Armine Harutyunyan, la top model che partì da Berlino

Una semplice vacanza a Berlino è valsa la tanto ambita passerella di Gucci per la poco più che ventenne armena Armine Harutyunyan, ora iconica bellezza non convenzionale.

L’aspetto “non convenzionale” della modella Armine Harutyunyan, di origine armena, ha suscitato in Italia un dibattito a livello nazionale sugli standard di bellezza, il prototipo di modella ideale e il body shaming. Nonostante la modella sia apparsa più volte sulle passerelle di Gucci, sembra che la sua inclusione in una lista, rivelatasi inesistente, delle 100 modelle più sexy al mondo stilata dalla prestigiosa maison sia stata il catalizzatore delle improvvise attenzioni su Harutyunyan.

Chi è Armine Harutyunyan

Armine Harutyunyan è una modella armena di 23 anni e un volto familiare alle sfilate di Gucci guidate da Alessandro Michele. In origine una ragazza come tante, con l’ambizione di diventare un’esperta nelle arti visive e per questo si è data agli studi nel settore grafico. Ciò l’ha portata a laurearsi in Graphic Design presso lo Yerevan State Institute of Fine Arts and Theatre della capitale. Questa fu la sua prima tappa per l’entrata nel settore creativo locale, in cui cominciò ben presto a spiccare il suo talento come disegnatrice e illustratrice. L’arte si può definire quasi un vizio di famiglia, dal momento che anche suo nonno è il più celebrato pittore di Armenia ancora in vita: Khachatur Azizyan, uomo nato nel 1948, famoso per le sue opere di chiara influenza sovietica dall’uso dei colori decisi, che porgono richiami all’impressionismo.

Dal design a top model

La svolta di Armine verso le industrie del fashion si deve ad una sua vacanza trascorsa a Berlino, durante la quale viene notata da un talent scout alla ricerca di volti nuovi per le passerelle di Gucci. La sua indubbia fisicità slanciata, dalle modeste forme e da quella particolarità dei suoi lineamenti del viso ha permesso che ben presto nascesse un sodalizio professionale. Al riguardo il sito superbelle.it scrive “il mondo della moda ha un linguaggio molto diverso da quello di qualche decennio fa. Prima si reclutavano modelle in base alle misure e al carisma erotico che esprimevano. Oggi vale ciò che riescono a esprimere, seppure con tratti imperfetti. I direttori creativi sono proprio alla ricerca di soggetti da valorizzare nella loro “bruttezza”, per veicolare il messaggio che ogni donna merita un make-up che evidenzi lo sguardo, un abito chic anche se l’ovale è spigoloso e le sopracciglia folte ma curate”.

Tutto partí da Berlino

Eccola così sfilare nel 2019 per la presentazione della collezione Primavera / Estate 2020. Non è stata una scelta casuale, perché hanno visto in lei un’idea di donna “alternativa” da associare agli abiti provocatori ispirati ai poteri forti e alle camicie di forza che intrappolano la società contemporanea. Tutti capi che non sono stati venduti, ma solo usati come strumento di riflessione. Non è mancata la reazione del Web, con discutibili ondate di body shaming per criticare (talvolta in maniera molto offensiva) la giovane così apparentemente lontana da ciò che per anni hanno rappresentato Claudia Schiffer, Naomi Campbell e la nostra Carla Bruni. Un altro esempio di come Berlino sappia offrire opportunità talvolta inaspettate, come per la ricercatrice italo-albanese Sonia Kertalli.

 

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Foto di copertina: AhmadArdity / Pixabay

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