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“A tutti quegli italiani in Germania che nei forum su Fb sanno solo criticare il loro nuovo paese”

Le considerazioni di Diego Dossena*, trasferitosi nel 2018, sulla legittimità di tanti appunti che molti italiani muovono alla Germania

Ho fatto ingresso in un forum di Italiani in Germania su Facebook solo pochi mesi fa anche se sono in Germania da due anni. Vivo a Kaiserslautern, Palatinato, se a qualcuno può interessare. Quanto segue vuole essere solo un piccolo sfogo, un appunto se volete, senza che nessuno se ne abbia a male.

La mia frustrazione parte dal leggere tanti commenti sempre e solo negativamente critici verso la Germania. Alcuni esempi.

– In Germania il clima è freddo.

Beh, che la Germania stia a nord dell’Italia e che in genere andando verso nord il clima tenda ad essere più freddo non mi pare questa grande novità.

– I tedeschi sono freddi.

Hanno una mentalità diversa, ma ci sono comunque molti tedeschi gentili e disponibili. Magari non ti accolgono abbracciandoti e sbaciucchiandoti sulle guance, ma meglio una disponibilità che sia di sostanza piuttosto che di semplice forma o di facciata.

– Il cibo fa schifo.

Anche qui, se uno pensa di poter mangiare come a casa propria, forse avrebbe fatto meglio a non lasciare mai il paesello e la pummarola di casa sua. Si mangia diversamente, come negarlo? I gusti sono diversi, ma ci si può abituare, per brevi periodi si adeguano anche i miei genitori ultra-settantenni, quando vengono in visita. Senza contare che praticamente tutti i prodotti italiani sono facilmente reperibili a prezzi normali.

In sintesi, cosa viene imputato alla Germania?

A me sembra che l’accusa sia riassumibile in una frase: “di essere diversa dall’Italia”. Ma va? Davvero? E chi l’avrebbe mai detto? Ci sarà un motivo se si chiama Germania, Deutschland e non Italienland (per dire).

Esiste una verità fattuale, cioè che sta nei fatti e non nella mia testa: bisogna adeguarsi per vivere in un Paese straniero, vale per la Germania come per qualsiasi altro Stato.

È facile? No, assolutamente! È breve? Per niente, è un processo lungo e spesso faticoso. Ne vale la pena? Se siamo a vario titolo andati via dall’Italia, immagino che tutti avessimo le nostre buone ragioni (diverse per ciascuno), quindi penso che la risposta sia sì, almeno il tentativo vale la pena.

La Germania non è certo l’Eldorado, ma è un’opportunità che ci siamo scelti e che in qualche modo la Germania ci ha dato (altrimenti nisba).

A volte pensiamo che la Germania sia il Paese del Bengodi, dove tutto è in qualche modo dovuto.

A me giuro sale il sangue agli occhi quando leggo post di gente che ancora non si è trasferita e la prima cosa che chiede non è il lavoro, non sono le opportunità, non i consigli su come trasferirsi e cercare una sistemazione…No! Sono i sussidi! Che rabbia mi monta quando leggo certe cose!

Se pensate che la Germania sia una vacca grassa da mungere, statevene a casa!

Primo perché la vacca non è più così grassa come in passato, la crisi è stata globale e qualche strascico si percepisce anche qui, secondo perché qui nessuno vi regala niente e – se non sapete almeno una base di tedesco rischiate di essere  inesorabilmente emarginati. Allora sì che la vita in Germania vi sembrerà un dannato inferno. Forse qualcuno di voi crede che i nostri emigranti di tanti decenni fa, che sono saliti in Germania a tirare la leva in fabbrica, venendo trattati alla stregua di gentaglia, non abbiano fatto fatica? Eppure sono quelle persone che adesso sono infinitamente grate alla Germania, perché ha dato loro la possibilità di crearsi un futuro. Non l’ha regalato, perché nessuno regala niente, ma ha fornito loro l’opportunità per costruirsi una vita col lavoro. Per comprarsi una casa, per crearsi una famiglia, per far crescere qui i loro figli, per godersi la meritata pensione dopo il duro lavoro.

La Germania è una sfida per chi ci crede o per chi non ha più niente da perdere.

Nessuno ti giudica per il tuo passato, ma per la voglia di fare che hai e per quello che eventualmente sai fare. Forse è questo il più grande merito della Germania. Pensate a questo, non ai sussidi, che quelli vi potrebbero sempre servire se le cose andassero male o nel caso di temporanee difficoltà. Ma datevi da fare, imparate almeno un po’ la lingua, cercate, siate curiosi…e non cercate un duplicato della nostra cara Italia. Non lo troverete qui, purtroppo o per fortuna.

 

*Diego Dossena, 34 anni, giurista mancato, si è trasferito in Germania nel 2018 un po’ per scelta ed un po’ per amore. Attualmente vive a Kaiserslautern, cittadina nella foresta del Palatinato, lavorando come Support Manager per una ditta IT. Tifoso del Milan ed anche del FC Kaiserslautern (“non potrebbe essere altrimenti”), arbitro di calcio, donatore di sangue, curioso, appassionato di viaggi e di lingue straniere (ne parla tre, il tedesco ha iniziato a studiarlo alle medie).

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Photo Cover: © jensschoeffel on Pixabay CC 0

4 commenti
  1. Serena Salvatore
    Serena Salvatore dice:

    Caro Diego Dossena, condivido pienamente il tuo bellissimo articolo. Complimenti!
    “La Germania è una sfida per chi ci crede o per chi non ha più niente da perdere” e per me lo stata. Sono appena rientrata in patria dopo 5 anni trascorsi in Germania a Berlino. Una bella esperienza (tra alti e bassi, difficoltà, successi e insuccessi lavorativi e non solo) ma come scrivi tu … bisogna darsi da fare, mettersi i gioco e essere curiosi.
    Un caro saluto
    Serena Salvatore

    Rispondi
  2. maurizio spada
    maurizio spada dice:

    Un articolo fin troppo tenero nei confronti delle ultime generazioni di italiani che poco o nulla hanno da spartire con le prime ondate migratorie , quando salire a lavorare in Germania significava davvero scappare dalla fame e dalla miseria del dopoguerra e affrontare non solo il freddo (allora sì intenso) ma anche la diffidenza, la chiusura e persino il razzismo di un popolo ancora scosso dalla disfatta e dalla distruzione, lacerato dalla vergogna e dai sensi di colpa, ma sicuramente arrogante nei confronti di chi, oltre che povero e meridionale, portava il marchio di vigliacco e voltagabbana. Se le cose sono cambiate lo si deve soprattutto a chi ha lavorato per la costruzione di una nuova Europa pacifica e senza frontiere, accomunata dalla storia, dall’ arte e dalla cultura. Ma questo spesso si dimentica, o proprio non si sa.

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  3. Maria Antonella
    Maria Antonella dice:

    Carissimo Diego Dossena, condivido in toto l‘ analisi. I miei genitori sono emigrati nel 1956 e quello che dici é vero! Sono stati tempi durissimi anche per le vecchie ondate migratorie, spesso dotate con meno lauree ma con più dignità. Penso che sia fallace pensarla all‘italiana mentre si vive in Germania. Questo paese ha le sue regole ed esige al loro rispetto.

    Rispondi
  4. Camilla
    Camilla dice:

    Concordo appieno. Ho vissuto e lavorato in Germania per 3 mesi. Ero affascinata dalle differenze culturali che affioravano nella quotidianità coi miei colleghi tedeschi. Onestamente il buon cibo non mi è mai mancato e ho trovato tutti i tedeschi con cui ho avuto a che fare molto gentili e disponibili: il fatto che certi comportamenti fossero diversi o apparissero molto diretti non incideva sulla loro cortesia, ho semplicemente preso atto che i modi di esprimersi cambiano a seconda di dove ti trovi (anzi, aspettatevi di ricevere un onesto parere da loro quando chiedete consigli, quando in Italia spesso la gente cerca di “non offendere”). E’ un paese dove il duro lavoro paga, e appena dimostri buona volontà la gente attorno a te inizierà ad aprirsi e fidarsi.
    Se avessi di nuovo la possibilità di tornare in Germania a lavorare, lo farei di sicuro. Siate aperti alle culture degli altri paesi e sarete molto soddisfatti delle esperienze fatte in terra straniera.

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