Goodbye p***e of s**t, il nuovo murale dedicato a Trump al Mauerpark di Berlino (già purtroppo imbrattato)

Senza filtri ma con tanti colori: è così che la street art si esprime per salutare Donald Trump

“Addio, pe*** di me***!” è quanto si legge nel nuovo murale apparso nel Mauerpark  di Berlino dove, ancora oggi, si trova una parte del Muro di Berlino costruito nel 1961. Se un tempo quella del parco rappresentava la “striscia della morte”, oggi è una zona piena di vita che, oltre a configurarsi come luogo di svago, dà ai graffitari la possibilità di esercitare il proprio talento, proprio come fa Eme Freethinker: l’autore del murale, infatti, unisce l’utile al dilettevole, coniugando le sue doti e la sua passione con la sua libertà di espressione.

È con quest’opera che l’artista ha salutato l’ormai Donald Trump dopo lo spoglio elettorale al cardiopalma della scorsa settimana. L’evento ha scaturito numerose reazioni in tutto il mondo, sia da parte di chi è rimasto deluso dall’esito delle elezioni, sia da parte di quelli che, invece, hanno tirato un sospiro di sollievo. Eppure, c’è anche chi non ha preferenze tra uno dei due candidati a presiedere la Casa Bianca ma, piuttosto, denigra entrambi. Questa sembra essere la posizione espressa da Eme Freethinker nel suo murale. Il graffitaro, infatti, rende ben chiara la sua opinione su Donald Trump tramite una definizione che toglie ogni dubbio. Tuttavia, non sembra pienamente convinto del cambiamento appena avvenuto. Nel murale, infatti, il volto di Trump è incorniciato da una seconda scritta che riporta “…ma repubblicani e democratici rappresentano lo stesso male!”, quasi a voler dire che sì, parte del ‘marcio’ dell’America è svanito insieme a Trump, ma il nuovo Presidente non farà di meglio.

Purtroppo già due giorni dopo la sua creazione, il murale di Eme Freethinker è stato imbrattato con la scritta: “Trump is my president'”.

Trump Murale Vandalizzato

Trump Murale vandalizzato © Emmanuele Contini

Le origini del “libero pensatore”

Se le idee di Eme Freethinker vengono rese esplicite dai suoi murales, le cui foto fanno il giro del mondo virtuale, il suo profilo personale, invece, può, attualmente, solo essere abbozzato. Riguardo il suo nome d’arte, “Eme” deriverebbe dall’iniziale di monkey poichè sembra che da bambino adorasse arrampicarsi sugli alberi, mentre “Freethinker” non lascia spazio all’interpretazione, evidenziando la sua volontà di esprimere liberamente i suoi pensieri le sue ideologie.

Il suo nome di battesimo è Jesus Cruz Artiles. Di origini domenicane, è nato e cresciuto nel quartiere di Cristo Rey, a Santo Domingo e si è trasferito in Germania da cinque anni, prima a Friburgo e poi a Berlino dove, da due anni, vive con la moglie. Come specificato da lui stesso nel suo profilo Facebook e in un’intervista all’emittente ispanoamericana Cachicha, Jesus pratica l’arte dell’aerografia e dei graffiti, riuscendo a fare della sua passione, un lavoro. La sua arte proviene dalla città natia dove, come egli afferma, ci sono «tante capacità ma poche opportunità», al contrario dell’Europa che gli ha dato la possibilità di crescere professionalmente. Attualmente, fa parte di una scuola teatrale e, per creare un’associazione composta da veri e propri “artisti dei graffiti” avrebbe bisogno di una maggiore notorietà.

Considerato il valore delle sue opere d’arte dal punto di vista turistico, oltre che da quello culturale, Jesus si augura di poter riportare la sua arte proprio nel posto in cui è nata. La sua patria, infatti, verrebbe ampiamente valorizzata anche se, come afferma ironicamente, i suoi compatrioti sarebbero dei validi concorrenti. Eme Freethinker chiude l’intervista facendo un appello al Ministero dello Sport, con la richiesta di ristrutturare il quartiere del Caliche in cui, da bambino, giocava a basket: «oggi è distrutto, e ci sono molti ragazzini che non vedono l’ora di tornare a giocare lì”. Insomma, è un libero pensatore, altruista e fortemente legato alle sue radici».

                     

Anche George Floyd nella galleria d’arte del Muro di Berlino, in cui Eme Freethinker rappresenta le dure verità della nostra contemporaneità

Come dichiarato in un’altra intervista per la Agencia Efe «Quella dei graffiti è sempre stata un’arte provocatoria, incisiva, che rappresenta quasi sempre quello che sta succedendo», ed è proprio partendo da questi concetti, che Eme Freethinker porta avanti il suo progetto. Un progetto fatto di verità e di trasparenza, quello testimoniato dai murales che compongono la galleria realizzata lungo il Muro, nei quali si evidenzia anche una grande attenzione per la contemporaneità, come testimoniato dal murale dedicato a George Floyd. Il 25 maggio 2020 l’uomo è morto a causa di un intervento fisico eccessivamente violento effettuato da alcuni ufficiali della polizia di Minneapolis che lo hanno tenuto immobilizzato a terra per 8 minuti e 46 secondi, portandolo al soffocamento. Il caso ha scatenato violente proteste in tutto il Paese e solo quattro giorni dopo, il 29 maggio, Eme Freethinker ha realizzato la sua opera d’arte in cui ha riportato le ultime parole di George Floyd: “I cant’ breathe”. L’artista non ha esitato a raffigurare l’accaduto sul Muro di Berlino, in memoria della vittima e come promemoria di un evento che non dovrà più ripetersi ma che, nel bene o nel male, deve essere ricordato.

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Video: intervista da Youtube di Cachicha

© Grafitti des Kuenstlers Eme Freethinker mit Bild von US Praesident Donald Trump und Schrift ‘Goodbye Piece of Shit’ in Mauerpark in Berlin am 12. November 202 – www.emmanuelecontini.com

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