Come l’ex città della DDR Chemnitz è diventata la capitale europea della metanfetamina

Uno studio sui residui di droga nelle fognature delle città europee rivela che Chemnitz è la città numero uno nel consumo delle metanfetamine nel 2017. Ecco i dettagli dello studio

Per ottenere dati giornalieri sui residui di farmaci, l’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze esamina dal 2011 le acque reflue delle città europee. Chemnitz ha partecipato per la prima volta nel 2017 e ha subito conquistato il primo posto per la presenza di metanfetamina. Infatti, ricercatori hanno trovato una media di circa 241 mg per 1000 abitanti al giorno. Erfurt (211), Budweis (200), Brno (186) e Dresda (180) rappresentano le altre posizioni al vertice della classifica. Dallo studio si evince, inoltre una divisione sostanziale tra le città all’interno e all’esterno dell’ex blocco orientale. Un’altra anomalia riguarda le tempistiche: i residui di MDMA e cocaina aumentano soprattutto verso il fine settimana. La metanfetamina è invece costante o, almeno a Chemnitz, rilevabile con un picco a metà settimana.

La storia delle droghe in Germania

La riunificazione della Germania ha provocato un crollo demografico negli Stati della Germania dell’Est, i cui effetti si fanno sentire ancora oggi.  Si sa molto poco sulla portata di questo problema e non è stato quasi riconosciuto dalla classe politica e dalla società nel suo complesso. Lo smantellamento dell’industria, lo spopolamento e la scomparsa delle strutture sociali, la disoccupazione, i licenziamenti e la povertà divennero nuovi fattori che influenzarono la malattia, la mortalità e l’abuso di sostanze. Mentre il consumo di alcol ha portato le persone alla dipendenza nella Germania orientale, nella Germania occidentale più persone hanno iniziato a dedicarsi alle droghe. «Negli anni ’70 e ’80 il problema dell’abuso di droga è diventato sempre più grave nella Repubblica Federale Tedesca. All’inizio degli anni Ottanta c’erano più tossicodipendenti in prigione che in terapia riabilitativa» afferma l’antropologo culturale e sociale Axel Timmermann.

Il caso di Chemnitz

La situazione è fondamentalmente diversa 20 anni dopo. A partire dagli anni 2000, Chemnitz è diventata la capitale europea delle metanfetamine. Da un lato, questa constatazione è incompatibile con i precedenti rapporti ufficiali sull’uso di droghe, dall’altro smentisce una drastica trasformazione sociale in seguito alle “riforme” neoliberali avvenute dopo il 1990. A Chemnitz, l’entità della distruzione di quella che una volta era la più grande regione industriale della Germania dell’Est attraverso la politica di liquidazione della Treuhand (l’agenzia incaricata di privatizzare l’industria della Germania dell’Est) è particolarmente grande. L’annientamento sistematico dei posti di lavoro ha portato alla disoccupazione di massa. Come molte altre città e siti industriali della DDR, Chemnitz si è trasformata da un forte centro industriale in una città dei servizi e del turismo, in cui licenziamenti e disoccupazione sono all’ordine del giorno.

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Immagine di copertina: Flickr

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