Museo a Berlino

A Berlino c’è una mostra sui martiri che accosta i terroristi islamici a Socrate e Martin Luther King

In un’installazione artistica nel quartiere di Kreuzberg anche i terroristi islamici vengono presentati come martiri.

Quanto può risultare fuori luogo accostare l’artefice della strage del Bataclan di Parigi alla figura di Martin Luther King? Ha senso considerarli entrambi “martiri”? Nel cuore di Berlino, per la precisione nel quartiere di Kreuzberg, un collettivo di artisti ha realizzato un’installazione raffigurante alcuni “martiri” della storia, cioè personaggi che hanno sacrificato la propria vita per difendere una causa importante. Tra le personalità rappresentate figurano anche alcuni terroristi islamici.

Märtyrermuseum

La mostra Märtyrermuseum, organizzata nell’ambito del Nordwind Festival, consiste in un’installazione artistica raffigurante alcune personalità che hanno sacrificato la propria vita in nome di un ideale. Figurano pertanto Martin Luther King, noto leader del movimento per i diritti degli afroamericani, Socrate, filosofo greco definito non a caso dal classicista austriaco Theodor Gomperz “primo martire per la causa della libertà di pensiero e d’investigazione”, Maksymilian Maria Kolbe, sacerdote polacco che si è offerto di prendere il posto di un padre di famiglia nel bunker della fame di Auschwitz, Santo Stefano, morto lapidato per il suo credo religioso, Santa Apollonia e Giovanna d’Arco. Ma nell’installazione sono compresi anche alcuni terroristi islamici, tra i quali Mohammed Atta, terrorista egiziano che nel settembre 2001 ha dirottato uno dei due aerei schiantatosi in seguito contro la Torre Nord del World Trade Center, e Ismaël Omar Mostefaï, uno dei tre attentatori della strage del Bataclan. “Gli artisti devono espandere il concetto di martire”, ha detto Ricarda Ciontos dell’associazione Nordwind. “Il termine martire viene utilizzato in alcuni Paesi con un’accezione diversa dalla nostra.” In Iraq o in Iran, ha poi aggiunto, vengono glorificati coloro che in Occidente sono visti come assassini. “Martire è colui che professa di essere martire” ha dichiarato a Die Welt Henrik Grimbäck, uno dei sei artisti del collettivo TOETT-The Other Eye of The Tiger.

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“Martire”: un attributo dal significato controverso

Per definizione, “martire” è colui che, pur consapevole dei rischi, resiste a pene fisiche e morali in nome di una fede o di un alto ideale. Negli anni del cristianesimo primitivo, ad esempio, martiri erano coloro che sugellavano con il sacrificio della vita la forza del proprio credo. Nel sedicesimo secolo, invece, martiri erano i protestanti (come luterani e calvinisti) che venivano condannati nei Paesi cattolici ad opera di sovrani ligi alla dottrina ufficiale. Col tempo, il termine è stato utilizzato in maniera indiscriminata per designare chi si immola non solo per un motivo religioso, ma anche genericamente per una nobile causa. Ne consegue che anche Martin Luther King può essere definito “martire”, così come Socrate e Maksymilian Maria Kolbe. Tuttavia, una domanda sorge spontanea: cos’è esattamente che fa di un individuo comune un martire? Quanto alto e nobile sia l’ideale che ne guida l’azione, oppure quanto sia disposto a sacrificare la propria vita? C’è da dire che nel caso di Ismaël Omar Mostefaï, uno dei tre attentatori della strage del Bataclan avvenuta a Parigi nel novembre 2015, in ballo non ci fosse soltanto la sua vita, ma anche quella di altre 90 persone.

Le reazioni

La mostra ha scatenato le reazioni più disparate da parte degli spettatori, quasi tutti concordi nel considerare l’esposizione offensiva e fuori luogo.

“Hanno comprensione per gli assassini ma nessuna compassione per le vittime. Questa è la Germania adesso.”

“L’arte può prendere in giro migliaia di vittime? No, anche nell’arte ci sono dei limiti: la decenza umana e l’umanità.”

 

Non è la prima esposizione pubblica per l’installazione

Quando più di un anno fa il collettivo ha mostrato per la prima volta l’installazione a Copenaghen, gli organizzatori hanno subito minacce attraverso telefonate anonime e email. Persino il Dipartimento antiterrorismo danese è intervenuto, poiché a quanto pare i sei artisti si erano concentrati fin troppo sulle figure dei due criminali. In un comunicato stampa apparso il 30 novembre sul sito ufficiale del festival, gli organizzatori si sono detti consapevoli delle polemiche che la mostra avrebbe sollevato, ma hanno comunque invitato gli scettici a visitarla senza pregiudizi, e a partecipare al dibattito successivo. Resta comunque il fatto che quella di esporre ritratti di terroristi islamici in una mostra dedicata ai martiri della storia, sia una scelta rischiosa e poco condivisibile, per di più alla luce di quanto è successo pochi giorni fa a Parigi, dove un superstite della strage del Bataclan si è tolto la vita poiché non era riuscito a superare lo stress successivo all’attentato.

Märtyrermuseum

Kunstquartier Bethanien, Mariannenplatz 2, 10997 Berlin

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Immagine di copertina: © Fonte Facebook/Märtyrermuseum 

 

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