Forti restrizioni da tempo, ma tanti contagi. La Germania si chiede le ragioni della seconda ondata

Superati i 2 milioni di casi nel Paese da inizio pandemia: la diffusione dei contagi in Germania non si ferma

La Germania, al 15 gennaio, conta 22.368 nuove infezioni da Coronavirus e 1.113 decessi. In seguito all’aumento dei casi a fine ottobre, le restrizioni in vigore dal 2 novembre 2020 hanno comportato la chiusura di bar, ristoranti e birrerie. Le altre attività commerciali, purchè dotate di una metratura minima per garantire il distanziamento sociale, sono rimaste aperte. Le misure sono poi state inasprite il 16 dicembre, con la serrata delle attività non essenziali, la chiusura delle scuole e degli asili. Nonostante le restrizioni, ad oggi il numero di casi di contagi da Coronavirus rimane estremamente elevato. Le cause dipendono da diversi fattori. La seconda ondata sta colpendo la parte di popolazione più vulnerabile. L’età media dei contagiati, infatti, si sta alzando: 1 morto su 2 ha più di 80 anni. In questa fase, infatti, il virus è arrivato anche nelle Rsa. Inoltre, a causa della crisi degli ospedali per mancanza di medici e infermieri, molte terapie intensive hanno dovuto chiudere, tagliando fuori molti pazienti dalle cure.

Il fallimento del lockdown “soft”

La Germania, che nella prima ondata era considerata un modello da seguire, oggi è in difficoltà. Il modello Merkel, fondato su tamponi a tappeto, raddoppiamento dei posti letto in terapia intensiva e alta spesa per la sanità, non è bastato, ed ora i casi aumentano in modo esponenziale. Già in ottobre la Cancelliera aveva denunciato la crisi degli Uffici sanitari. L’elevata richiesta di tamponi ha comportato la decisione di sottoporre ai test solo i sintomatici. Di conseguenza, gli asintomatici positivi, non testati, hanno infettato altre persone. Inoltre, per mesi le autorità locali non hanno applicato le restrizioni che la Merkel poteva solo suggerire. Restrizioni più dure sono state messe in atto solo da metà dicembre. Il lockdown soft, quindi, è risultato inefficace per il rallentamento dei contagi.

Le misure per i prossimi mesi

La Merkel sta pensando ad un lockdown più duro, forse addirittura fino ad aprile, le decisioni ufficiali verranno comunicate mercoledì 20 gennaio dopo il vertice tra Governo federale e Länder. Il Presidente del Robert Koch Institut, Lothar Wieler, ha rivolto un appello ai datori di lavoro, affinchè prediligano lo smart-working per i propri dipendenti.  La virologa Melanie Brinkmann, in merito all’home-office, ha affermato: «È importante impedire alle persone di incontrarsi a lavoro, andare a mangiare assieme e togliersi le mascherine nelle aree relax. È meglio interrompere velocemente le trasmissioni del virus». Wieler ha inoltre ricordato che la diffusione dei contagi può essere rallentata evitando di viaggiare, invitando così i cittadini tedeschi a spostarsi il meno possibile.

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Immagine di copertina: da Pixabay

 

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