Dora Ratjen, il ragazzo intersessuale che gareggiò per la Germania alle Olimpiadi di Berlino

La storia di Dora Ratjen, ragazzo intersessuale che nel 1936 partecipò a quelle che passeranno alla storia come le “Olimpiadi naziste” a Berlino

Il 21 settembre 1938 a Magdeburg, in Germania, Dora Ratjen era in viaggio verso Colonia. Vedendola, un macchinista chiamò la polizia per segnalare che “un uomo vestito da donna” era a bordo del suo treno, non sapendo che si trattava di un’atleta tedesca. Ratjen stava tornando dai campionati europei di atletica, dove aveva appena vinto una medaglia d’oro e stabilito il record mondiale di salto in alto per le donne. Solo due anni prima, alle cosiddette “Olimpiadi naziste” del 1936, aveva vinto il quarto posto nel salto in alto femminile, senza che nessuno notasse il suo fisico maschile. Quando però Dora fu arrestata a Magdeburg e minacciata di essere esaminata con la forza, decise di raccontare tutta la sua storia alla polizia. Ne seguì una serie di interrogatori che coinvolsero anche il padre di lei, Heinrich, il quale rilasciò la seguente dichiarazione alla polizia: “Non ero al capezzale di mia moglie durante il parto, ma in cucina. Quando il bambino nacque, l’ostetrica mi disse, ‘Heini, è un maschio!’ Ma cinque minuti dopo mi disse che era una femmina”. Successivamente fu la stessa Dora a parlare della sua specifica condizione medica.

 

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La stessa Ratjen confessò la sua storia

Dora Ratjen confessò di essere, di fatto, un uomo, nonostante fosse stata cresciuta come una ragazza. “I miei genitori mi hanno cresciuta come una ragazza. Io, quindi, ho indossato abiti da ragazza per tutta la mia infanzia. Ma dall’età di 10 o 11 anni ho cominciato a capire che non ero femmina, ma maschio. Tuttavia, non ho mai chiesto ai miei genitori perché dovevo indossare abiti da donna anche se ero un maschio”. La trascrizione dell’interrogatorio è stata scoperta dal media tedesco Der Spiegel, che ha pubblicato un articolo nel 2009, facendo luce sul caso dimenticato dell’atleta dall’identità non binaria. L’aspetto fisico dell’atleta non aveva mai attirato l’attenzione, perché non era insolito per le atlete presentare tratti fisici che potevano essere descritti come “maschili”, come muscoli più forti e una voce più profonda. Nei verbali della polizia, Ratjen sembrava aver mostrato un sincero sollievo per aver finalmente potuto affrontare la questione, dopo essere stata costretta a nascondere la sua identità per tutta la vita.

Un medico determinò un’anomalia anatomica

Il giorno dopo la confessione, un medico della polizia venne chiamato per determinare se Dora Ratjen fosse o meno un uomo. Le caratteristiche sessuali secondarie risultarono sicuramente maschili. Esaminando i genitali, però, il medico notò che era presente del tessuto cicatriziale che partiva dalla parte sottostante all’organo maschile. Questa anomalia, secondo il medico, molto probabilmente impediva a Ratjen di avere rapporti sessuali ed era ciò che aveva confuso l’ostetrica al momento della nascita. Quando fu confermato che Dora era un maschio, un messaggio radio venne inviato a Berlino. Il comunicato diceva che “la campionessa europea femminile di salto in alto, Dora Ratjen, non è una donna, ma un uomo. Si prega di avvisare subito il Ministero dello Sport del Reich”. In seguito venne diffusa la voce che Dora/Heinrich Ratjen fosse stata inserita per sostituire l’atleta ebrea tedesca Gretel Bergmann, mandata via dalla squadra poco prima delle Olimpiadi del 1936 a causa delle sue origini. In realtà, Ratjen probabilmente era volutamente entrata nella squadra femminile poiché fino a quel momento era stata cresciuta dai genitori come una ragazza. Secondo il poco che si sa della sua vita successiva, ebbe sempre difficoltà ad adattarsi al suo nuovo ruolo di uomo, avendo passato la maggior parte della sua vita a pensare e agire diversamente.

 

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Immagine di copertina: Dora Ratjen salto in alto, Olimpiadi Germania 1936 ©Bundesarchiv, Bild 183-C10378 CC-BY-SA 3.0

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