Sudeti, Foto di jorono da Pixabay, https://pixabay.com/it/illustrations/internazionale-striscione-bandiera-2423854/

L’accordo di Monaco del 1938, quando Mussolini, Chamberlain e Daladier “regalarono” i Sudeti alla Germania

Nel settembre del 1938, Mussolini, Chamberlain, Daladier e Hitler si incontrarono per discutere l’annessione dei Monti Sudeti alla Germania. I leader occidentali, senza chiamare in causa la Cecoslovacchia, “regalarono” quei territori ai tedeschi per evitare la guerra.

In questo periodo, 83 anni fa, si erano appena concluse le trattative per l’annessione dei Monti Sudeti alla Germania nazista e Hitler si mobilitava per occupare quei territori. Tra il 29 e il 30 settembre 1938 i principali leader occidentali si incontrarono a Monaco, stipulando poi l’accordo che sarebbe stato ricordato come il “Diktat di Monaco” o il “Tradimento di Monaco”. La Germania aveva appena annesso l’Austria e i territori a cui mirava in Cecoslovacchia erano in una posizione strategica. Lo stato slavo, legato diplomaticamente e militarmente ai nemici di Hitler, come Regno Unito e Francia, permetteva di raggiungere facilmente in aereo Berlino e Vienna. Da qui l’urgenza del Terzo Reich di occupare parte dei territori di confine prima di altri.

I firmatari dell'Accordo di Monaco

I firmatari dell’accordo: da sinistra, Chamberlain, Daladier, Hitler e Mussolini; a destra, Ciano ©Bundesarchiv Bild 183-R69173, Münchener Abkommen, Staatschefs.jpg da Wikipedia CC3.0

Inoltre, la regione dei Sudeti era abitata da circa tre milioni di parlanti di lingua tedesca, di cui una parte aveva simpatie filo-naziste e desiderava rendersi autonoma dal governo cecoslovacco. La guerra sembrava imminente, ma né la Francia né la Gran Bretagna, che avrebbero dovuto difendere la Cecoslovacchia da un attacco tedesco, si sentivano pronte ad affrontare militarmente la Germania nazista.

Deciso ad evitare lo scontro a tutti i costi, il Primo Ministro britannico Neville Chamberlain propose di convocare i rappresentanti delle maggiori potenze europee per risolvere la controversia diplomaticamente.

Hitler accettò e il 29 settembre incontrò Chamberlain, il Primo Ministro francese Édouard Daladier e Benito Mussolini a Monaco. All’1:30 del mattino del 30 settembre, firmarono l’accordo. L’esercito tedesco poteva ora completare l’occupazione dei Sudeti entro il 10 ottobre, mentre una commissione internazionale avrebbe deciso il futuro di altre aree contese. La Cecoslovacchia non venne mai consultata per determinare i termini dell’accordo. Gran Bretagna e Francia comunicarono al neonato governo che poteva resistere con le sue sole forze all’invasione nazista o arrendersi e accettare gli accordi. Abbandonata dai suoi alleati, la Cecoslovacchia capitolò e subì il primo di una lunga serie di attacchi e smembramenti.

In Cecoslovacchia e nei Sudeti il clima politico era già teso

La Cecoslovacchia dichiarò la sua indipendenza nel 1918, in seguito alla fine della Prima Guerra Mondiale e alla caduta dell’Impero austro-ungarico. Con i trattati di Versailles e Saint-Germain-en-Laye, definì ufficialmente i confini del nuovo Stato, incorporando i territori di lingua tedesca di Boemia, Moravia e Slesia.

Nella regione dei Sudeti, al confine con l’Austria e la Germania, ben presto si formò un Partito filo-nazista, guidato da Konrad Henlein e finanziato dal Reich. I tedeschi dei Sudeti sostenevano di sentirsi oppressi dal governo nazionale cecoslovacco e cominciavano a desiderare l’indipendenza. Il Partito sfruttò a suo favore l’insoddisfazione dei lavoratori disoccupati dei Sudeti, dove la Grande Depressione aveva avuto conseguenze disastrose e il malcontento per la discriminazione etnica praticata dai funzionari cechi. Riuscì quindi a ricevere due terzi del voto tedesco alle elezioni parlamentari del maggio 1935, mettendo in crisi il parlamento.

Dopo l’incontro con Konrad Henlein a Berlino nel 1938, Adolf Hitler fondò i  Sudetendeutsches Freikorps , un’organizzazione paramilitare composta principalmente dai tedeschi dei Sudeti con simpatie filo-naziste. Furono addestrati e armati dall’esercito tedesco per condurre operazioni terroristiche in territorio cecoslovacco.

L’accoglienza dell’Accordo di Monaco

Al loro ritorno in patria, Chamberlain e Daladier furono accolti da folle esultanti. Gran parte d’Europa accolse l’Accordo di Monaco con entusiasmo. La concessione dei Sudeti alla Germania nazista era vista, erroneamente, come una buona soluzione per evitare un conflitto militare, credendo che bastasse ad accontentare le mire di Hitler. Dal canto suo, Mussolini era riuscito invece a guadagnare tempo per rafforzare le forze militari italiane in vista di una guerra ormai inevitabile.

 

Sudeti, CC0 Public Demain, da Wikipedia, https://it.wikipedia.org/wiki/Conferenza_e_accordo_di_Monaco#/media/File:MunichAgreement.jpg

Il trionfale ritorno in Gran Bretagna di Chamberlain, che sventola in pubblico una copia del trattato.
Foto da Wikipedia, CC0 Public Demain

I cechi e gli slovacchi ricordano ancora l’Accordo come il “Diktat di Monaco”, o il “Tradimento di Monaco”. Lasciati soli a contrastare i tedeschi, furono costretti ad assistere impotenti a quello che sarebbe stato l’inizio della fine. Nei mesi successivi la Cecoslovacchia subì invasioni polacche e ungheresi, e nel marzo del 1939 Hitler ruppe gli accordi annettendo il resto della Boemia e della Moravia. Nello stesso periodo, la Slovacchia si dichiarò indipendente, creando in realtà una repubblica filo-nazista controllata dal Reich.

L’opinione di Churchill

Tra quelli che non consideravano l’Accordo di Monaco una buona idea e che non vedevano Chamberlain come un garante della pace, c’era Winston Churchill. In un discorso tenuto il 5 ottobre alla Camera dei Comuni, Churchill sottolineò come la decisione avrebbe solo ritardato e inasprito il conflitto. Disse: “Dovevate scegliere tra la guerra ed il disonore. Avete scelto il disonore e avrete la guerra.”

In copertina: Bandiera cecoslovacca, Foto di jorono da Pixabay.

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