Quando al Bendlerblock si pianificò di uccidere Hitler

A Mitte, tra il parco del Tiergarten ed il Landwehrkanal, vicinissimo all’ambasciata d’Italia, si trova il Bendlerblock: seconda sede del Ministero federale della Difesa, ma anche  memoriale dedicato alla resistenza tedesca durante il Nazionalsocialismo.

Come mai questo memoriale si erge proprio in quest’edificio, e come mai la strada su cui sorge venne ribattezzata proprio dopo la guerra? Che quella strada oggi si chiami Stauffenbergstraße e che il memoriale della resistenza sia sorto proprio in questa strada all’interno del Bendlerblock non è infatti un caso: qui una mostra permanente documenta il come, il perché, con quali mezzi e pericoli si tentò una resistenza contro la dittatura nazionalsocialista, diventando così un luogo centrale di memoria per la Repubblica Federale. Ma questo non è l’unico evento a cui questo edificio ha fatto da sfondo.

La storia del Bendlerblock 

La storia del Bendlerblock affonda le sue radici al periodo precedente alla prima guerra mondiale: l’edificio infatti prende il nome da un mastro muratore chiamato Johann Christoph Bendler che nel 1800 sviluppò quest’area rendendola edificabile. La marina imperiale acquistò poi i terreni, per riunire le sue sedi sparse per la città. Costruí, così, un vasto complesso di edifici tra il 1911 e il 1914. 

Durante la prima guerra mondiale, è nel Bendlerblock che si pianificarono le operazioni navali dell’impero tedesco ed è proprio qui che, dopo la guerra, le forze armate cercarono di definire il proprio ruolo nella nascente democrazia tedesca. 

A seguito del Trattato di Versailles, le forze armate tedesche diminuirono notevolmente, e anche i comandi supremi dell’esercito e della marina spostarono la loro sede in questo edificio.

Il colpo di stato

Nel 1920, alcuni gruppi reazionari chiamati “Freikorps” tentarono un colpo di stato per ribellarsi alle sanzioni imposte dal Trattato, ed è sul suo ufficio all’interno del Bendlerblock che il generale Hans von Seeckt, per opporsi alla richiesta di intervenire contro la rivolta, pronunciò la frase “le truppe non sparano alle truppe”.

È sempre nelle stanze del Bendlerblock che nel 1933 le forze armate discussero la posizione da prendere nei confronti della cancelleria di Hitler ed è grazie al consenso dei militari di alto rango che il dittatore salì al potere.

Come tutti sappiamo, Hitler si rivelò un tiranno fin dall’inizio, tanto che nel 1934, Hitler ordinò l’uccisione di molti dei suoi oppositori politici: probabilmente fu il terrore scatenato da questi omicidi uno dei motivi per il quale, il Generale Werner von Fritsch, si rifugiò nella sua abitazione nel Bendlerblock, protetto dai suoi soldati. 

Nel 1938, proprio negli uffici del Bendlerblock, iniziò a prendere piede un piano di resistenza, atto a fermare Hitler dall’attaccare la Cecoslovacchia, cosa che poi fece grazie al consenso da parte delle potenze europee.

Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, il Generale Friedrich Olbricht insieme al colonnello Stauffenberg lavorarono nell’ala est del Bendlerblock, ed è al secondo piano che fu elaborato il famoso colpo di stato militare con il tentativo di uccidere il Führer, passato alla storia come “Operazione Valchiria”.

 

Come fallì l’Operazione Valchiria

Bendlerstraße, 21 Luglio 1944: Claus von Stauffenberg  viene fucilato di notte nel cortile interno del Bendlerblock insieme al generale Olbricht e ai suoi compagni, per aver cercato di mettere in atto l’Operazione Valchiria contro Hitler il 20 luglio dello stesso anno. L’attentato fallì, ma il ricordo di quel giorno rimane ancora indelebile sopra il muro d’ingresso di quel cortile, che riporta: “Qui, nell’allora sede dell’alto comando dell’esercito, i tedeschi organizzarono il tentativo di rovesciare il regime nazionalsocialista il 20 luglio 1944. Per questo, sacrificarono la loro vita.”

Il tentativo di eliminare Hitler ebbe luogo nella Wolfsschanze, la cosiddetta “tana del lupo”: il suo quartier generale immerso nella foresta prussiana, nell’attuale Polonia nordorientale. Staufferberg era infatti invitato ad una riunione, al quale si recò con una valigetta piena di esplosivo.

Dopo aver poggiato la stessa sotto il tavolo della sala, lasciò quest’ultima con una scusa e, per assicurarsi della morte del dittatore, assistette all’esplosione, per poi dirigersi in fretta e furia verso il Bendlerblock. Un ufficiale presente alla riunione però si accorse della valigetta e la spostò più lontano possibile dal tavolo, salvando così Hitler che riportò solo alcune ferite, ma non morì.

Come è noto, Hitler subì numerosissimi attentati: Will Berthold nel suo libro “Die zweiundvierzig Attentate auf Adolf Hitler” ne documenta esattamente 42, alla quale il tiranno sorprendentemente sopravvisse. Egli era in realtà ben cosciente del fatto che molti lo avrebbero voluto morto, perciò era consuetidine per lui cambiare programma all’ultimo minuto o disporre di almeno 15 assaggiatrici prima ingerire del cibo, per paura che questo fosse avvelenato. 

Chi era il colonnello Stauffenberg

Un’uomo di bell’aspetto, alto, con gli occhi chiari e i capelli ondulati. Ebbe una gloriosa carriera militare, durante la quale perse la mano destra, due dita della sinistra e persino un occhio: un suo tratto distintivo era infatti quello di coprirsi quest’ultimo con una benda nera. Era cattolico e aristocratico e, occorre dirlo, inizialmente fermamente fedele al regime del Terzo Reich, tanto da ottenere proprio nel ’44 una carica militare di alto livello che gli dava accesso a Hitler. Questo fu il motivo per il quale fu egli stesso a mettere in atto l’Operazione Valchiria.


Il suo attentato è stato uno dei più importanti della storia della resistenza contro il nazionalsocialismo, tanto che il regista Bryan Singer da questa storia ne creebbe un film famosissimo, intitolato proprio Operazione Valchiria, nel quale Tom Cruise interpreta il ruolo del colonnello Stauffenberg.

La stessa Angela Merkel nel 2019, durante una cerimonia dedicata proprio al colonnello, ne ricordò le gesta sottolineando che “ci sono momenti in cui disobbedire può essere un dovere” e che il coraggio di Stauffenberg e dei suoi collaboratori, dovrebbe essere da esempio in un momento storico in cui, ideologie di estrema destra e razziste, sembrano attirare un pò troppi consensi.

Curiosità: la nostra Miss Italia del 1970, Anna Balestri, si è sposata nel 1990 con Frantz Graf Von Stauffenberg, nipote del colonnello Claus Von Stauffenberg.

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