Berlino, insegnante di 38 anni in una scuola di Kreuzberg muore di Coronavirus

Giovane insegnante di Berlino muore dopo aver contratto il Coronavirus. Messaggi di cordoglio ma anche tanta rabbia

Soydan Arslan, era un giovane insegnante di Berlino di soli 38 anni. Un grande amante del suo lavoro e padre di famiglia. Dopo una lunga lotta contro l’infezione da Coronavirus si è spento in ospedale il 17 dicembre.

Soydan era molto conosciuto e ben voluto. Insegnava tedesco, turco ed etica dal 2016 nella Carl-von-Ossietzky-Schule, nel distretto di Kreuzberg,. Parenti, amici, alunni e colleghi sono rimasti scioccati e sono pieni di dolore per la sua scomparsa. Non sono mancati i messaggi di cordoglio da parte della comunità scolastica. Ma in molti hanno anche espresso rabbia nei confronti di chi detiene il potere politico.

Per molti la morte di Soydan è dovuta alla triste politica che il Governo tedesco ha intrapreso nell’ambito scolastico. Infatti, durante tutto il periodo di pandemia, le scuole sono rimaste aperte (a meno che non ci fossero casi di positività). Questo ha contribuito a diffondere il contagio su larga scala, colpendo una grande fascia della popolazione.

La vicenda di Soydan Arslan: messaggi di cordoglio, ma anche tanta rabbia

Soydan lavorava presso la Carl-von-Ossietzky-Schule,  dove ha contratto il Coronavirus. Si era messo in quarantena il 10 novembre, dopo che alcuni alunni di una classe della scuola erano risultati positivi. Tuttavia, cinque giorni dopo le sue condizioni si sono aggravate ed è stato necessario il ricovero ospedaliero. Dopo 32 giorni di lotta contro il Coronavirus, si è spento nella clinica tedesca.

Soydan era ben voluto da tutti, la comunità scolastica è distrutta. Ci sono stati molti messaggi di cordoglio e nella scuola è stato allestito un angolo con un Libro della Memoria in suo onore.

Sul sito della scuola si può leggere un tributo al professore: «Siamo incredibilmente tristi per la perdita del nostro stimato collega Soydan Arslan. Non dimenticheremo mai la sua gioia di vivere, il suo umorismo e il suo impegno educativo. Le nostre condoglianze vanno alla sua famiglia. La comunità scolastica della Carl-von-Ossietzky-Schule».

Molti hanno espresso rabbia nei confronti di chi detiene il potere politico. «Questo non è solo triste. Questo è uno scandalo. La mancanza di diligenza da parte dei datori di lavoro qui ha delle colpe», ha scritto Swifts su Twitter. «Niente mascherine Ffp2, niente didattica a distanza, niente lezioni separate, niente filtri per il ricambio dell’aria … Niente. Riesci ancora a dormire, Ministro della Cultura?»

Gökhan Akgün, presidente del sindacato dell’istruzione (GEW) del distretto di Friedrichshain-Kreuzberg, ha attribuito la colpa della morte dell’insegnate all’obbligo della didattica in presenza.


Il decesso di Soydan ha lanciato l’allarme sulla pericolosità della didattica in presenza, che non è stata interrotta fino al 16 dicembre

La morte di Soydan non è un caso isolato. Fino al 3 dicembre, 364 insegnanti ed educatori erano stati ricoverati negli ospedali. Solo questa settimana, secondo l’Istituto Robert Koch sono morti tre insegnanti. Il biologo Jörg Scholl ha dichiarato che questa situazione si sarebbe potuta prevenire. Il Governo ha preferito salvare l’economia piuttosto che le persone.

Il tragico evento che ha coinvolto Soydan ha suscitato molta indignazione. Si discute sul ruolo svolto dal Senato e dalla politica adottata circa la questione dell’istruzione. In molti si schierano contro la prassi adottata in Germania dall’inizio della pandemia. Infatti, nei Lander tedeschi i bambini e i ragazzi sono andati a scuola ininterrottamente. Solo con le nuove regole, in vigore dal 16 dicembre al 10 gennaio, il governo tedesco ha deciso di chiudere tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Nella Renania settentrionale-Vestfalia (NRW), il tasso di incidenza del Coronavirus tra i professori è stato recentemente calcolato sulla base dei dati del Ministero dell’Istruzione. Il risultato dimostra che gli insegnanti corrono un rischio molto più alto di contrarre l’infezione rispetto alla media. Anche altri studi internazionali, condotti ad esempio in Gran Bretagna, hanno ottenuto simili risultati.

Sono molti coloro che esprimono la propria rabbia e le propria indignazione contro l’operato del Senato. Tom Erdmann, capo berlinese del GEW, ha affermato che il Ministero dell’istruzione non ha saputo cogliere la reale entità dei problemi. «Il Senato non può perseguire solo l’obiettivo politico della didattica in presenza», ha affermato.

Anche Florian Kluckert, esperto di educazione del FDP, ha preso le distanze dall’operato del governo. Kluckert ha affermato che se il Senato non è ancora in grado di controllare regolarmente l’andamento dei contagi nelle scuole attraverso i test, tenere le scuole aperte regolarmente diventa un atteggiamento molto irresponsabile.

Al contrario, Martin Klesmann, portavoce dell’amministrazione scolastica, ha affermato che definire il luogo in cui avviene il contagio è pura speculazione. Inoltre, dichiara che «è molto discutibile alimentare la richiesta di insegnamento ibrido attraverso i social media subito dopo una notizia di decesso».

Ma Akgün non ci sta. «Vogliamo che il Senato smetta di dichiarare che il rischio di contagio nelle scuole è molto basso», ha affermato. «In qualità di datore di lavoro, il Senato deve garantire a studenti e docenti di operare in condizioni di sicurezza, adottando tutte le misure necessarie», queste le sue parole.

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