Il film italiani brava gente e lo stereotipo del “tedesco brutto e cattivo”

Il film “Italiani brava gente” ha stigmatizzato lo stereotipo del “tedesco brutto e cattivo” nella mente dell’Italia del dopoguerra. Ecco come.

Il film di Giuseppe de Santis “Italiani brava gente”, uscito nelle sale cinematografiche nel 1964, è rimasto impresso nella mente del pubblico italiano per aver tematizzato il mito dell’italiano “buono e bravo”, in contrapposizione al “tedesco brutto e cattivo”. Gli italiani venivano quindi in qualche modo assolti dalle colpe della guerra e della dittatura fascista, mentre i tedeschi venivano ritenuti i responsabili di tutte le malefatte belliche e dell’avidità spietata del Reich hitleriano. Ecco come il “mito” è stato rappresentato dal capolavoro del Neorealismo.

L’inizio: gli italiani inconsapevoli

All’inizio della pellicola i soldati italiani si trovano su un treno in direzione Russia. Molti di loro scherzano e sono convinti che il loro contributo sarà veloce ed indolore, perché la Germania di Hitler, loro alleata, ne uscirà sicuramente vincitrice. Il treno si ferma e i soldati italiani si interfacciano con la popolazione rurale russa.

Iniziano a dire di essere “italianski”, ma i russi non rispondono nulla se non “Mussolini”. Loro però quasi respingono quest’associazione al Duce e con bonarietà e ingenuità sperano di fare amicizia con la popolazione locale. Loris Bazzocchi, un ingenuo soldato romagnolo, si imbatte in una bella ragazza russa, che considera come una “Madonna” in una chiesa ormai invasa dalla paglia. Lei si nasconde con un ragazzo che emerge dal cumulo di fieno. Il colonnello entra in perlustrazione e trova il ragazzo russo che verrà subito ucciso dai tedeschi.

I tedeschi spietati

I soldati italiani vengono raggiunti dagli alleati tedeschi. In un primo dialogo il soldato Sanna suona un’armonica e allora il tedesco gli dice di suonare “perché gli italiani sono bravi a fare la musica, non la guerra”. Viene intonata l’Internazionale come sorta di “captatio benevolentiae”. Il tedesco ordina ai russi di cantare tutti insieme. Così Sanna si approccia ad uno di loro quasi in segno di aiuto, ma il soldato tedesco lo ferma subito dicendogli “Niente debolezze”.

I tedeschi pensano che gli italiani siano troppo “molli” per farsi valere, così durante un’attraversata i tedeschi decidono di fare fucilare agli italiani i loro prigionieri “sovversivi”. Il comandante italiano chiede loro di risparmiare la ragazza russa, ma i tedeschi sono risoluti a non risparmiare nessuno dei loro nemici. Gli italiani non fucilano la ragazza che scappa inseguita da Loris, che viene ucciso dai bombardamenti.

Italiani brava gente

Nell’accampamento italiano arriva il comandante Ferro Maria Ferri, che si ritiene “una fascista della vecchia guardia” e vuole sterminare il nemico, come volevano l’ideologia hitleriana e mussoliniana. Ferri si scontra con il colonnello Sermonti, che al contrario, ha a cuore la vita dei suoi commilitoni. La bonarietà italiana è espressa dal partigiano russo che chiede loro di aiutare un suo amico in fin di vita perché “gli italiani sono brava gente”. Manda un medico in aiuto, con la promessa di farlo tornare sano e salvo. I russi avevano intenzione di mantenere la loro promessa, ma sfortunatamente i tedeschi  li colpiscono senza esitazione.

Il finale

Il fronte è ormai bloccato. Migliaia di soldati italiani patiscono il freddo dell’inverno russo, ma nonostante questo sperano di tornare a casa. Tra le due fazioni c’è una fase di stallo e i russi non hanno intenzione di indietreggiare. Gli italiani sanno che senza l’aiuto dei tedeschi non potrebbero mai resistere agli attacchi russi. L’inevitabile battaglia assume i contorni dell’assurdo. Ha luogo per un coniglio morto, conteso tra russi e italiani. Il toscano Collodi si offre di prenderlo, ma un suo compagno spara al soldato russo, facendo innescare una battaglia senza pietà.

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