Il calcio a Berlino: perché è così amato l’Union?

Nel campionato tedesco, una squadra sta ribaltando, letteralmente, i pronostici di inizio stagione, che la vedevano condannata, nell’ipotesi migliore, ad una soffertissima lotta per non retrocedere: l’Union Berlin. La squadra capitolina, giunta in Bundesliga quest’anno dopo oltre cent’anni di storia condite da ben due rifondazioni quando in quel di Berlino esisteva ancora il muro, e l’Union stava ad Est, naviga in una zona di classifica estremamente tranquilla, a ben 9 punti di vantaggio dalla zona-retrocessione e tre lunghezze davanti ai più noti rivali cittadini dell’Hertha, contro i quali gli uomini di Urs Fischer hanno vinto il derby d’andata.

Union: una curva, da sempre, contro i poteri forti

Ed è proprio il tecnico elvetico, fautore negli scorsi anni degli ottimi risultati del Basilea, il principale protagonista di questo miracolo. Un tecnico navigato e pragmatico, che è riuscito a inculcare un aspetto tattico camaleontico agli Eisernen, contro i quali non è mai semplice avere vita facile. Ad eccezione di Borussia Dormtund e Lipsia, tutte le altre compagini del campionato, Bayern compreso, hanno patito le pene dell’inferno affrontando i capitolini, nonostante le previsioni contrarie di bookmakers e siti per giocare al casino online. Il giocatore di maggior fama è indubbiamente Neven Subotic, che militò nel Borussia Dortmund di Klopp formando una fortissima coppia difensiva centrale al fianco di Hummels.

Anche altri calciatori navigati, come Gentner e Ujah, sono arrivati durante l’estate per migliorare il tasso d’esperienza dell’Union, ma ad impressionare maggiormente sono stati giocatori come Andersson, Bulter e Gikiewicz, calciatori che hanno esibito una fame di successi e gloria maggiore di quella dei nomi più illustri.

D’altro canto, lo spirito che pervade i tifosi dell’Union è, da sempre, quello di andare controcorrente, di supportare le iniziative a favore dei più deboli contro i poteri forti. Un animus che alberga sin dai tempi della DDR, quando, sprezzanti del pericolo, gli Unioner esibivano striscioni e cantavano cori contro il regime in vigore all’epoca.

L’Union, di fatto, incarnava i sentimenti di moltissimi cittadini, lasciando libera le porte d’accesso del proprio stadio ai punk e agli studenti, arrivando ad ospitare, addirittura, gruppi di destra. Un aspetto, quest’ultimo, che cozza con quanto oggi, a livello di immaginario collettivo, viene associato ai berlinesi, visti, non a torto, come una tifoseria di sinistra. Non di quella estrema, però.

Spirito d’appartenenza: tratto fondante dell’essere un Unioner

Ma un valore, più di ogni altro, accomuna i tifosi biancorossi: lo spirito d’appartenenza. E la storia, in tal senso, è piena di casi che testimoniano come l’amore per la propria squadra sia a dir poco viscerale. Si pensi, ad esempio, a quanto avvenuto nel 2009, quando i tifosi, di fatto, acquistarono il proprio stadio, l’incantevole e suggestivo Alte Forsterei: oltre 4000 unioner, raccogliendo la bellezza di oltre 2,7 milioni di euro, comprarono le azioni appartenenti alla società proprietaria dell’impianto, consentendo ai berlinesi di diventare il primo club tedesco a possedere uno stadio ad azionariato popolare. Un sacrificio, all’epoca, indispensabile per dotare la squadra di un impianto proprio, in quanto la società, a quei tempi, non era strutturata come ora e non poteva permettersi il lusso di ristrutturare lo stadio.

Questo, però, è solo un esempio di quanto sia forte il legame fra l’Union e i propri supporters. Un altro fatto, avvenuto alla prima di campionato di questa stagione, ovvero all’esordio assoluto dei biancorossi in Bundesliga. In quella occasione, infatti, i tifosi presenti allo stadio hanno esibito, singolarmente, le fotografie ingigantite di altri supporters che, purtroppo, non hanno potuto essere presenti al gran debutto nella massima divisione tedesca, in quanto passati, forse, a miglior vita. Un momento toccante, mai visto prima nella storia del calcio tedesco. E non solo.

 

Immagine di copertina: Pixabay.com

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