stalag Norimberga

La storia delle Olimpiadi del 1940, svolte in uno stalag in Germania

Le Olimpiadi che non sono mai esistite: la storia dei Giochi del 1940, svolti in un lager di prigionieri di guerra a Norimberga

Le Olimpiadi di Tokyo 2021 non sono state le uniche ad essere rinviate e private di atleti e pubblico. Anche quelle del 1940, che per ironia della sorte dovevano svolgersi proprio a Tokyo, ebbero un destino poco felice, venendo annullate nel 1938. Se nell’antichità i Giochi Olimpici avevano il potere di fermare qualsiasi guerra, quell’anno il conflitto tra Giappone e Cina ebbe la meglio. Tuttavia un rovescio della medaglia ci fu. Le Olimpiadi, sospese a causa del conflitto, si disputarono informalmente tra un gruppo di prigionieri di guerra a Norimberga. Paradossalmente quindi, quei Giochi ebbero luogo nel Paese che più di tutti promuoveva odio e rivalità: la Germania nazista. I detenuti di tutte le nazionalità si organizzarono internamente e decisero di cimentarsi in una versione dei Giochi Olimpici che divenne qualcosa di molto più importante di una semplice competizione, divenne una ragione per sopravvivere in un luogo di morte.

Le competizioni svolte in segreto

“Le Olimpiadi che non sono mai esistite”, così Teodor Niewiadomski, uno dei prigionieri, ha intitolato il libro in cui racconta dei Giochi di quell’anno. Infatti, oltre ai prigionieri, un parroco, un medico e degli inservienti corrotti con pacchetti di sigarette, nessuno era al corrente del loro svolgimento. Si ingegnarono in vari modi per eludere la sorveglianza delle guardie e portare a termine le competizioni. Per esempio, organizzarono la riunione in cui si stabilire le regole e le discipline in gara in una stanza d’ospedale sulla cui porta avevano scritto “Severamente vietato entrare. Pericolo tifo”. Solo una volta furono scoperti, proprio durante la gara d’inaugurazione: una partita di pallavolo tra polacchi e belgi, quando i tedeschi erano a mensa. Nascosero il campo tra la biancheria stesa e, grazie al parroco, si procurarono il pallone; la rete consisteva in un filo con maglie e calzini appesi. Il Belgio era in vantaggio per 7-1 quando un soldato in ritardo per il pranzo sorprese l’incontro clandestino e mise in punizione i prigionieri.

Mezzi di fortuna e nuove discipline

Com’è facile immaginare, nel campo di prigionia mancavano i materiali e i mezzi necessari per le competizioni. Così la bandiera olimpica fu creata sulla camicia di un prigioniero, con i cinque cerchi ritagliati dai pacchetti di sigarette e colorati con le matite. Le medaglie erano di cartone o di metalli di recupero e tenute insieme con il filo spinato. Le coppe erano le stesse gavette in cui si mangiava e la torcia olimpica un palo con appeso un barattolo pieno di grasso che bruciava sotto il controllo di un soldato francese. Riuscirono a procurarsi persino l’inno. Infatti uno dei prigionieri, Wacław Gasiorowski, era musicista per hobby e ne compose uno apposta per l’occasione. Gasiorowski imparò a suonare gli inni di tutti i Paesi in gara con un’armonica a bocca.

Tra le discipline in gara, esclusero la scherma e il salto con l’asta. La prima perché considerata troppo pericolosa, la seconda perché per qualcuno sarebbe potuta diventare un’occasione di fuga. Inizialmente, nel programma inserirono anche la boxe, ma furono costretti a sospenderla a causa delle condizioni di salute troppo precarie dei partecipanti. L’unica disciplina a svolgersi alla luce del sole fu il salto della rana. Si trattava infatti di una punizione assegnata dalle guardie naziste e per questo non destava molto sospetto. Tanto è vero che uno dei soldati tedeschi più violenti, Schlappke, assistette alla gara e, stupito dall’impegno dei prigionieri, si congratulò con il primo che terminò l’esercizio. Ad insaputa di Schappke, quel prigioniero non era altri che Niewiadomski, il capo dei ribelli.

Perché le Olimpiadi ufficiali del 1940 non si svolsero

La scelta iniziale della città ospitante era ricaduta su Tokyo. Il Comitato Olimpico Internazionale sperava che la scelta di questa città costituisse una vantaggiosa mossa diplomatica per mitigare le tensioni internazionali. Infatti, l’aggressivo militarismo giapponese nei confronti della Cina stava sollevando forti critiche da parte della Società delle Nazioni, che aveva estromesso il Giappone dalla politica mondiale. Tuttavia, il Paese non risultò particolarmente interessato ad ospitare i Giochi Olimpici, poiché avrebbero sottratto risorse alla sua campagna militare, e rifiutò definitivamente nel 1938. Il testimone passò allora ad Helsinki, la principale concorrente di Tokyo nelle originali candidature olimpiche. Questa volta però, lo scoppio della seconda guerra mondiale nel 1939 causò la cancellazione definitiva dei Giochi, o almeno di quelli ufficiali. Come sappiamo, a Norimberga le competizioni ebbero luogo comunque, anche se in maniera non convenzionale.

 

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Immagine di copertina Screenshot da Youtube

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