Anche alla Fiera del libro di Francoforte proteste contro casa editrice di estrema destra

Le controversie legate alla presenza della casa editrice Jungeuropa – vicina agli ambienti di estrema destra – alla Fiera del Libro di Francoforte

La Buchmesse, la Fiera del Libro di Francoforte, è tornata anche nel 2021. Si è tenuta dal 20 al 24 ottobre, ed è la più grande e la più antica fiera del libro del mondo. Le fiere del libro sono un’occasione di incontro per chiunque lavori nell’editoria e i giornali. Si vendono diritti di pubblicazione a case editrici di tutto il mondo, autori propongono i loro manoscritti ad agenti letterari, sono presenti case editrici e la stampa, oltre che gli spettatori. È stato però un anno particolare per la Buchenmesse, per una serie di controversie legate alla presenza di uno stand della casa editrice di estrema destra, Jungeuropa.

Jasmina Kuhnke, la prima ad aver rinunciato a partecipare alla Buchmesse

La prima persona ad aver deciso di rinunciare alla partecipazione alla Buchmesse è Jasmina Kuhnke, scrittrice e attivista tedesca di origini africane, che avrebbe dovuto presentare il suo romanzo “Schwartzes Herz”, che parla dell’esperienza di una donna nera in Germania e di temi come razzismo e neonazismo. La scrittrice ha pubblicato un post su Instagram in cui ha spiegato di aver cancellato la sua apparizione perché non si sentiva al sicuro. Si tratta di una scelta comprensibile se consideriamo che la stessa Kuhnke ha una scorta da quando ha ricevuto minacce di “massacro” a seguito della pubblicazione online del suo indirizzo di casa. Il direttore della Buchmesse ha replicato spiegando che “alla Fiera del Libro di Francoforte mancheranno le vostre voci contro il razzismo e la vostra difesa della diversità”. Lo stesso direttore ha poi spiegato che la loro posizione vuole essere “rispettosa e tollerante verso tutti”, anche verso chi ha opinioni che non rappresentano la stessa Buchmesse e dal momento che case editrici come Jungeuropa sono legali, non si può impedire loro di presiedere alla fiera.

 

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Gli altri personaggi che hanno rinunciato: Annabelle Mandeng, Nikeata Thompson e Riccardo Simonetti

Successivamente, anche le attrici Annabelle Mandeng, Nikeata Thompson e l’influencer Riccardo Simonetti hanno annunciato che non avrebbero partecipato. Thompson e Mandeng sono entrambe di origini africane e nei loro ultimi libri hanno parlato della loro esperienza di donne Nere e della lotta al razzismo. Mandeng ha definito “terrificante” la reazione della Frankfurt Book Fair. Thompson ha dichiarato che la libertà di espressione non dovrebbe essere il “bene supremo” in una democrazia. Piuttosto dovrebbe esserlo “l’uguaglianza di tutte le persone, la coesione, la solidarietà e il sostegno reciproco”.  Riccardo Simonetti, uno degli influencer più famosi in Germania e membro della comunità LGBTQ+, ha cancellato la sua apparizione quasi senza preavviso, tramite un post Instagram. Ha spiegato di aver deciso di non partecipare in solidarietà all’iniziativa di Kuhnke e in contrasto al razzismo e a tutte le discriminazioni.

La casa editrice Jungeuropa

Jungeuropa è una casa editrice diretta da Philip Stein, un attivista di estrema destra, noto per aver partecipato in passato a progetti politici e culturali di ispirazione neofascista e neonazista a favore del suprematismo bianco e del negazionismo dell’Olocausto. È politicamente vicino agli ambienti estremisti di AfD. Nel 2019 Stein ha partecipato alla marcia del movimento di estrema destra CasaPound a Roma, facendo il saluto romano in pubblico. Jungeuropa pubblica saggistica e romanzi reazionari di ispirazione europeista.

 

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Le somiglianze con il Salone del Libro di Torino

Anche in Italia nel 2019, durante l’edizione del Salone del Libro di Torino, una fiera letteraria per certi versi simile alla Buchmesse, sono accaduti fatti simili. Tra gli stand, era presente quello della casa editrice Altaforte. Tra i responsabili di Altaforte c’è Francesco Polacchi, vicino alla formazione di estrema destra CasaPound. La sua partecipazione ha destato all’epoca molte polemiche. Su richiesta del comune di Torino e della Regione Piemonte, Altaforte non ha poté più partecipare al Salone. Una scelta dovuta principalmente al grave danno d’immagine causato all’evento e alla città. Haline Birenbaum, una sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti, che avrebbe dovuto tenere una lezione, si era tirata indietro per protesta. L’edizione 2021 del Salone si è conclusa di recente, e nonostante quest’anno non ci siano state forti polemiche come due anni fa e non ci fosse la casa editrice Altaforte, non sono mancate altre case editrici di estrema destra: il direttore del Salone, Nicola Lagioia, non ha voluto commentare la vicenda.

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In copertina:Foto di Freddie Marriage, Unsplash CC0

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