Afghani sfrattati a favore degli ucraini? A Berlino una triste disputa sugli alloggi per i rifugiati

Berlino offre aiuto ai rifugiati ucraini, ma alle spese degli afghani: numerosi vengono sfrattati senza possibilità di scelta

Sin dal 2015, la Germania si è distinta in Europa per la sua forte apertura nei confronti dei rifugiati di guerra provenienti, a quei tempi, principalmente dalla Siria. Anche nel caso del conflitto Russia-Ucraina, iniziato il 24 febbraio 2022, la Germania ha ufficialmente già accolto più di 160.000 rifugiati ucraini e solo Berlino sta attualmente ospitando circa 54.000 rifugiati distribuiti in 83 centri di accoglienza. Per poter affrontare l’imminente necessità di accoglienza nei confronti del popolo ucraino, risulta però che migliaia di afghani siano stati conseguentemente sfrattati dalle loro abitazioni senza alcun preavviso né possibilità di scelta. La denuncia di questo fatto arriva da Foreign Policy che ha raccolto diverse testimonianze rispetto a questi fatti. Il Governo tedesco ha dato come prima spiegazione a tale avvenimento il fatto che i rifugiati afghani si trovassero in abitazioni temporanee, ma Tareq Alaows, membro del consiglio dei rifugiati, afferma ad esempio che, al contrario, molti di loro abitavano in quelle case da anni e che questo provvedimento sta causando problemi nella gestione della quotidianità, fino a poco tempo fa certa, di queste famiglie. Gli sfratti non sarebbero stati quindi pubblicizzati di proposito e molti rifugiati afghani ricollocati non hanno avuto il coraggio di parlarne per timore che ciò pregiudicasse il loro status di immigrati, come ha riportato Alaows.

La spiegazione da parte del Governo tedesco e alcune complicazioni

Come già detto, il Governo tedesco ha affermato di aver dovuto fronteggiare una situazione di emergenza e che i centri di accoglienza per rifugiati afghani avevano fornito loro solo rimedi temporanei, ora necessari per aiutare il popolo ucraino che, per semplificare il processo, doveva e deve essere distribuito in pochi e predefiniti centri. Stefan Strauss, addetto stampa del dipartimento, ha inoltre aggiunto che il Governo, pur rammaricato per aver causato difficoltà alla comunità afghana, ha comunque provveduto a ricollocarla in abitazioni “permanenti” di pari qualità. La questione si fa più complessa se però si considera che, in seguito all’azione militare da parte dei talebani contro il Governo dell’Afghanistan e i suoi alleati, molti furono gli afghani che nell’agosto 2021 si rifugiarono in Germania e tantissimi di questi ottennero anche il permesso di soggiorno per una durata di tre anni. In molti casi infatti il processo d’asilo, che prevede un’iniziale residenza temporanea rinnovabile ogni sei mesi, venne trascurato a causa della loro situazione. Ne consegue che, già poco dopo il suo arrivo, questa porzione del popolo afghano faceva già parte di una categoria che presupponeva una sua precedente e duratura permanenza in Germania, nonché padronanza della lingua e capacità di inserimento nella società. Di conseguenza, essendo queste ultime tutte caratteristiche mancanti a gran parte dei rifugiati afghani, essi non vengono trattati con tutti i diritti che il loro stato legale richiederebbe.

Un punto di vista interno: Parwana Amiri, attivista sociale afghana arrivata a Berlino da Gennaio

Parwana Amiri (pseudonimo da lei scelto per la propria sicurezza) è stata accolta in Germania dall’inizio di gennaio per sfuggire alla sovversione talebana in Afghanistan e si è trovata recentemente a dover lasciare la propria casa, nel giro di 24 ore, per far spazio ai rifugiati ucraini. Lei stessa afferma che nulla sia da rinfacciare a questi ultimi, ma che piuttosto la questione riguardi principalmente un fattore di disuguaglianza sottinteso al differente trattamento nei confronti di afghani e ucraini: “un rifugiato è un rifugiato”, dice Amiri. Eppure negli ultimi mesi è stato dimostrato quanto sia possibile fare differenze tra i rifugiati: molti si trovano a dover cambiare più volte abitazione e spesso in ambienti non idonei ad ospitare famiglie, come quella di Amiri. Lei, suo marito e le sue figlie piccole si trovano infatti ora a dover vivere in un ex hotel nella periferia Nord di Berlino a Reinickendorf, divenuto un rifugio per senzatetto dove si trovano anche persone con precedenti penali. Inoltre, a causa di questi continui spostamenti, risulta difficile costruirsi una propria quotidianità: Amiri spiega che non è stato specificato quanto effettivamente potranno rimanere in questa abitazione, tra l’altro molto costosa per il governo tedesco, e sua figlia non ha così la possibilità di stabilirsi in un asilo.

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Immagine in evidenza di Folco Masi da Unsplash