uni dagli altri. Per questo sono qui e per questo domani vado a Napoli, con tanta curiosità: per farmi io stesso un’idea delle difficoltà nonché dell’enorme energia e creatività del Sud.

Napule è mille culure, Napule è mille paure… Viviamo in tempi in cui la diversità e l’apertura, le ambivalenze e le contraddizioni nelle nostre società rappresentano per noi una sfida ed esigono da noi il ripetuto superamento di pregiudizi e fossati. Dobbiamo costruire insieme, Germania e Italia, tali ponti.

Gentili Signore e Signori, leviamo ora insieme il calice e brindiamo alla Sua salute, caro Presidente Mattarella, e all’amicizia tra i nostri due Paesi!

Viva l’amicizia tra Italia e Germania. Salute e grazie mille!».

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Immagine di copertina: Steinmeier e Elke Büdenbender al rione sanità di Napoli, © di Andrea D’Addio

 

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