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La Germania limita l’uso di Zoom. Troppi dubbi sulla sua sicurezza

Il ministero degli Esteri tedesco limita il servizio di videochiamate Zoom: a rischio la sicurezza e la privacy degli utenti. Alex Stamos, ex capo della sicurezza di Facebook, è la risposta della compagnia al calo di utenti

Secondo quanto riferito da diversi media, il ministero degli Esteri tedesco ha limitato l’uso del servizio di videochiamata Zoom per problemi di sicurezza. Con la pandemia globale Covid19 e le restrizioni nei vari Paesi, negli ultimi tempi l’applicazione ha registrato un boom di utenti. Questo perché milioni di persone si sono trovate costrette a dover lavorare in smart working e milioni di studenti, di ogni ordine e grado, a frequentare lezioni da casa. Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Reuters e il quotidiano tedesco Handelsblatt, i funzionari del governo tedesco hanno limitato l’uso di Zoom a causa di una crittografia inadeguata e diversi “punti critici”. Negli ultimi 10 giorni si è infatti registrato un calo significativo di utenti. In risposta, Zoom Video Communications ha annunciato di aver assunto l’ex capo della sicurezza di Facebook, Alex Stamos, come consulente per migliorare la privacy e la sicurezza del loro servizio.

Il CEO di Zoom si scusa in diretta Youtube e spiega quali provvedimenti sono stati presi per far fronte allo “zoombombing”

In diretta su Youtube, il CEO di Zoom Eric Yuan si è scusato con gli utenti per una serie di mancanze di sicurezza nelle ultime settimane. Per più di due ore ha parlato con gli spettatori, spiegando i recenti aggiornamenti dell’azienda in merito alla privacy dei suoi utenti. “Chiaramente abbiamo molto lavoro da fare per garantire la sicurezza di tutti i nuovi utenti” – ha dichiarato Yuan – “ma quello che posso promettervi è che prendiamo queste questioni molto seriamente. Stiamo esaminando ogni singolo caso per risolvere il problema”. Il primo provvedimento è la sospensione per i prossimi 90 giorni delle funzionalità pianificate e una serie di modifiche volte a prevenire lo “zoombombing”.

Boom di piattaforme di video conferenze

I software di video conferenza da un lato hanno acquisito una maggiore popolarità a seguito delle restrizioni per il contenimento del Covid19. Dall’altro lato però sono esposti a maggiori minacce. Si tratta di false applicazioni contenenti per lo più adware, ma è alto il rischio che vengano compromesse anche privacy e cyber secutiry di normali applicazioni come Zoom. Sono circa 1.300 i file che circolano spacciandosi per applicazioni riconosciute come Zoom, Webex e Slack.  “Si tratta di installer che mostrano annunci o scaricano moduli adware. Questi software appaiono solitamente sui dispositivi degli utenti dopo essere stati scaricati da marketplace non ufficiali”, spiega Kaspersky, pioniere della sicurezza online. Questi software non vanno a danneggiare i file ma cercano di abusare dei nostri dati personali per far circolare pubblicità.

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