Niente costumi, ora le sarte dell’Opera di Berlino cuciono mascherine

Alla Staatsoper Unter den Linden di Berlino, sarte e assistenti della prestigiosa istituzione hanno iniziato a cucire mascherine protettive al posto dei costumi di scena

Succede anche al teatro dell’Opera di Stato di Berlino: due dozzine tra sarte e assistenti hanno deciso di dare una mano cucendo mascherine per chi ne ha più bisogno. Come diverse altre istituzioni culturali della capitale, la Staatsoper Unter den Linden ha dovuto chiudere temporaneamente al pubblico per l’emergenza Covid-19. Tuttavia, nel reparto costumi dell’Opera si continua a cucire. La Staatsoper ha accettato infatti di sfruttare le competenze del proprio reparto costumi in seguito alla proposta del sindaco di Berlino Micheal Müller e della senatrice dell’Economia Ramon Po. L’idea consiste nel permettere all’industria tessile di non chiudere totalmente, consentendo loro di lavorare per produrre mascherine ed indumenti protettivi particolarmente richiesti in questo periodo. Rimanendo aperte, le aziende garantiscono un ulteriore rifornimento, mantenendo anche i loro dipendenti occupati. L’Opera di Stato di Berlino ha deciso di fare così la sua parte producendo mascherine protettive, pur sempre seguendo le misure di sicurezza. «Dato che il nostro teatro dell’Opera è attualmente chiuso, ne abbiamo la capacità. Ed è bello poter dare un tale contributo alla società in questa crisi», ha dichiarato la costumista Birgit Wentsch.

Le mascherine vengono cucite secondo specifiche istruzioni

Offrendo una protezione di base, le mascherine risparmiano la sempre più scarsa disponibilità di maschere mediche che garantiscono una protezione completa contro il virus. Quest’ultime sono infatti destinate specialmente al personale ospedaliero in prima linea e ai più bisognosi. Ogni mascherina per il viso prodotta al teatro dell’Opera impiega circa 20 minuti per essere cucita e il reparto costumi prevede di finirne oltre 1.000 entro la prossima settimana. «Avevamo delle specifiche indicazioni su come dovevano essere e poi abbiamo sviluppato un taglio. Il materiale deve essere a prova di ebollizione e traspirante. Così abbiamo deciso per un misto cotone-poliestere», spiega Wentsch. Queste devono infatti essere adatte alla sterilizzazione per consentire futuri nuovi utilizzi. Una volta prodotte, le mascherine saranno consegnate ai vigili del fuoco, alla polizia, alle case di riposo e di cura. Anche altri teatri, tra cui il Grips Theatre, la Komische Oper, il Maxim Gorki Theatre e il Theatre an der Parkau, hanno aderito all’importante iniziativa.

I quattro teatri dell’opera di Berlino

A Berlino si concentrano varie istituzioni operistiche, che la rendono un luogo dotato di un enorme potenziale artistico. A Mitte, la Staatsoper Unter den Linden prende il nome dal viale in cui è sita. Il 7 dicembre 2017 ha celebrato il suo 275esimo anniversario. Il suo programma va dalle opere barocche come L’Orfeo di Claudio Monteverdi alle pièce più celebri della letteratura classica, romantica e moderna, fino ad arrivare alle première di compositori contemporanei. A Charlottenburg si trova invece la Deutsche Oper. Il prestigioso teatro, una volta situato nella parte ovest della città, è stato ricostruito nel 1961 in chiave moderna ed elegante dall’architetto Fritz Bornemann. La sua offerta operistica presenta soprattutto un repertorio classico del XIX secolo. In Behrenstraße (a Mitte) si ha la Komische Oper. Dagli anni Venti ha definito lo scenario di intrattenimento internazionale con la messa in scena di operette, opere buffe, spettacoli di varietà e balletti. L’approccio cabarettista della Komische Oper l’ha resa più fruibile a tutti. Infine, si ha la Konzerthaus Berlin, sala da concerto aperta nel 1821. Qui Beethoven eseguì nel 1826 la prima berlinese della Sinfonia n. 9 e Wagner diresse il suo Olandese Volante. La Sala Grande ospita un organo Jehmlich che è in grado di produrre complesse sinfonie che lo rendono adatto a ogni varietà musicale.

Leggi anche: “Guida ai quattro teatri dell’opera di Berlino

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 Immagine di copertina: © Pixabay – CC0

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