La Germania vieta l’ingresso ai ragazzi au pair

Molte famiglie si ritrovano in situazioni scomode e sarebbero disposte a pagare pur di ricevere un au pair

Risale alla scorsa settimana la notizia: i ragazzi e le ragazze au pair non possono più entrare in Germania. La seconda ondata della pandemia da Covid-19 tocca da vicino anche la vita dei giovani, forse più di quella di chiunque altra categoria di persone anche se in modo diverso. Molti giovani, studenti e non, soprattutto dai 20 ai 30 anni, si sono visti bloccati i loro piani futuri a causa della crisi sanitaria mondiale. Molti di loro dovevano affrontare un Erasmus o una qualsiasi mobilità all’estero, altri dei corsi, dei master o un semplice colloquio di lavoro. Tutte queste occasioni durante il 2020 sono spesso andate in fumo viste le conseguenze dell’aumento dei contagi che incide sulle decisioni prese dal governo. Adesso parliamo dei ragazzi alla pari, spesso una salvezza per certe famiglie lavorando come babysitter (e facendo anche molto altro) e prendendosi cura dei figli.

La conseguenza è che molte famiglie tedesche non sanno a chi rivolgersi e come organizzarsi, visto il divieto per gli au pair di entrare nel paese.

Au pair: di cosa si tratta veramente?

Il concetto di “au pair” risale a qualche secolo fa, ma è soltanto recentemente che si è iniziato ad impiegare per designare questa realtà. I ragazzi o ragazze alla pari sono dei giovani che, invogliati dal fare nuove esperienze e immergersi in altre culture, si trasferiscono per un periodo di tempo di massimo 2 anni in una nuova famiglia. Diventando membri di questa famiglia, la aiutano in faccende di casa o nell’educazione dei figli. In cambio ricevono vitto, alloggio, del tempo libero e una ricompensa, tutto secondo un accordo con la famiglia stessa. Spesso si tratta di studenti che fanno questa esperienza alla fine delle scuole superiori, prima di iniziare la carriera universitaria. Si tratta dunque di un’esperienza preziosa che non è facile inserire negli anni di vita a seguire a causa delle esperienze lavorative e di studio.

“Sì” agli altri volontari ma “no” ai ragazzi alla pari.

Monica Supernok, vicepresidente dell’associazione au pair “Gütegemeinschaft Au pair” ha lanciato un appello alle forze politiche al riguardo. Mentre i partiti di opposizione sono d’accordo con la presidente, il governo tedesco si mostra ostile rispetto alla questione. Supernok ha quindi criticato esplicitamente la scelta del governo di non includere gli au pair tra i volontari ai quali è permessa l’entrata nel paese, visto che dovrebbero essere considerati come un’importante risorsa per i cittadini. Spesso, infatti, numerose famiglie approfittano di quest’occasione per far sì che entrambi i coniugi possano dedicarsi maggiormente alla vita professionale durante la giornata. Al di là dell’aspetto materiale, l’au pair è un’esperienza di vita richiesta sempre più da entrambe le parti: giovani e famiglie. Ciò che si crea è un rapporto che spesso dura per tutta la vita, un rapporto di rispetto ed aiuto reciproco, oltre che di scambio culturale e linguistico.

La corsa per gli ultimi ragazzi alla pari rimasti in Germania

È chiaro dunque il punto di vista della vicepresidente dell’associazione la quale ha scritto a diversi politici e ha lanciato una raccolta firme online che è stata mandata al Bundestag (il Parlamento tedesco) perché agisse in merito visti i problemi secondari a cui porta questa decisione politica. Numerosi sono stati infatti gli accordi, anche illegali, fatti con au pair già presenti nel territorio tedesco che vengono pagati o convinti a lasciare la loro famiglia da altre famiglie che ne hanno bisogno. Dall’altro lato, invece, molti cercano di entrare in Germania dalla Francia, visto che lì è ancora permesso il passaggio.

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Immagine di copertina: Pixabay – Licenza di Pixabay.

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