Frauenkirche e la leggenda del Diavolo a Monaco di Baviera

Il Vento del Diavolo, la leggenda che si nasconde dietro la Cattedrale Frauenkirche e che la rende una chiesa molto particolare

di Antonietta Pezzullo

Monaco di Baviera aleggia la leggenda il Vento del Diavolo, presente a quanto pare nella Cattedrale Frauenkirche (1468-1488). L’imponente Chiesa cattolica in stile gotico, voluta da Sigismondo di Baviera  e affidata prima all’architetto Jörg von Halsbach e poi a  Lucas Rottaler, cela una storia sinistra. Oltre alle pregiate sculture, gli organi a canne e la cripta, dove riposano i regnanti Wittelsbach, Ludovico il bavaro e Ludovico III di Baviera.

Una cattedrale dai “natali” un po’ eretici

Le cupole invece, vengono terminate nel 1525 e diventano con la stessa chiesa i simboli del Centro storico. Un’immagine austera della Cattedrale nota anche come Nostra Signora o Dom zu Unserer Lieben Frau, che domina la città.
L’ingresso è caratterizzato dalla Teufelstritt o meglio l’Impronta del Diavolo, come testimonianza della leggenda e delle sue origini. Sembra che il costruttore infatti, avesse il timore di non riuscire a completare l’opera e chiese aiuto al Diavolo, il quale accetta, ma a patto che non avesse le finestre. É famoso il vento che circonda la cattedrale Frauenkirche di Monaco, attribuito all’ira del Diavolo: da qui il nome alla leggenda “il Vento del Diavolo”.

La leggenda

Il Capo Mastro acconsente, ma poi inserisce lo stesso i finestroni e a fine lavoro mostra al Diavolo la Chiesa in un punto sull’altare in cui le finestre non sono visibili. Il Diavolo però, quando si rende conto di essere stato preso in giro schiaccia rabbioso un piede sul pavimento, tanto da lasciare l’impronta per sempre. E provocando con l’ira delle folate di vento, che ancora oggi avvolgono la
Cattedrale, nota appunto per il clima freddo e l’aria indomita. Il progetto del Mastro si rivela sicuramente ben eseguito, un gioiello architettonico impreziosito dai campanili a cipolla alti fino a 99 metri, visibili in qualsiasi punto della città. Una sorta di bussola,
avvolta dall’ombra del diavolo, che ancora oggi offeso, sbuffa nel vento.

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