I club di Berlino vogliono gli stessi diritti dei teatri d’opera. E così sopravvivere

I club berlinesi si ribellano e chiedono lo stesso status culturale dei teatri dell’opera (e non) per combattere la gentrificazione

I rinomati locali notturni della capitale tedesca, dopo aver chiesto al Parlamento protezione, sono sulla buona strada per ricevere lo stesso status culturale degli spazi teatrali. A causa della costruzione continua della città e delle lamentele di alcuni quartieri, molti club stanno chiudendo. Negli ultimi 10 anni sono circa 100 i club che hanno chiuso e altri 25 sono a rischio. Le chiusure continue sono diventate un fenomeno che ha preso il nome di clubsterben, morte del club. Il gruppo dedicato alla salvaguardia della vita notturna, Clubcommission, un collettivo di proprietari e sostenitori di club, dopo aver raccolto i dati sui club chiusi ha comunicato alla commissione del Bundestag che la costruzione, la vita e lo sviluppo urbano dei club musicali sono il cuore della città. E’ risaputo che il fenomeno del clubbing qui a Berlino svolge un ruolo vitale nella vita culturale di Berlino. Si stima che ogni anno circa 3 milioni di turisti raggiungano la capitale tedesca per visitare i suoi club. Nel 2019 i club hanno contribuito non poco ad incrementare l’economia del Paese. Axel Ballreich, presidente del gruppo Livekomm, un collettivo di 580 club di tutta la Germania, ha dichiarato a InfoRadio: “I club per legge sono considerati alla pari dei luoghi di intrattenimento come le sale da gioco – proprio quelle cose che la gente non vuole avere nel proprio quartiere. Vorremmo avere gli stessi diritti delle sale da concerto o dei teatri d’opera, il che ci darebbe una posizione completamente diversa”.

La gentrificazione spazza via le vecchie fabbriche e i magazzini di una volta

Molti dei club berlinesi sono ospitati in vecchie fabbriche, piscine abbandonate, magazzini in disuso, ex birrerie e rifugi antiaerei sotterranei. I locali hanno dato vita a questi luoghi ormai dimenticati dopo la data storica del 1989. La gentrificazione ha permesso ai promotori immobiliari di eliminare facilmente i club dal disegno urbano di Berlino. Inoltre, questi ultimi, sono ufficialmente classificati alla stregua dei bordelli e dei casinò. La crescita dell’edilizia abitativa e dei quartieri residenziali hanno portato all’aumento delle dispute tra i locali e i residenti che lamentano il “rumore” dei club. I principali sostenitori dell’iniziativa, che comprende proposte per un migliore isolamento dei club esistenti, sono i Verdi e Die Linke, con il tacito sostegno dei membri della Democrazia Cristiana e del FDP favorevole alle imprese. Essi spingono per una legge che riconosca i club come sedi culturali. Pamela Schobess, che gestisce il club berlinese Gretchen, ha detto al comitato che l’attuale classificazione come luoghi di intrattenimento “pende su di noi come la spada di Damocle”.

Un giusto compromesso: finestre più spesse e barriere anti-rumore

Jakob Turur, ex proprietario di un night club, ha affermato il rischio dei club di cadere vittima della “commercializzazione e del mainstreaming”. A causa delle varie chiusure si sta verificando il trasferimento di molti club ai margini della città, dove gli affitti dei locali sono ancora accessibili. Inoltre, è stata avanzata come proposta quella di rinforzare le finestre, di renderle più spesse e di salvaguardare con barriere anti-rumore i nuovi edifici. Questo potrebbe portare ad una pacifica convivenza tra i club e il vicinato. “Per noi è fondamentale avere un posto nei libri di legge e nel regolamento edilizio”, ha detto Axel Ballreich. “Non può essere che i club siano spinti ai margini esterni delle città. Così perderanno la loro diversità”. “Speriamo di riuscire a convincere i politici che la cultura del club è importante, nella speranza di avere una comunicazione creativa a lungo termine con loro”.

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Immagine di copertina: Pixabay

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