La storia del bombardamento che rese Chemnitz “città morta”

Il 5 marzo 1945 la città tedesca subisce un devastante bombardamento da parte delle truppe alleate: una ferita che segnerà la sua storia per tutto il Novecento

Tra il 6 febbraio e l’11 aprile 1945 unità della Royal Air Force (RAF) inglese e dell’Air Force americana effettuano un totale di dieci raid aerei su Chemnitz, importante centro industriale della Sassonia. Ma il bombardamento più cruento avviene nella notte tra il 5 e il 6 marzo 1945: più di duemila persone perdono la vita, il cuore della città viene raso al suolo. Dopo la devastazione causata dalla guerra, Chemnitz subirà una radicale trasformazione identitaria e strutturale.

La notte del 5 marzo 1945

L’attacco inizia alle 21:37 e dura 30 interminabili minuti. Tonnellate di mine aeree e bombe incendiarie vengono sganciate da bombardieri inglesi e americani sulla città, trasformandola in un inferno. Il numero delle vittime tra i civili rimane tuttora indeterminato: si stima che oltre 2100 persone abbiano la vita solo quella notte, ma lo storico Olaf Groheler parla di oltre 3.500 morti. I sopravvissuti trovano la loro città ridotta a un cumulo di macerie: l’80% del centro di Chemnitz è stato distrutto, case, edifici pubblici, fabbriche. La devastazione della “guerra totale” si è abbattuta sulla città: il potente centro industriale sassone, specializzato nell’industria bellica, è stato raso al suolo. Il morale della popolazione è a terra. Chemnitz è ormai una “città morta”, come riportano i giornali alleati nei giorni successivi al bombardamento.

Gli anni della DDR

Dopo la sconfitta dei nazisti, la Germania viene divisa in zone d’occupazione: Chemnitz, situata nell’area orientale, cade sotto il controllo sovietico. Seguono i difficili anni del dopoguerra e della ricostruzione. L’URSS, che pretende dalla Germania ingenti riparazioni di guerra, smantella ed espropria ciò che resta di fabbriche e imprese industriali tedesche, precludendo così le possibilità di una ripresa economica. Nel 1949, in risposta alla creazione della Repubblica Federale Tedesca (BRD), viene proclamata nella zona orientale la nascita della Repubblica Democratica Tedesca. All’interno di questa nuova entità politica, Chemnitz assume un ruolo chiave come centro simbolo del socialismo. Nel 1953 viene ribattezzata “Karl Marx Stadt”, essendo la città natale del principale teorico del socialismo. Alla ridenominazione segue un progetto di ricostruzione della città su modello socialista: dalle rovine della guerra emergono vaste aree residenziali, costruite in stile Plattenbau, stile tipico degli edifici della DDR. Nel 1971 viene inaugurato nel centro cittadino il monumento a Karl Marx.

Gli anni ’90

Dopo la caduta del Muro di Berlino e la riunificazione della Germania, la città torna ad avere il suo nome originale. Seguono anni di nuovi e profondi cambiamenti: sempre più cittadini emigrano verso ovest in cerca di migliori opportunità di vita e la disoccupazione nella regione aumenta notevolmente. Dopo il 1990, il centro cittadino viene riprogettato nuovamente, con la creazione anche di nuovi edifici commerciali e negozi. Oggi la città è tornata a essere un importante centro del commercio e dell’industria, presentandosi come una “città della modernità”. Chemnitz è stata inoltre scelta per essere capitale europea della cultura nel 2025.

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Immagine di copertina: © Pixabay

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