Neue Wilde, storia del successo dei neoespressionisti berlinesi nati all’ombra del Muro

Risuona ancora oggi il successo dei “Neue Wilde”, il movimento neoespressionista emerso negli anni Ottanta che ha annunciato il ritorno della Germania sulla scena internazionale grazie ad un linguaggio artistico rivoluzionario

Negli anni ’80 del ‘900 il  termine storico-artistico “Neue Wilde” o “Nuovi Selvaggi” esercitava un’influenza senza precedenti  sulla scena artistica berlinese e più in generale tedesca. Neue Wilde definisce una corrente artistica che si distingue per la brutalità di una pittura giocata su gesti enfatici e toni fortemente espressivi che mettono in luce lo spirito del tempo. Il termine neoespressionista venne coniato nel 1980 in occasione di una mostra alla Neue Galerie-Sammlung Ludwing di Aachen curata da Wolfgang Becker. L’obiettivo dell’esposizione era quello di confrontare artisti tedeschi, americani e francesi, le cui opere rivelavano – attraverso un linguaggio del tutto innovativo – un certo legame con il movimento pioneristico dei Fauves (in francese “belve”, “selvaggi”). L’arte dei tedeschi Markus Lüpertz e A.R. Penck, venne accolta dalla critica che la definì “urlata e gestuale” per le tinte sgargianti e i soggetti provocatori. Ma non è solo la pittura ribelle a giustificare il nome del movimento. Dietro ad un linguaggio libero e aggressivo,  si cela un significato profondo: il senso tragico dell’umanità e della storia. La pittura veniva utilizzata infatti dalle nuove generazioni come mezzo per prendere le distanze dalle assurdità dell’olocausto e per interrogarsi sulla mancanza di umanità, al fine di riscattare il popolo tedesco e i suoi artisti dal peso della tragedia vissuta durante la Seconda Guerra Mondiale.

L’identità del movimento Neue Wilde è fatta di molteplici stili

Alla fine degli anni ’70, il panorama artistico internazionale è dominato da un complesso di tendenze pittoriche il cui tratto comune consiste nella rivalutazione della manualità e il recupero della figura umana, spesso rappresentata sotto la lente deformante dell’inquietudine. I Neue Wilde, in sintonia con la Transavanguardia italiana e l’espressionismo tedesco del movimento Die Brücke, si stacca da Minimalismo e Concettualismo, le correnti più acclamate fino a quel momento. É il ritorno del colore, dell’emotività, della tradizione e della spontaneità. L’anima del movimento è costituita da immagini che si impongono con la stessa drammaticità e violenza, ma ogni artista manifesta uno stile unico che viene fuori dalle proprie esperienze individuali. Punto di riferimento dei “Nuovi Selvaggi” (Rainer Fetting, Helmut Middendorf, Salomé, Bernd Zimmer…) è la Galerie am Moritzplatz: uno spazio autogestito destinato ad un nuovo linguaggio pittorico ispirato all’attualità quotidiana dei media, della musica rock e della cultura punk, così come alla politica, al sesso, alla droga ed ogni forma di trasgressione. Ma il vero protagonista è il colore. Il cromatismo è violento, fortemente espressivo. I contrasti tra le tinte, oltre ad esaltare le emozioni del dipinto, rievocano al contempo una Berlino minacciosa e affascinante, claustrofobica e trasgressiva, cupa ed esuberante. “Avere il coraggio di rappresentare la propria esperienza personale nell’arte era considerato un taboo al tempo” rivela Helmut Middendorf.

 

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Berlino, la culla del movimento artistico

La carica evocativa del Neoespressionismo è presente soprattutto in Germania, dove le nuove generazioni accantonano le sperimentazioni astratte per dedicarsi all’Arte Figurativa, sicuramente più efficace per protestare contro il capitalismo e dissociarsi dalle atrocità del regime nazista. Tra i vari centri, come la Renania e Amburgo, Berlino diventa la città prediletta dei Neue Wilde. La caduta del Muro di Berlino (1989), oltre al suo significato storico e sociale, segna l’inizio di una rinascita della città che si anima di locali aperti tutta la notte, musicisti, studenti e aspiranti artisti che decidono di trasferirvisi. In ambito artistico, questo clima favorisce la predilezione per soggetti nuovi e, il furore del segno diventa un modo per esprimere uno stile di vita esuberante tipico delle metropoli occidentali. Dopo alcuni anni turbolenti, fatti di “punk, sesso e questo genere di cose” come scrive il quotidiano tedesco Der Tagesspiege, le forze anarchiche che hanno alimentato il movimento si sono affievolite e solo alcuni pittori sono rimasti influenti per qualche tempo. Tuttavia i loro dipinti hanno riscontrato un grande successo e sono apprezzati ancora oggi. In occasione del 30esimo anniversario dalla caduta del Muro di Berlino, il Palazzo Zevallos Stigliano di Napoli ha inaugurato una mostra intitolata “Berlin 1989- la pittura in Germania prima e dopo il muro”- dedicata a questi artisti.

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