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Stoa169, il portico nel sud della Germania dove ogni colonna è inventata da un artista diverso e sarà sempre così

Si trova in Germania, a 50 km da Monaco di Baviera, la Stoa169: una vera e propria galleria d’arte a cielo aperto

Nel cuore delle campagne bavaresi, nel piccolo villaggio di Polling, l’artista Bernd Zimmer ha dato forma ad un interessante progetto. L’istallazione parte dalla forma architettonica del portico, costruzione tipica nell’antica Grecia, in cui i filosofi erano soliti passeggiare e discutere le proprie idee con i loro discepoli. Ma la particolarità dell’opera di Zimmer è sicuramente nelle colonne che compongono il portico. Infatti ognuna di queste è realizzata da un artista e rappresenta un unicum; nell’insieme danno vita all’espressione corale di centinaia di maestri provenienti da tutto il mondo. Finora hanno aderito al progetto numerosi artisti, tra cui spiccano i nomi di Herbert Brandl, Peter Halley, Rebecca Horn, Brigitte Kowanz, Erwin Wurm e degli italiani Mimmo Paladino ed Enzo Cucchi. Il progetto è ancora in evoluzione: nella prima fase sono state installate le prime 80 colonne realizzate, le restanti verranno aggiunte gradualmente. Il completamento dell’istallazione è previsto per la fine del 2021. La novità più assoluta è il libero accesso all’opera: non vi sono limitazioni di orario per le visite o biglietti da pagare.

 

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Policromatica e multiculturale: il progetto dietro la Stoa169 

Per comprendere un tanto fine progetto si può partire dall’analisi del suo nome. Il termine stoà deriva etimologicamente dal greco antico: la στοά (lett. stoà) indicava struttura architettonica del portico, ma successivamente ha dato anche nome ad una scuola filosofica, lo stoicismo, fondata da Zenone di Cizio. Il maestro era infatti solito discutere con i suoi discepoli passeggiando al di sotto di un portico dipinto. Inoltre, il numero 169 non è casuale: è il risultato della moltiplicazione 13 x 13, numero sacro nella religione indù.
È nato così un porticato, con 169 colonne, ognuna diversa dall’altra. La forma prescelta da Zimmer per la costruzione è stata quella del quadrato, dal momento che essa non esiste in natura. La Stoa169 si presenta, quindi, in tutto e per tutto come un edificio totalmente artificiale, distaccato dalla natura circostante. Tuttavia, quest’ultima è estremamente presente: può entrarvi attraverso le molteplici aperture create dal colonnato e creare un’atmosfera magica.
Ciò nonostante, Bernd Zimmer, durante la realizzazione del progetto, ha deciso di ridurre le dimensioni del portico, che sarà costituito da un totale di 121 colonne, 11 per ogni lato anziché 13. Gli artisti prescelti inoltre, pur potendo dare sfogo alla propria arte attraverso la colonna, non possono scegliere la posizione di quest’ultima, poiché risulterebbe troppo complicato.
Oltre a tutto ci sono stati anche artisti scelti Zimmer che hanno rinunciato alla loro partecipazione poiché non si sentivano a loro agio nell’espressione della propria arte attraverso il medium della colonna scolpita,  come ad esempio Marina Abramović e William Kentridge. Nonostante ciò gli artisti intervenuti provengono da generazioni artistiche differenti: nella Stoa169 si confrontano artisti ultranovantenni con giovani di vent’anni, creando un’opera d’arte totale (Gesamtkunstwerk), dinamica e multiculturale.

 

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Le parole dell’ideatore del progetto: Bernd Zimmer 

Dalle parole di Bernd Zimmer concesse a Merkur si possono comprendere le motivazioni che hanno spinto la realizzazione dell’opera. «Nel 1990 ho visitato per la prima volta l’India meridionale per visitare i templi indù» ha dichiarato l’artista. «Per raggiungere il centro dei Calderoni si attraversano grandi padiglioni che servono alla meditazione, ma anche per proteggere i pellegrini dal sole e dalla pioggia. Ho notato che ogni colonna è diversa: raccontano storie scolpite nella pietra della famiglia divina, di battaglie e combattimenti, del desiderio e dell’amore.»

Inoltre «il progetto ha chiaramente uno scopo educativo» ha affermato Zimmer in un’intervista con Artribune .« Ci sono ciclisti che si trovano a passare da qui, entrano per caso e magari si confrontano per la prima volta con alcune espressioni artistiche, quali l’arte astratta e quella concettuale oppure con le più “comprensibili” pittura e scultura. Inoltre non si paga l’ingresso, si può venire quando si vuole e non si viene sorvegliati, e tutto ciò ha un valore importante. In linea di principio si potrebbe visitare la Stoa169 anche di notte con la torcia e in quel momento incontrare un capriolo o a una volpe.»

L’artista ha continuato parlando della scelta del coinvolgimento di alcuni artisti italiani: « Sono stato molto felice della loro partecipazione, soprattutto da parte di Paladino che so condurre una vita molto ritirata. Mi sarebbe piaciuto molto che aderisse Giuseppe Penone, abbiamo provato a coinvolgere anche Maurizio Cattelan, purtroppo senza riscontro positivo. L’assenza di Penone mi ha fatto male, ma per l’Italia potremo presto contare su una presenza femminile: Monica Bonvincini.»

Considerando l’emergenza sanitaria che sta colpendo l’intero globo, Zimmer ha espresso dunque la propria opinione personale al riguardo. «Penso che la crisi attuale dovuta al Coronavirus ci accompagnerà a lungo; oggi ha questo nome e domani ne avrà un altro. Trovo che i giovani stiano pagando un prezzo pesante, soprattutto nel come vivere la socialità. Forse il presente mi ricorda il dopoguerra, quando noi bambini di allora non avevamo molte possibilità di svago. Pensi che come unico bambino di confessione protestante della classe, non mi era permesso giocare con i compagni cattolici. Rappresentavo l’eresia in Baviera».

Chi è Bernd Zimmer

Bernd Zimmer nacque nel 1948 a Planegg in Baviera. Completò prima i suoi studi prima in filosofia e poi in storia delle religioni alla Freie Universitat di Berlino, per poi inserirsi nel gruppo di artisti chiamati Neuen Wilden, ovvero Nuovi Selvaggi, neoespressionisti tedeschi attivi negli anni Ottanta in Germania. Nel 1984, dopo esser stato stato cofondatore della Galerie am Moritzplatz – spazio autogestito a Kreuzberg (Berlino) – insieme a Rainer Fetting, Helmut Middendorf e Salomé, si trasferì a Polling. La scelta non fu casuale: oltre alla grande rete museale espressionista sviluppatasi attorno alla zona, a pochi chilometri dal piccolo villaggio si trova Murnau con la cosiddetta Russenhaus, la “casa russa” del celebre pittore russo Wassily Kandinsky. Qui continuò la sua ricerca artistica correlata alla visione di una natura aperta alla totalità. La pittura di Zimmer si muove in bilico fra la rappresentazione del reale e la sua dissoluzione, toccando nella tecnica punti d’astrazione con forme pervase da forza e colori che si squarciano nella tela.

 

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