L’incidente di Gleiwitz, la bufala con cui Hitler giustificò al Paese l’attacco alla Polonia

L’incidente di Gleiwitz rappresenta il miglior esempio di false flag con cui Hitler scaricò le colpe dell’invasione tedesca sulla Polonia

Il 1° settembre del 1939 le truppe tedesche guidate da Hitler invasero la Polonia. Di fatto, quel giorno, cominciò la Seconda Guerra Mondiale. Il Führer utilizzò un escamotage per persuadere la comunità internazionale, e la Germania stessa, diffondendo l’idea che l’attacco fosse in realtà di tipo difensivo. Venne pianificata e messa in atto l’Operazione Himmler, un progetto false flag attraverso il quale attribuire alla Polonia la colpa dell’invasione nazista.

Alcune settimane prima, precisamente l’11 agosto, Hitler pronunciò queste parole: «alla minima provocazione distruggerò la Polonia in così tanti pezzi che non ci sarà più niente da raccogliere». Pochi giorni dopo disse ai comandanti militari che avrebbe sfruttato la propaganda per diffondere un casus belli – convincente o meno – tanto «[alla fine della guerra] al vincitore non viene chiesto se ha detto la verità».

Inizialmente venne messa in atto una campagna di propaganda nazionale. In questo modo Hitler diffuse, attraverso la stampa tedesca, notizie che attestavano le torture subite dai cittadini tedeschi che vivevano in Polonia. Ma questo non bastava. Bisognava ideare qualcosa di più convincente per persuadere il mondo. Così venne ideata un’operazione top secret che sfociò nell’incidente di Gleiwitz, la più grande bufala con la quale il Führer riuscì a giustificare l’invasione della Polonia. L’incidente rappresentò il casus belli del secondo conflitto mondiale. Questo stratagemma permise a Hitler di compiere il suo grande progetto: riunire in un unico stato (il Reich) tutti i paesi di etnia tedesca.

Ad oggi Gleiwitz è nota come Gliwice ed è una città polacca. Ma nel 1939 era una città di confine tedesca. Nel 1933, la stazione radio Gleiwitz divenne un mezzo fondamentale per la diffusione della propaganda nazista.

Attacco a Gleiwitz: progettazione e messa in atto

Mosso dall’interesse nazionalistico, Hitler ordinò all’allora comandante delle SS, Heinrich Himmler, di organizzare un incidente che avrebbe permesso di attribuire alla Polonia le colpe dell’invasione tedesca.

L’operazione venne preparata con estrema segretezza, grazie al coordinamento di Reinhard Heydrich. Alcune decine di soldati, che indossavano divise dell’esercito polacco, vennero inviati a Gleiwitz, per sferrare un attacco contro la stazione radio tedesca. I soldati erano guidati da Alfred Helmut Naujocks, un fanatico nazista che partecipò anche ad altri incidenti analoghi inscenati dalla Germania.

La sera del 31 agosto Heydrich telefonò a Naujocks. Bastò una parola segreta per dare il via all’operazione: Grossmutter gestorben (la nonna è morta). I soldati presero d’attacco la stazione radio e uccisero anche molti tedeschi che, ignari dell’operazione segreta, credevano di avere a che fare con invasori polacchi. Ovviamente, l’uccisione dei concittadini avvenne solo per rendere il tutto più credibile agli occhi del popolo tedesco, ma anche del mondo intero. Inoltre, uccisero un contadino tedesco di nome Honiok – arrestato il giorno precedente – e lo vestirono con un’uniforme polacca, lasciando il corpo esanime davanti all’ingresso di Gleiwitz.

Dopo la guerriglia, i soldati presero il microfono. Annunciarono in polacco che la stazione radio era “in mani polacche”. In seguito, pronunciarono alcune frasi che incitavano i polacchi presenti in Germania ad armarsi contro la nazione.

 

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Gli errori dell’incidente di Gleiwitz

Quello che non sapevano era che, a circa 4 km di distanza dal bersaglio, c’era una vecchia stazione radio. Al suo interno si trovavano gli studi dei microfoni. Nella stazione radio presa d’assalto, invece, c’erano solo dei trasmettitori. Questi trasmettevano i segnali ricevuti via cavo da Breslavia.

Per questa ragione, i soldati non riuscirono ad avviare subito la trasmissione radio. Dopo 10 minuti di tentativi furono costretti ad utilizzare il microfono che normalmente si utilizzava per avvisare gli ascoltatori dell’arrivo imminente di una tempesta.

Del messaggio in polacco sono state trasmesse solo poche parole: «Attenzione! Questa è Gleiwitz. La stazione radiofonica è in mani polacche». La comunicazione si era interrotta bruscamente e le ragioni restano ancora oggi sconosciute. Si pensa che ci sia stato un guasto tecnico o che qualcuno abbia interrotto la trasmissione.

Le conseguenze: l’invasione della Polonia

Nonostante gli errori commessi dagli aggressori, nel giro di poche ore le stazioni radio tedesche riferirono l’attacco che si era verificato a Gleiwitz. Iniziò a circolare la notizia che affermava il dirottamento della stazione radio da parte delle truppe polacche. Ci furono riferimenti anche circa la morte del “soldato nemico” trovato davanti all’ingresso.

La notizia non tardò a diffondersi anche all’estero. La BBC riportò ciò che stava avvenendo nel territorio tedesco, affermando che i comunicati tedeschi avevano dichiarato un attacco polacco a Gleiwitz intorno alle ore 20:00 del 31 agosto. Il giorno seguente anche il New York Times pubblicò un articolo sulla questione.

Poco dopo l’annuncio alla radio, Hitler dichiarò ufficialmente la volontà di invadere la Polonia. «Questa notte le truppe polacche hanno preso d’assalto la nostra nazione. Dalle 4,45 di oggi le SS sono passate al contrattacco», queste le parole che diedero ufficialmente inizio alla Seconda Guerra Mondiale.

L’intera invasione della Polonia durò all’incirca un mese e si concluse il 6 ottobre del 1939. Nonostante l’esercito polacco si difese con tenacia e inflisse numerose perdite ai tedeschi, la campagna di concluse con la loro sconfitta. La Germania e l’Unione Sovietica – che invase il Paese il 17 settembre 1939 – si spartirono il territorio della Polonia.

 

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Immagine di copertina: Stazione radio di Gleiwitz da WikimediaPubblico dominio

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