Germania vs mafia libanese. Al via il processo: il rapper Bushido sotto protezione

Nordreno-Vestfalia, hotspot di clan libanesi: Bushido testimone nel caso di Abou-Chaker

Il Nordreno-Vestfalia è teatro di uno dei casi più seguiti negli ultimi tempi. La causa è contro il clan libanese capeggiato da Abou-Chaker. A rendere l’episodio al centro della stampa mondiale è il coinvolgimento del rapper Bushido. Di origini tunisine e pseudonimo di Anis Ferchichi, Bushido partecipa ai processi come testimone e parte lesa contro Abou-Chaker e tre dei suoi fratelli. Per questo, dal 2018 vive sotto protezione della polizia. Pagamenti indesiderati, trattative illegali e coercizione sono le accuse contro Abou-Chaker. Il quarantaquattrenne, infatti, è considerato capo indiscusso di un clan mafioso di immigrati libanesi. Bushido, si legge nella Deutsche Welle, aveva strette relazioni d’affari con Abou-Chaker. Ben presto, però, il business si è trasformato in una vera e propria schiavitù. Alla decisione di interrompere l’affare, testimonia Bushido, il clan ha reagito con minacce e intimidazioni. Bushido versava al clan il 30% del suo guadagno attraverso la musica. Col passare del tempo circa 9 milioni di euro finiscono nelle tasche di Abou-Chaker e dei suoi fratelli.

Bushido si è ritrovato in trappola

Tagliare i ponti non è stato per nulla semplice. Tra il clan di Abou-Chaker e il rapper c’è molto di più, scrive il Suddeutschezeitung. Amicizia, rispetto e assidua collaborazione. Dalle ricostruzioni di Bushido emergono uscite a due al Kreuzberger Café, aftershow, feste e anche semplici chiacchierate. Non mancano intime feste familiari e viaggi insieme alle Seychelles. Dal 2011, però, la musica cambia. Abou-Chaker ha sempre avuto l’ultima parola. Bushido denuncia dominio totale su diritti ed eredità. Nel 2015 viene proposto un testamento secondo il diritto islamico per “avanzare pretese e diritti anche dopo la morte”. Dalla difesa della controparte, poche parole: per ora si ascolteranno attentamente le versioni. A differenza dei vari episodi di criminalità organizzata e mafia, la star Bushido s’impegna a testimoniare pubblicamente contro l’imputato. Evento piuttosto raro in questi processi. Secondo l’esperienza del Procuratore generale Ralph Knispel, infatti, è molto più facile che i testimoni ritirino le proprie versioni o decidano di non testimoniare più. Le preziose dichiarazioni e informazioni a volte vengono ritirate o non più riportate durante i processi. Seguendo il caso, il Senatore socialdemocratico Tom Schreiber sottolinea l’incredibile flusso di denaro dell’industria musicale del rap.

Cause, responsabilità e giustizia parallela: i mille volti della criminalità organizzata

Nonostante i 250 uomini, il clan di Abou-Chaker non è nemmeno tra i più estesi. Sono numerosissime le famiglie mafiose di origine araba nel mirino della polizia. I 500 membri della famiglia Remmo, riporta la Deutsche Welle, sono alcuni dei più temuti. Tra i colpi più spettacolari, il furto di una moneta d’oro di un quintale dal museo Bode di Berlino. L’esperto Thomas Jungbluth, alla direzione del dipartimento Criminalità Organizzata presso l’ufficio statale di Criminalità (LKA), sottolinea l’importanza della legge del più forte e valori patriarcali. Preoccupanti i dati emersi nel report sulla criminalità organizzata in Nordreno-Vestfalia, presentato da Jungbluth e Reul. Solo nel 2019 si contano ben 111 gruppi criminali attivi. 3800 i sospetti responsabili di circa 6000 crimini. La Conferenza sulla Sicurezza della Ruhr è una misura prevista dalle autorità centrali per contrastare la criminalità organizzata. L’obiettivo, spiega Jungbluth, è quello di una massiccia attività di controllo, identificazione e persecuzione dei crimini. La cooperazione tra varie figure professionali è il mezzo. Autorità regolatrici locali, unità registrazione per stranieri, autorità fiscali e corpi di polizia sono chiamati a condividere abilità ed esperienze. Tuttavia, individuare i responsabili di questi fenomeni è molto difficile. Il socialdemocratico Tom Schreiber punta il dito alle politiche d’accoglienza degli anni ’70 e ’80. La scarsa integrazione nel mercato del lavoro ha spinto diverse generazioni di migranti alla criminalità. Per il sindaco di Essen, invece, la ristretta capacità d’intervento delle autorità locali nelle politiche d’accoglienza è scoraggiante. Kufen, infine, la mancanza di uno status legale non è pretesto per la criminalità.

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Immagine di copertina: Pixabay

 

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