Romano Guardini al Premio Erasmo, https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Guardini_al_premio_Erasmo.jpg, CC 4.0

Romano Guardini, il teologo italo-tedesco che ispirò Sophie Scholl e la Rosa Bianca contro il nazismo

Romano Guardini, il teologo che si oppose al nazismo e fu un modello per la Rosa Bianca, è considerato uno dei rappresentanti più significativi della Chiesa cattolica del XX secolo.

A ispirare il noto movimento anti-nazista della Rosa Bianca fu un teologo italiano naturalizzato tedesco. Il suo nome è Romano Guardini e la sua storia va molto al di là dell’opposizione a Hitler. Definito il “Padre della Chiesa del XX secolo” dalla sua biografa Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz, è autore di scritti che vengono tuttora letti e studiati nelle università. Guardini è infatti considerato uno dei più significativi rappresentanti della filosofia e teologia cattolica. Ha ricevuto moltissimi riconoscimenti, come il premio della pace dagli editori tedeschi (1952), la laurea in filosofia honoris causa dall’università di Friburgo (1954) e il premio Erasmo (1962).

Romano Guardini e l’influenza sui membri della Rosa Bianca

Giovane, ardente, breve, piccola resistenza. Così viene descritta la Rosa Bianca, uno dei più noti movimenti contro il nazismo. Giovane perché i componenti erano poco più che ventenni; ardente perché la loro azione politica fu particolarmente attiva e controcorrente, ma breve e piccola perché il tentativo durò soltanto un anno. Spesso tralasciato, ma rilevante è però il retroterra ideologico, il contesto di valori da cui provenivano i ragazzi della Rosa Bianca. Si tratta, infatti, di un ambiente miracolosamente scampato alla follia nazista e sorretto da maestri e pensatori di spicco. Tra questi, appunto, il teologo Romano Guardini, i cui scritti diventarono un supporto per i membri del gruppo. I suoi testi circolavano già da tempo nella casa di Sophie e Hans Scholl, due degli attivisti più importanti della Rosa. Funsero da modello proprio perché esprimevano una chiara opposizione al nazionalsocialismo. Il teologo rappresentò in un certo senso la voce spirituale alla base della formazione di questi giovani. La lettura delle opere di Guardini fornì loro la spinta morale per coniugare spiritualità con azione sociale e politica.

Gli anni della giovinezza e la conoscenza dei Quickborn

Romano Guardini nacque a Verona il 17 febbraio 1885, ma visse tutta la sua vita in Germania. Aveva solo un anno, infatti, quando la sua famiglia si trasferì a Magonza per il lavoro del padre. Lì trovò la sua vera vocazione nel sacerdozio e terminò gli studi in teologia. Un anno importante per Guardini fu il 1920, quando conobbe il gruppo dei giovani del Quickborn. Questo fervente movimento cattolico, che aveva sede nel castello di Rothenfels sul Meno, proponeva una visione religiosa più incentrata sulla coscienza e sull’etica della responsabilità. Guardini rimase molto impressionato dalla volontà di rinnovamento spirituale e culturale dei giovani di Rothenfels e, inevitabilmente, ne riprese il pensiero.

L’opposizione al nazismo e le idee spirituali

Dopo gli studi, Romano Guardini cominciò ad insegnare all’Università di Berlino, dove si fece riconoscere per la passione con cui preparava le sue lezioni. Apprezzato è il modo con cui il teologo riusciva a coinvolgere i suoi uditori, inducendoli a pensieri a cui non erano abituati e ad un modo di ragionare nuovo. Non c’è da stupirsi se il nazismo vide ben presto in lui un pericoloso nemico. Nel 1939 venne infatti allontanato dall’Università e costretto a ritirarsi a Mooshausen. Alla fine della guerra pubblicò un saggio in cui mise in evidenza i caratteri del nazismo, la loro perversità, e suggerì quella che per lui era l’unica soluzione possibile per la Germania e l’Europa: ritrovare le proprie origini. Scrisse Guardini nel saggio: «Se il nazismo avesse trionfato, l’Europa sarebbe scomparsa; l’Europa non come realtà geografica ma spirituale».

Il lascito di Guardini al mondo contemporaneo

Nel 1948 l’Università di Monaco chiamò Guardini ad insegnare e lì lui rimase fino al 1962, quando decise di lasciare l’insegnamento per assumere la posizione di emerito. Nel 1949 in Italia uscì Il Signore, la sua opera più letta e apprezzata, quella che lui stesso amava di più. Sotto il pontificato di Paolo VI gli venne offerta la nomina cardinalizia, che Guardini rifiutò perché l’immagine della Chiesa di allora non combaciava con quella del suo pensiero e del movimento che aveva guidato. Visse sempre a Monaco di Baviera, dove morì il 2 ottobre 1968.  Molti anni dopo, nel 1994, la casa editrice Morcelliana, che aveva già pubblicato numerosi dei suoi scritti, tradusse anche un suo testo del 1945 intitolato La Rosa Bianca. Qui sono raccolti due suoi discorsi: non semplici orazioni accademiche, ma impegnate meditazioni sul senso di un’esistenza cristiana di fronte alle situazioni-limite della vita politica. I giovani della Rosa Bianca sono poi diventati un modello della concezione cristiana dell’azione politica. Un esempio di come rispondere alla coscienza fino al «martirio» quando il potere totalitario e assoluto usurpa l’inalienabile libertà della persona.

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In copertina: Romano Guardini al Premio Erasmo (1962), da WikimediaCC BY-SA 4.0

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