Autoritratto con pelliccia, storia del capolavoro di Albrecht Dürer

Il dipinto di Dürer, uno dei massimi esponenti della pittura tedesca rinascimentale, è l’ultimo ed il più celebre dei suoi tre autoritratti.

Albrecht Dürer, autore e soggetto principale dell’opera, ritrae sé stesso con lo sguardo rivolto verso lo spettatore. Il dipinto è custodito dal 1805 all’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera. L’Autoritratto con pelliccia è datato 1500, anno in cui Dürer raggiunge i 28 anni di età, che, secondo la visione medievale, rappresentano la soglia tra giovinezza ed età adulta. L’autore, quindi, dimostra consapevolezza della propria evoluzione artistica. La frontalità e la simmetria della rappresentazione e la mano destra che accenna ad un gesto benedicente rimandano al modello iconografico del Cristo salvatore del mondo, il Salvator mundi (1465-1475 circa) di Antonello da Messina. L’impronta religiosa che risulta dall’immagine di Dürer nel ruolo di creatore, simboleggia la provenienza divina del pensiero creativo. L’intenzione di Albrecht Dürer è valorizzare la propria identità di artista e intellettuale, in un periodo in cui la distinzione tra pittore e artigiano non era ancora definita.

 

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Una lettura dell’opera più approfondita

La figura del giovane Dürer crea un contatto diretto con lo spettatore, ribadendo la forza della sua personalità. Lo sfondo nero non permette di ambientare l’opera in uno spazio o, addirittura, in un tempo precisi, per cui l’immagine dell’artista sembra avvolta da un’atmosfera mistica. Alla destra di Dürer, si leggono la data di realizzazione dell’opera e il monogramma dell’artista. Alla sua sinistra, invece, la frase “Io Albrecht Dürer di Norimberga, all’età di ventotto anni, con colori appropriati ho creato me stesso a mia immagine”, che conferma l’accostamento dell’artista al divino, riprendendo le parole della Genesi 1, 26-28. Grazie ad Albrecht Dürer, ai suoi studi ed ai suoi viaggi, le culture del Nord e del Sud Europa sono entrate in contatto, e la cultura nordica ha assunto caratteri moderni. È stato elogiato da Erasmo da Rotterdam ne Le lettere a Pirckheimer, da Giorgio Vasari dalla sua opera Vite ed ha influenzato l’arte dei secoli successivi.

L’arte dopo Albrecht Dürer

L’artista di Norimberga è il primo a dipingere i propri autoritratti come quadri autonomi. Questo genere di pittura, infatti, si diffuse solo dal secondo Rinascimento. Prima di Dürer, alcuni pittori avevano già ritratto sè stessi, ma non come soggetti principali. L’artista compie due viaggi in Italia, ed ha notevole influenza sulla pittura nostrana. Grandi artisti quali Pontoro, Raffaello, i Carracci, e Caravaggio, infatti, hanno tratto ispirazione e tecniche proprio da Dürer.

 

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Immagine di copertina: Autoritratto con pelliccia di Albrecht Dürer, 1500.

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