Angela Davis Bundesarchiv, Bild 183-M0804-0717 CC-BY-SA 3.0 https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Bundesarchiv_Bild_183-M0804-0717,_Berlin,_10._Weltfestspiel,_Demonstration,_Ehrentrib%C3%BCne.jpg?fbclid=IwAR3c1V3Gy_NJDnTyHVV92zOsG0Am6Wk4RSuX3cJHRBwVT4LkEP2jOC6zpFw

Come e perché l’attivista afroamericana Angela Davis divenne un’icona nella DDR

L’attivista Angela Davis negli Stati Uniti era considerata una terrorista  ma nella DDR, per molti, diventò una vera e propria icona

La Davis nacque nel 1944 a Birmingham, in Alabama, dove visse sulla sua pelle la persecuzione razziale degli Stati del Sud. Si trasferì giovanissima nella più liberale New York dove frequentò le scuole. Sin da giovanissima si appassionò e studiò la storia del Socialismo e del Comunismo, una passione che la portò a militare nel gruppo dei Giovani Comunisti. Studiò all’Università del Massachussets per poi trasferirsi prima in Francia, a Parigi e successivamente a Francoforte. In Germania ebbe l’occasione di frequentare le lezioni del filosofo e politologo Herbert Marcuse autore del celebre L’uomo a una dimensione. Nell’opera l’autore puntava il dito contro la moderna società industriale e capitalista, colpevole di ridurre l’uomo al semplice ruolo di consumatore di merci. Dopo la sua permanenza in Europa tornò negli Stati Uniti, in California dove continuò la sua attività di lotta politica aderendo allo Student Nonviolent Coordinating Committee, il comitato di coordinamento della lotta non violenta degli studenti. Successivamente entrò a far parte del movimento delle Black Panthers. Dopo l’assassinio di Martin Luther King, il 4 aprile 1968, aderì al Partito Comunista, una militanza che le precluse la possibilità di insegnare all’Università di Los Angeles

Angela Davis, le accuse di terrorismo

Dopo essersi unita alle Black Panthers ci fu un episodio che cambiò la sua vita e che la rese nota anche al di fuori degli Stati Uniti. Nel 1970 alcuni membri delle Black Panthers irruppero armati in un’aula di tribunale chiedendo la liberazione di alcuni loro compagni. Nel blitz persero la vita uno degli attentatori, due detenuti e il giudice che presiedeva il processo. Nonostante la Davis non prese parte all’azione, fu comunque accusata di rapimento e omicidio poiché le armi usate erano intestate a suo nome e, secondo la legge della California era tanto responsabile quanto chi premette il grilletto. Fu quindi arrestata e processata e condannata a trascorrere 16 mesi in prigione.

Angela Davis divenne un’ icona mondiale e particolarmente famosa nella Germania dell’Est idolatrata dai leader del Partito Comunista che la volevano usare per avvicinarsi ai giovani

In tribunale la Davis condusse da sola e con efficacia la sua difesa. L’eloquenza e la passione con cui esprimeva le sue idee attirarono l’attenzione di tutto il mondo rendendola un’icona femminile, impegnata nella difesa dei diritti civili e delle donne. Il nome della donna era noto a tutti i giovani della DDR, questo dopo una campagna gestita dallo Stato che chiedeva libertà per Angela Davis. I leader comunisti dell’epoca osservavano con egoistico interesse l’attività della Davis poichè era una figura che poteva permettere al Partito di riavvicinarsi ai giovani. Un aspetto che ha spiegato Kata Krasznahorkai, studiosa del Movimento Black Power nell’Europa dell’Est presso il Dipartimento di studi slavi dell’Università di Zurigo. Secondo la Krasznahorkai «Erich Honecher (leader della DDR dal 1976 al 1989 n.d.r.) sapeva che (…) con la sua mancanza di carisma, non era esattamente adatto per apparire in un poster ed essere appeso nelle camere da letto dei giovani. Per entrare in contatto con loro, aveva bisogno di questa figura culturale popolare dalla sua parte, ed è per questo che la campagna per il rilascio di Angela Davis è arrivata proprio al momento giusto. Aveva un disperato bisogno di questa immagine di sé stesso che stringeva la mano a questa donna nera per diversi motivi: primo, per rimanere al potere e, secondo, per il riconoscimento dell’importanza nel mondo della nazione da lui guidata».

La Davis ha sfruttato la sua fama mondiale per esportare il suo impegno contro il dilagante razzismo negli Stati Uniti. Nel discorso tenuto in Germania dell’Est intitolato “Non solo la mia vittoria”, ha espresso tutta la sua stima verso la Germania dell’Est e all’Unione Sovietica per aver denunciato il razzismo in America, sradicando finalmente quella falsa immagine di difensori della democrazia che si erano creati gli americani.

 

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immagine di copertina: Angela Davis Foto di Dieter Demme Bundesarchiv, Bild 183-M0804-0717 CC-BY-SA 3.0

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