Decreto Nerone, il piano di Hitler ispirato all’imperatore romano per la semi-distruzione della Germania

Nel marzo del 1945 la sconfitta tedesca è ormai imminente. Ma Hitler rifiuta di arrendersi e ordina di fare “terra bruciata” della Germania

All’inizio del 1945 la situazione della Germania è disperata. Il Terzo Reich, che nelle intenzioni del suo fondatore sarebbe dovuto durare mille anni, è ormai prossimo al crollo. L’esercito non è più in grado di arrestare l’inesorabile avanzata delle truppe alleate. Nonostante ciò, Hitler non è disposto ad arrendersi. Nella sua visione delirante, questa disfatta dimostra che il popolo tedesco ha fallito, che non è stato né forte né spietato abbastanza per ottenere la vittoria. Deciso a trascinare insieme a lui verso il baratro tutta la nazione, il Führer ordina la distruzione di tutte le infrastrutture tedesche prima che queste cadano in mano al nemico. Ma il Ministro Albert Speer disattende l’ordine.

Il “Decreto Nerone”

Il 19 marzo 1945, in una Berlino stremata dai bombardamenti anglo-americani e minacciata dall’avanzata delle truppe sovietiche, Hitler decide di applicare la tattica della “terra bruciata”. L’ordine, ufficialmente intitolato “Decreto sulle misure distruttive nel territorio del Reich”, diventa poi noto come “Decreto Nerone”, dal nome dell’imperatore romano sospettato di aver pianificato il grande incendio che devastò Roma nel 64 d.C. Il decreto stabilisce che “tutte le strutture militari di trasporto e comunicazione, stabilimenti industriali e depositi di approvvigionamento, nonché qualsiasi altra cosa di valore all’interno del territorio del Reich, che possa essere utilizzata in qualsiasi modo dal nemico immediatamente o nel prossimo futuro per il perseguimento della guerra, sarà distrutto.” Ferrovie, ponti, linee di comunicazione, edifici pubblici, fabbriche, tutto ciò che può essere utile all’esercito nemico deve quindi essere raso al suolo, senza alcun riguardo per la popolazione.

Albert Speer rifiuta di eseguire l’ordine

L’esecuzione di questo ordine viene affidata ad Albert Speer, architetto ufficiale del Führer e Ministro per gli armamenti del Reich. Ma Speer, opponendosi alla deriva folle e apocalittica di Hitler, si rifiuta di mettere in atto il piano. Consapevole che la guerra è ormai perduta, sa che il popolo tedesco sconfitto avrebbe avuto bisogno di quelle poche infrastrutture rimaste per potersi risollevare dopo la devastazione della guerra. Ormai l’autorità assoluta del Führer si è incrinata, l’insubordinazione dilaga e la sconfitta è imminente. Il 30 aprile, 42 giorni dopo aver emanato l’ordine di distruzione, Hitler si toglie la vita nel suo bunker. Il giorno successivo, l’Armata Rossa entra a Berlino. Il 7 maggio il generale Jodl firma la resa incondizionata della Germania. Speer viene arrestato il 23 maggio 1945. Processato dal Tribunale militare internazionale di Norimberga, viene condannato a vent’anni di carcere, accusato dello sfruttamento di manodopera in stato di schiavitù nelle industrie belliche tedesche. Infatti, pur essendosi infine opposto agli ordini del Führer, Speer aveva ricoperto un ruolo chiave nel regime nazista, avendo servito fedelmente Hitler prima come suo architetto ufficiale e poi come Ministro del Reich.

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Immagine di copertina: © Pixabay

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