“Io, pittrice e designer, a Berlino sono riuscita a esprimere completamente la mia arte”

A tu per tu con Caterina Carraro, giovane pittrice e graphic designer di Dolo in provincia di Venezia, che a Berlino è riuscita a esprimere completamente la propria arte

“Sono nata nel 1993 a Dolo in provincia di Venezia, cresciuta rigorosamente a spritz e tramezzini. Provengo da una famiglia di gran lavoratori, i miei genitori sono sempre stati dediti al senso del dovere sacrificando entrambi la loro vena creativa, alla quale però davano veramente spazio solo dopo giornate di duro lavoro. Sono sempre stati dannatamente creativi con energia da vendere:  ricordo che mia madre usava dipingere coloratissimi paesaggi realistici, mio padre invece sperimentava con dipinti surreali, incisioni e sculture in cemento. All’arte però non era concesso essere più di un hobby”. Per Caterina, invece, la pittura e la creazione artistica era molto di più di un hobby da coltivare nel proprio tempo libero. Era una necessità attraverso la quale potersi esprimere completamente.  “A differenza dei miei genitori, ho sempre lottato per poter intraprendere studi che mi permettessero di esprimere le emozioni attraverso le immagini. Ho frequentato ragioneria, seguendo il volere della famiglia. Lì ho sviluppato il mio acuto senso grafico con un’assidua impaginazione di bigliettini. In seguito ho conseguito una laurea in Graphic&Industrial Design a Padova, che poi ho sfruttato una volta trasferita a Berlino, nello sviluppare Brand e User Experience Design.

“Ho scelto di trasferirmi a Berlino per la sua anima underground ed LGBTQ friendly. Ho scelto di rimanerci per gli stimoli artistici che questa città continua a darmi”

Caterina si è trasferita a Berlino nel 2017. Come ci racconta ha scelto la capitale tedesca “per la sua anima underground ed LGBTQ friendly, per l’innovazione tecnologica che le aziende vantavano e per il consequenziale tenore di vita che una volta assunta avrei raggiunto. Decisi di trasferirmi con un mio vecchio amore e poi ci raggiunse anche la mia migliore amica. Ad oggi l’unica che sia rimasta è Berlino. Nonostante mi manchi l’Italia, resto in Germania perché a livello lavorativo c’è molta più meritocrazia. Attualmente gli stimoli artistici e l’accessibilità alla cultura sono le motivazioni per cui ho deciso di restare”. Appena arrivata in città Caterina è stata assunta in una startup tecnologica berlinese dove “mi sono fottuta il cervello lavorando come unico designer responsabile del prodotto e del brand.

Quando abbiamo iniziato eravamo in 8 dipendenti, ed il prodotto non era ancora online, il che significa che lo abbiamo progettato e sviluppato da zero. Nel corso degli anni i  prodotti sono diventati due, brandizzati e venduti con crescita del 900% ed investimenti di 38ml. Lavoravo in un team con ingegneri informatici super nerd, project managers tedeschi (in tutti i sensi), ragazzi del marketing che se la tiravano e fondatori smart col sogno di realizzare la loro seconda fintech-company. Riuscivo a sfogare la mia creatività visuale progettando delle illustrazioni che però avevano una valenza prevalentemente commerciale”.

Parallelamente al suo lavoro, Caterina ha sempre continuato a dipingere, soprattutto per “decomprimere lo stress mentale che può derivare dal lavorare in una startup tecnologica”. E in questo un luogo particolare a Berlino l’ha aiutata a esprimersi liberamente. “Ho sempre amato follemente i ‘sabato pomeriggio’ al folcloristico Görlitzer park. Amo recarmici rigorosamente in compagnia di un’ album da disegno e della mia immaginazione: non puoi sentirti solo quando sei circondato da anime non giudicanti e qualche suonatore di strada”.

“Con l’avvento della pandemia ho deciso che la mia vera strada era realizzare esclusivamente i miei dipinti, sperimentazioni immaginifiche rappresentazioni di ‘Guman’. Attraverso le mie opere voglio abbattere le divisioni di genere”

“All’avvento del COVID ho raggiunto la consapevolezza che la mia esperienza nel settore tecnologico era giunta al termine. Da quel momento ho finalmente deciso di dedicare le mie giornate alla produzione artistica. I miei dipinti sono sperimentazioni immaginifiche, rappresentazioni di “Guman”, organismi unicellulari evoluti, frutto della mia interpretazione delle fabule speculative di Donna Haraway, delle ”Città invisibili” di Italo Calvino e delle teorie sulla sopravvivenza genetica di Richard Dawkins”. Caterina ci spiega inoltre quale è il fine ultimo della sua produzione artistica che non è fine a se stessa, ma persegue un preciso scopo. “Vorrei che il mio lavoro divenisse pretesto per la discussione sulle problematiche odierne, propongo quindi queste icone perlacee che possano indurre la curiosità, l’attrazione e il piacere visivo dell’osservatore. Le mie sfere si mostrano differenti dall’attuale catalogo umano e, proprio per questo, tentano di abbattere le divisioni di genere della società contemporanea, proclamando il femminismo moderno”.

Inoltre la creazione artistica di Caterina non vuole limitarsi alla rappresentazione su tela. “Progetto di sperimentare con dipinti materici e forme 3D come sculture ed installazioni. Mi piacerebbe far diventare i Guman delle esperienze reali, non solo visioni su tela. Attualmente il mio appartamento è adibito ad Atelier ma molto presto avrò uno studio dove poter abbattere le regole”.

“Sicuramente la mia scelta di rimanere a Berlino è stata dettata anche dalla differenza con cui vengono trattati gli artisti emergenti qui rispetto che in Italia”

“La differenza di trattamento tra le gallerie d’arte italiane e quelle berlinesi è, a mio parere, sostanziale. Il prezzo richiesto agli artisti emergenti per esporre in Italia è notevolmente superiore che in Germania, cosa che rende il mondo dell’arte ancora più elitario, soprattutto per chi, come me, è all’inizio della sua carriera. Sono rimasta davvero stupita quando per esporre a Venezia mi hanno chiesto quasi 400 euro per esporre un dipinto. A Berlino, invece, vengono chiesti 80 euro per uno spazio di tre metri quadri a Berlino. Credo fermamente che se non mi fossi trasferita a Berlino oggi la mia vita sarebbe completamente diversa, gli stimoli che mi da questa città mi permettono di conoscere costantemente nuove persone, cose ed approcci alla vita. Non rimpiango la mia scelta perché la conoscenza è ciò che ci rende liberi”.

Fino al 26 giugno 2021 uno dei dipinti di Caterina sarà esposto presso la Haze Gallery in Bülowstrasse 11 nel quartiere di Schöneberg.

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 Immagine di copertina: Caterina Carraro con una delle sue opere

 

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